Proviamo
a rispondere escludendo le attività legate alle esigenze fisiologiche
che rappresentano i bisogni primari (quelli si trovano alla base della
piramide ideata dallo psicologo Abraham Maslow).
Quindi escludiamo il piacere di fare una bella dormita quando abbiamo sonno, o una bella mangiata quando abbiamo ha fame.
Secondo gli studi di psicologia evolutiva (Jean Piaget), fin da quando si è bambini il gioco più bello e gratificante è quello di realizzare qualcosa.
Pensiamo
ai giochi legati alle costruzioni, in particolare quelli dove si è
liberi di creare. L’attività di costruire, in maniera libera seguendo la
propria inventiva, soddisfa il bisogno di spontaneità, legato alla
auto-realizzazione che sta al vertice della piramide di Maslow.
Crescendo, il piacere si lega anche alla possibilità di risolvere un enigma, di superare un ostacolo o di svelare un mistero.
Infatti,
bambini e adulti sono attratti da storie in cui il protagonista
affronta un problema, combatte e supera una situazione difficile, o
comprende qualcosa che lo stava tormentando, per esempio svela un
imbroglio... Questo migliora il senso di autoefficacia (così come ci
spiega Albert Bandura), contribuisce a rafforzare le life skills e l’autostima.
È
importante guidare figli e allievi verso attività utili, che non
servano semplicemente a riempire il tempo, ma che infondano una
gratificazione profonda e che possano contribuire ad un’autentica
maturazione sviluppando altresì buone capacità di problem solving.
Ciò che fa divertire di più
Profili di temperamento nei bambini
In psicologia, si definisce temperamento: “l'insieme di disposizioni comportamentali presenti sin dalla nascita le cui caratteristiche definiscono le differenze individuali nella risposta all’ambiente. Il temperamento riflette dunque una variabilità biologica” (Lingiardi, 1996).
Ogni bambino, fin dalla nascita, reagisce a certi stimoli e ne ignora altri: l’intensità e la frequenza di tali risposte definiscono il temperamento.
Thomas e Chess (1977), due studiosi statunitensi, hanno indentificato tre profili temperamentali:
- BAMBINI FACILI
- BAMBINI DIFFICILI
- BAMBINI LENTI
I bambini facili sono quieti e regolari nei ritmi biologici (mantengono con facilità gli orari del sonno e della pappa), non sono ostili alle novità (per esempio un nuovo cibo, o una persona mai vista prima), si adattano facilmente ai cambiamenti (come un sapore nuovo), reagiscono moderatamente agli stimoli, e sono prevalentemente di buon umore.
I bambini difficili pssono avere fame o sonno a orari imprevedibili, stentano ad addormentarsi, detestano le novità, si adattano con fatica ai cambiamenti, reagiscono in modo eccessivamente intenso agli stimoli, e sono spesso di malumore.
I bambini lenti presentano un basso livello di attività,
un iniziale fastidio di fronte alle nuove esperienze, una reattività un po’ esagerata, un umore non sempre favorevole e mostrano una certa lentezza per adeguarsi ai cambiamenti.
Personalità, temperamento, carattere
La personalità
si struttura in maniera definitiva verso la fine dello sviluppo
psicologico della persona (a fine adolescenza) sulla base del
temperamento e del
carattere. Ma come possiamo definire queste due dimensioni?
Il temperamento riguarda la componente biologica innata, legata a fattori genetici.
Il
termine temperamento deriva dal latino temperare e significa mescolare
opportunamente. Quindi il termine temperamento si riferisce a quei
tratti innati psicologici che determinano le tendenze di comportamento
di una persona.
Il carattere, invece, riguarda l'insieme dei comportamenti appresi ed è quindi legato all'ambiente in cui l'individuo cresce e si sviluppa venendo influenzato dal contesto che determina in lui modificazioni legate anche al suo temperamento di base. Ogni circostanza infatti può influire in maniera differente in relazione al substrato di partenza.
Ci sono bambini facili che accettano di buon grado ogni novità, mentre ci sono bambini difficili che faticano ad adattarsi ai cambiamenti e a interagire con il contesto. Ci sono bambini che si adattano con lentezza e qualche difficoltà. Sta alle figure genitoriali prima, agli insegnanti poi, accompagnarli in maniera armoniosa affinché riescano a superare le difficoltà di adattamento, imparando a gestire i cambiamenti inevitabili e ad apprezzare le belle novità, di fronte alle quali spesso mostrano riluttanza.
L'importanza delle favole
(G. K. Chesterton)
Per i bambini, le favole rappresentano una porta per accedere al proprio mondo interiore ed emotivo. In tal modo possono capire i sentimenti più complessi, verbalizzandoli. Nel contempo possono stimolare stimolare le capacità di ragionamento.
Infatti, è possibile attraverso le fiabe apprendere nuovi schemi di comportamento, imparare a rispondere meglio a situazioni conflittuali. In tal modo si acquisisce la capacità di non rimanere vinti dalle emozioni che si esperiscono.
Identificarsi nei protagonisti dà modo ai bambini di entrare in contatto con le emozioni, imparando a riconoscerle, a nominarle, a descriverle.
Immaginando, il bambino inizia a prendere contatto e a comprendere temi che creano disagio, come la paura, la rivalità fraterna, la separazione e l'abbandono.
Inventare fiabe insieme ai bambini
Lo scenario emotivo della narrazione
Le esperienze ottimali e il potere della gratificazione
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| Illustrazione di Pucci Violi |
Un buon impegno che porta al miglioramento delle capacità in maniera serena possono garantire il raggiungimento di esperienze ottimali che sono un vero toccasana non solo per lo spirito, ma anche per il fisico in quanto è scientificamente dimostrato attraverso gli studi della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) che le esperienze eudaimoniche abbassano i livelli di cortisolo nel nostro organismo e ci mettono al riparo da malattie fisiche e dalla depressione.






