Come e quando venne inventata l'anestesia?

Il cavadenti - Tiepolo
La nascita dell’ANESTESIA: la prima rivoluzione in chirurgia

Il controllo del dolore provocato da un atto chirurgico ha limitato per diversi secoli l’attuazione pratica della chirurgia. Molte malattie erano già ben note, ma quasi nessuno si sottoponeva volontariamente al supplizio di un intervento chirurgico senza anestesia.
Dalle nostre letture d’infanzia ricordiamo “Le mie prigioni” di Silvio Pellico (1789-1854), intellettuale piemontese imprigionato dall’Impero Austriaco nella fortezza dello Spielberg  (attuale Repubblica Ceca) solo per aver espresso critiche al governo. Uno degli episodi più toccanti di questo bel libro riguarda la descrizione dell’amputazione della gamba subita da Piero Maroncelli (1795-1846), patriota romagnolo, scrittore e musicista, arrestato insieme a Pellico in una villa sul lago di Como dagli Austriaci nel 1820 per attività sediziosa. Ovviamente l’intervento venne praticato senza anestesia. Al poveretto venne dato un bicchiere di grappa prima dell’intervento e una striscia di cuoio da mordere. Al termine della tortura Maroncelli donò al chirurgo l’unica cosa che possedeva, una rosa, per mostrare la propria gratitudine per la sua rapidità.

Che cosa sono gli haiku?

Forse in una primavera della seconda metà del seicento durante “un camminare” il poeta nipponico Bashÿ si fermò a contemplare un ramo di ciliegio fiorito.
Non che non ne avesse mai guardato uno, ma quel giorno la minuta perfezione dei petali fragili, il colore puro sullo sfondo verde di una campagna dai dolci rilievi gli provocarono un’emozione, uno stupore così inatteso e pungente da spingerlo a fermare con la scrittura la percezione di una gioia breve  e intensa, magari anche un po’ dolorosa, come una stilettata che necessitava di un balsamo, una cura.
Forse in quel momento diede alla luce il suo primo haiku .
Forse…

L’haiku è una semplice costruzione poetica, fatta di soli tre versi, ed ha queste caratteristiche:
• il primo e il terzo verso sono costituiti da cinque sillabe;
• il verso centrale da sette.
• il tema ricorrente è la natura nel succedersi delle quattro stagioni e nel suo rivelarsi nella vita di ogni creatura.
• lo stile è essenziale e non necessita di ricercatezze lessicali.

Pseudonimi ed eteronimi, che cosa sono

Gli pseudonimi nacquero in tempi antichi dall’esigenza di letterati ed intellettuali di celare la propria identità. La parola deriva dal greco (pseudès = falso, ònoma = nome).
Un particolare tipo di pseudonimo è il nome d’arte, introdotto in tempi moderni per permettere ad artisti e uomini di spettacolo di presentarsi al grande pubblico con un nome più bello o più semplice da ricordare rispetto al nome anagrafico.
Per tutt’altre ragioni, il poeta portoghese Fernando Pessoa inventò gli eteronimi (dal greco: èteros = altro, ònoma = nome), personaggi immaginari a cui Pessoa attribuì alcune delle proprie opere.
Pessoa inventò, inconsapevolmente, il suo primo eteronimo all’età di sei anni, quando, fingendo di essere un tale Chevalier de Pas, scriveva lettere indirizzate a se stesso.
In età matura, recuperò e sistematizzò l’intuizione fantasiosa dell’infanzia: creò vari personaggi (Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares ed altri di minore rilevanza), ognuno con biografia, personalità, stile di vita e stile letterario propri, ed ognuno differentemente caratterizzato.
Pessoa produceva le sue opere e poteva, di volta in volta, firmarle col proprio nome oppure attribuirle, nella finzione letteraria, a qualche suo eteronimo. 

Sonnoterapia e campi di applicazione

La terapia del sonno può offrire buoni risultati in situazioni molto diverse tra loro, come le malattie psicosomatiche, gli stati maniacali, l’isteria, le nevrosi(1), la malinconia accompagnata da agitazione, le tossicomanie. In base a ricerche svolte, tendono a migliorare più le nevrosi che le psicosi(2); in particolare sono stati ottenuti risultati positivi intervenendo nei processi nevrotici e psicosomatici durante le crisi di scompenso e nelle nevrosi reattive. 
La scuola di Pavlov(3) applicò la cura del sonno a disturbi come la colite ulcerosa e l’ipertensione arteriosa di origine psicosomatica. Altri studiosi come Charcot(4) pubblicarono lavori scientifici sul potere curativo del sonno ipnotico prolungato: i casi trattati prevedevano un sonno indotto mediante ipnosi e non attraverso farmaci. 
Il sonno prolungato è stato utilizzato anche in tempi più recenti. Lo psichiatra Klaesi(5) si avvalse di questa tecnica per interrompere, in pazienti definiti “psicotici agitati”, il perpetuarsi di un’alternanza di agitazione ed esaurimento.

Correlazioni tra cervello e intestino nell'autismo

In uno degli ultimi Congressi della SIPNEI il dott. Dario Siniscalco  (Seconda Università di Napoli, dipartimento di Medicina Sperimentale) che si occupa di bambini con autismo, nel suo brillante intervento, ha aperto un varco che offre una concreta speranza a chi soffre di questa patologia. 
Il dott. Siniscalco ha spiegato che si sta facendo sempre più strada la correlazione tra patologie dell'intestino e problematiche relative allo spettro autistico. 
Vediamo come medici e studiosi sono giunti a queste convinzioni, che fino a poco tempo fa erano solo supposizioni.

Innanzi tutto va detto che l'intestino è il primo organo a formarsi. Viene chiamato anche "secondo cervello" per la stretta correlazione con esso.
La superficie della membrana dell'intestino che, se venisse svolta occuperebbe un intero campo da tennis, ha una funzione di barriera. In alcuni casi però questa barriera ha delle falle, e di conseguenza si possono innescare particolari disturbi.
Quando la barriera non funziona come dovrebbe, lascia passare alcuni peptidi che scatenano una risposta anticorpale che poi genera a cascata una serie di eventi infiammatori.
Nella gran parte dei bambini con autismo, si è evidenziata una comorbidità con patologie intestinali, a causa di questa barriera che risulta alterata.

Intervenendo sulla alimentazione, prescrivendo a questi bambini una dieta senza glutine e senza caseina, sono scomparsi i problemi intestinali e via via si è attenuata anche la sintomatologia portata dall'autismo, con netti miglioramenti sugli aspetti cognitivi e comportamentali.
Questi miglioramenti si sono avuti su circa l'80% dei bambini presi in esame. Più si interviene in età precoce e migliori sono le possibilità di recupero.
Per comprendere il problema è importante fare altre considerazioni.

I bambini con autismo oggi in Italia sono 1 su 150 bambini neurotipici. 
In America il rapporto è di 1 su 68.
La crescita è senza dubbio esponenziale e se non si riuscirà a intervenire presto le cose peggioreranno ulteriormente.


Patch Adams e la clownterapia

Il medico Patch Adams sposò l’idea di poter aiutare i pazienti con le risate e portò i clown in corsia per affiancare alle classiche cure, la clownterapia. Ecco che la terapia del sorriso entra a far parte delle terapie dolci, confermandoci il vecchio proverbio “il riso fa buon sangue”.

La risata rappresenta da sempre una forma di difesa, spesso inconsapevole, per superare la drammaticità di certe situazioni e scongiurare complicazioni psico-fisiche. 

Molte persone reagiscono a situazioni tristi e difficili, ridendo in modo apparentemente ingiustificato, ma questo rappresenta in certi casi una modalità per ristabilire nel cervello una condizione biochimica necessaria al mantenimento delle funzionalità fisiche, quindi è un modo alternativo per ripristinare nel corpo una sorta di equilibrio reagendo al dolore con risate che agli occhi degli altri potrebbero risultare fuori luogo. 

Un genitore che conoscere le problematiche del figlio e un insegnante preparato sapranno valutare e comprendere quando si verificano situazioni in cui i bambini reagiscono allo stress o alla tristezza con risate nervose, necessarie al loro corpo per ripristinare i livelli di endorfina.

Differenza tra racconto e novella

La novella è una narrazione breve con personaggi umani (a differenza della favola) e con contenuti verosimili (a differenza della fiaba).

Secondo alcuni, non vi è una sostanziale differenza tra racconto e novella. 
La differenza è dovuta alla prevalenza dell’uso di un termine o dell’altro secondo l’epoca storica. In fatti in Italia, a partire dall’Ottocento, si diffuse l’uso del termine racconto in riferimento a quel genere che prima era stato definito novella.

In realtà pare più corretto ritenere che la novella abbia una sua precisa connotazione. Essa ha origini molto antiche e in origine si diffuse oralmente. Si stima che le sue origini siano anteriori all'anno Mille, epoca in cui non esistevano vere e proprie forme di scrittura. Inizialmente la novella parlava della vita dei Santi, ma a partire dal Duecento, grazie a Boccaccio, questo genere acquisirà altre caratteristiche, assumendo un ruolo educativo e dovendo anche provvedere al dialetto. Il Decameron boccaccesco rappresenta l'esempio di questo cambiamento.

Successivamente la novella si arricchirà di altri aspetti, come la sua caratteristica di indagare sulla coscienza. Essa non racconta storie situate in luoghi geografici ben precisi, opera una critica della contemporaneità. Lo scrittore italiano di novelle, per eccellenza, è Luigi Pirandello. 
Non dimentichiamo tuttavia Grazia Deledda, Giovanni Verga, Italo Svevo, Italo Calvino, Dino Buzzati, Piero Chira, Carlo Cassola, e molti altri.
Un'altra differenza è che la novella fa sempre riferimento alla vita reale, mentre il racconto è una narrazione che può avere sia un contenuto realistico ma anche fantastico. Inoltre la novella è più lunga del racconto, avendo generalmente la lunghezza di un romanzo breve.

Il fattore tempo nel romanzo psicologico

Nel romanzo psicologico si assiste a una notevole espansione del tempo delle riflessioni rispetto al tempo della storia: è presente uno spaccato dei pensieri del protagonista.
Infatti i romanzi e i racconti psicologici possiedono una tendenza spiccata a privilegiare l’analisi della vita interiore dei personaggi rispetto alla narrazione di accadimenti e azioni. Gli stati d’animo, i moti interiori, le emozioni e le riflessioni del protagonista divengono il fulcro della narrazione. 
Proprio questa tendenza all’analisi della vita interiore comporta una diversa trattazione del tempo: infatti il tempo della storia può essere breve e il tempo del racconto molto lungo.

I diversi generi del romanzo

Il romanzo si distingue dal racconto per la lunghezza e anche per la maggiore complessità, quindi tempi più lunghi, vicende e ambienti più dettagliati, maggior numero di personaggi. Tuttavia esistono romanzi brevi, così come esistono racconti lunghi.

Il romanzo, in base alle caratteristiche distintive che si rilevano al suo interno, può essere classificato in diversi generi e anche sottogeneri.
- Romanzo psicologico quando emerge in primo piano l’individuo, le sue emozioni e sentimenti, le sue passioni e contraddizioni.
- Romanzo a sfondo sociale se si tratteggia la vita dei ceti sociali economicamente svantaggiati o si denunciano situazioni di sopruso e pregiudizio.
- Romanzo di analisi che mette in mostra tutte le sfaccettature del sentimento e le pulsioni dell’inconscio.
- Romanzo di ambiente e di costume se si descrivono comportamenti di gruppi sociali e di individui che li rappresentano.
- Romanzo storico se la vicenda si svolge in un periodo storico ben definito e importante per lo svolgimento dei fatti.
- Romanzo epistolare quando le vicende dei personaggi sono trasmesse con l’espediente del carteggio epistolare.
- Romanzo in forma di diario quando le vicende dei personaggi sono trasmesse con l’espediente del diario.
- Romanzo di formazione quando l’attenzione è rivolta alla evoluzione del personaggio verso la maturità e l’età adulta.
- Romanzo didattico quando il romanzo è un pretesto per impartire insegnamenti.

L'importanza della narrazione e il suo potere terapeutico


La narrazione è fondamentale a livello individuale e culturale. L'essere umano ha una predisposizione particolare nell'organizzare l'esperienza in forma narrativa. L'esigenza narrativa risponde al bisogno di ricostruire la realtà, analizzandola e restituendole un preciso significato. Ogni individuo sente il bisogno di definirsi come parte di un contesto più ampio, dandosi scopi e intenzionalità. Gli avvenimenti della vita vengono ricostruiti in maniera tale che siano in linea con questa immagine di sé.
L'importanza della narrazione ha portato autori e studiosi a conferire determinate regole al testo narrativo. È possibile individuare in ogni testo narrativo alcune strutture di base che assolvono a determinate funzioni, in modo da essere facilmente comprese e da offrire una piacevole scorrevolezza e fluidità. Ogni storia viene contestualizzata nella parte iniziale descrivendone l'ambiente e collocandola in un determinato spazio-temporale.

Psicologia della Gestalt

Il pensiero Gestaltico nasce dalle idee di Fritz Perls che sono state poi elaborate e sintetizzate dalla moglie Laura e dallo scrittore Goodman, oltre che dai sostenitori della Psicologia della Gestalt delle generazioni venute dopo.
L’approccio gestaltico si ispira ai concetti sulla percezione, che dimostrano come l’uomo organizzi gli elementi in insiemi attraverso il processo percettivo. Gli elementi non sono percepiti come distinti e scollegati tra loro, ma vanno visti come un insieme.
Secondo Perls l’apparato psichico funziona nello stesso modo, non è quindi possibile spiegare le proprietà di un sistema attraverso gli elementi che lo compongono, ma il tutto va analizzato nella sua totalità che comprende la mente e il corpo, l’immaginazione e il movimento, i pensieri ed i sentimenti.
In tutto questo gioca un ruolo fondamentale l’omeostasi. Essa consiste nel processo di autoregolazione che governa le funzioni vitali dei vari apparati che costituiscono l’organismo umano.
L’organismo si trova costantemente sottoposto a un’oscillazione tra equilibrio e squilibrio, in quanto ogni bisogno va a scuotere l’equilibrio di base e di bisogni ne abbiamo costantemente. Quando il processo omeostatico fallisce, quando la persona non riconosce i propri bisogni o non è in grado di soddisfarli, si infrange l’equilibrio e la persona si trova a vivere un profondo conflitto interiore.
Ma qual è il bisogno principale?

La terapia che usa la voce per liberare la mente e allontanare lo stress


Le logoterapie e le tecniche di educazione alla parola e al canto talvolta si sono dimostrate non risolutive. Infatti, non è sempre possibile rimuovere certi impedimenti psicofisici alla corretta emissione del suono vocale mediante esercitazioni circoscritte all’apparato orale e respiratorio.
Da una osservazione casuale Francesca Romano ha intuito la soluzione teorica alle problematiche legate alla parola e al canto, e ha messo a punto alcune pratiche innovative ed efficaci per utilizzare appieno le potenzialità del corpo, cassa di risonanza della voce umana.

Ha scoperto che il limite dei metodi tradizionali risiede nell’impostazione di partenza: imporre con costante sforzo di volontà le tecniche di perfezionamento. E prova l’esatto contrario: la sonorità fisica, liberata da contrazioni e costrizioni, può esprimere appieno tutte le sue potenzialità. Non educare il corpo, lasciare invece che esso liberi la mente.