La teoria polivagale di Porges

La teoria polivagale è rivolta a indagare i rapporti tra il nostro cervello, sia nelle sue parti coscienti che in quelle più arcaiche e inconsce, con il sistema nervoso autonomo (parte del sistema nervoso periferico) che controlla e riceve informazioni da parte degli organi interni (cuore, stomaco, intestino).
Secondo la teoria classica il sistema nervoso autonomo è composto dal sistema simpatico (attivazione) e sistema parasimpatico (rallentamento, rilascio). In base alla teoria polivagale, invece, ci sarebbero tre sistemi progressivi di attivazione (al posto di due in contrapposizione). 
Infatti il sistema parasimpatico, secondo la teoria polivagale, sarebbe formato da due circuiti (che in base alla nostra storia filogenetica si sono strutturati in momenti diversi della nostra evoluzione): abbiamo una porzione ventrovagale più recente e una porzione dorsovagale più antica. 
Il circuito ventrovagale più recente promuove comportamenti di ingaggio sociale. 
Invece, in momenti di forte stress prolungato, si attiverebbe il circuito più antico dorsovagale che può generare freezing, collasso, sincope e risposte shutdown. Questo spiegherebbe anche i casi in cui, in presenza di trauma, si può arrivare anche alla dissociazione e depersonalizzazione.

In pratica, nell’essere umano, il sistema nervoso autonomo risponde ai pericoli presenti nell’ambiente attivando gradualmente tre livelli di difesa, dal più recente ed evoluto al più antico. Inizialmente, prova a reagire con l’ingaggio sociale, legato alla corteccia prefrontale.
In seguito, se necessario, entra in azione il sistema simpatico e si arriva all’assetto di difesa attaccando o fuggendo. Se neppure questo è utile si arriva alla modalità più primitiva mediata dal parasimpatico dorsovagale che è quella della morte apparente, quindi il collasso, la dissociazione.

Quindi quando il sistema nervoso autonomo è continuamente impegnato in modalità difensiva, come avviene in situazioni di trauma o stress prolungato, viene a mancare la normale alternanza armonica tra attivazione e scarica. La meditazione, il training autogeno, il feedback dello psicologo polivagale aiutano a ripristinare una fluttuazione armonica delle emozioni. Con l’approccio polivagale si attivano emozioni di sicurezza e fiducia attraverso il colloquio con lo psicologo. Il senso di pace e stabilità sperimentato nella relazione è alla base di un percorso di cambiamento. Senza sicurezza e stabilità non ci può essere cambiamento perché le energie sono concentrate sulla difesa.

L’obiettivo dell’approccio polivagale è quello che il cliente possa sperimentare a livello corporeo uno stato di calma e benessere, per acquisire familiarità con uno stato di armonica regolazione. È molto utile anche nel caso di ADHD e nei casi di disregolazione emotiva.

Si rivela importante stimolare positivamente il nervo vago; questo serve anche a rallentare la frequenza cardiaca e diminuire la pressione sanguigna, soprattutto in momenti di agitazione e ansia o quando si è sotto stress per la richiesta di elevate prestazioni. 
In base ad alcuni studi, la stimolazione del nervo vago (via ventrovagale) riduce l’infiammazione e allevia condizione di sofferenza nei pazienti con artrite reumatoide, inibendo la formazione di citochine infiammatorie. Questo si spiega col fatto che l’infiammazione è una delle risposte del corpo allo stress cronico.

Benessere emotivo e ambientale

Come raggiungere il benessere emotivo e ambientale, attraverso l’esperienza artistica e il restorative design

Corso/laboratorio di Arteterapia biofilica e Restorative design
Sono previsti 8 incontri di 2 ore e mezza ciascuno
Ogni incontro si articola in una parte teorica e una parte pratica espressiva laboratoriale

Quali sono gli argomenti che verranno trattati in questo corso?

Le 10 intelligenze di Gardner e la scoperta dei talenti
La creatività e le esperienze ottimali (flow)
La Psicologia positiva, come promuovere le esperienze eudaimoniche
La Psicologia ambientale, come ridurre il sovraccarico sensoriale e gli stressor
La Psicologia dell’abitare, come rendere gli ambienti stimolanti o rilassanti
L’uso del colore e la cromoterapia
Luoghi sociofughi e luoghi sociopeti
I bisogni psicologici legati allo spazio ambientale
La Biofilia, istintiva attrazione verso tutto ciò che fa parte del mondo naturale
L’arteterapia biofilica come mezzo espressivo per il benessere psicofisico
Il Restorative design e il concetto di Fascination

Che cosa potrò imparare?

A progettare nuovi ambienti confortevoli e suggestivi
A migliorare il benessere psicofisico all’interno di ambienti già esistenti
A rendere gli spazi armoniosi e ottimali anche attraverso l’uso del colore
A introdurre elementi biofilici dentro gli spazi abitativi per renderli rigeneranti
A creare oggetti accattivanti e di tendenza, in base ai principi della biofilia
A organizzare piccoli gruppi di riciclo creativo
A ritrovare il benessere emotivo attraverso le arti espressive

Nella parte laboratoriale che cosa potrò imparare a realizzare?

Quadri “verdi” a tema naturalistico
Piccoli giardini da tavolo, come oggetto regalo
Oggettistica con decorazioni a mosaico
Rivisitazione di oggetti attraverso l’upcycling

A chi si rivolge il corso?

A progettisti, arredatori, home stager, insegnanti, educatori, associazioni che vogliano ampliare la loro offerta corsi, appassionati di arte e creatività, e tutti coloro che desiderano saggiare le proprietà terapeutiche della biofilia e del restorative design.

Dove si svolge e quanto costa?

Il corso/laboratorio si svolge in via Coazze 11, a Torino (metropolitana Bernini).
Il costo è di 250 €, comprensivo del materiale necessario (supporti per i quadri verdi, muschi e licheni stabilizzati, colori, tessere mosaico, …)
In corso è tenuto dalla dott.ssa Rossana d’Ambrosio, psicologa e architetto.

Verranno formati piccoli gruppi di lavoro, in base alle preferenze di orario che indicherete.
Chi è interessato può inviare una mail a: rossana.dambrosio@vivacemente.it

10 disturbi di personalità

In base al DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ci sono 10 disturbi di personalità suddivisi in 3 cluster (gruppi). 


Cluster A dei disturbi di personalità
Condotte di comportamento bizzarre o eccentriche


I disturbi di personalità del Cluster A sono:

Disturbo Paranoide di Personalità
Disturbo Schizoide di Personalità
Disturbo Schizotipico di Personalità


Questi disturbi condividono un significativo disagio negli ambienti sociali, ritiro sociale e pensiero distorto. Il paranoide pensa che gli altri lo danneggino, lo schizotipico pensa che gli altri non si curano o non apprezzano la sua unicità, lo schizoide che gli altri sono crudeli e rifiutanti.


Cluster B dei disturbi di personalità
Condotte di comportamento drammatiche, emotive o disregolate


I disturbi di personalità del Cluster B sono:

Disturbo Borderline di Personalità
Disturbo Narcisistico di Personalità
Disturbo Istrionico di Personalità
Disturbo Antisociale di Personalità


Questi disturbi condividono difficoltà nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva.


Cluster C dei disturbi di personalità
Condotte di comportamento ansioso o inibito


I disturbi di personalità del Cluster C sono:

Disturbo Evitante di Personalità
Disturbo Dipendente di Personalità
Disturbo Ossessivo-compulsivo di Personalità


Questi disturbi si caratterizzano soprattutto per alti livelli di ansia, inibizione sociale, sentimenti d’inadeguatezza e un’ipersensibilità alle valutazioni negative.

Teoria dei Big Five

Il modello dei Big Five rappresenta un approccio nomotetico allo studio della personalità.
Questa teoria sui tratti di personalità è stata messa a punto attraverso gli studi tassonomici condotti da Robert R. McCrae e Paul T. Costa.

Come suggerisce il nome il modello, essa comprende 5 fattori, rispetto a ciascuno dei quali è stato individuato l'opposto semantico. All'interno del continuum che si crea, in relazione a ogni fattore, può essere contemplata un'ampia gamma di sfumature, tanto più vasta in relazione alla ricchezza lessicale.

1. Il primo fattore è l'estroversione contrapposta a introversione. Tale fattore individua l'energia, l’attività e la dominanza.
2. Il secondo fattore è la gradevolezza contrapposta a ostilità. Comprende caratteristiche di personalità quali l’altruismo, la cooperatività, la gentilezza e la cordialità nel polo della gradevolezza; nel polo dell’ostilità, comprende invece la superbia, l’egoismo, l’astiosità, e l’indifferenza;
3. Il terzo fattore è la coscienziosità contrapposta a superficialità o negligenza. Comprende caratteristiche quali la scrupolosità, la diligenza, l’ordine, la precisione, la perseveranza.
4. Il quarto fattore è la stabilità emotiva contrapposta a instabilità o nevroticismo (Eysenck). Comprende la sicurezza, la calma, e la tranquillità nel polo della stabilità; sul polo opposto troviamo l’insicurezza, la vulnerabilità, l’ansietà.
5. Il quinto fattore è l'apertura mentale, intesa come apertura all’esperienza, contrapposta a rigidità mentale. Fa riferimento a caratteristiche quali la creatività, l’originalità e la curiosità intellettuale; sul polo opposto troviamo ottusità, inflessibilità.

Kohut e i suoi studi sul narcisismo, il Sé grandioso

Il contributo di Kohut (Vienna, 3 maggio 1913 – Chicago, 8 ottobre 1981) ruota intorno all’elaborazione di una teoria del Sé e al  rinnovamento della tecnica psicoanalitica nell’analisi del disturbo narcisistico di personalità.

Secondo il pensiero di Heinz Kohut, il Sé rappresenta il nucleo originario e centrale della personalità; il suo sviluppo corrisponde a una graduale trasformazione di un narcisismo infantile onnipotente in un narcisismo maturo, sano e realistico, mentre le nevrosi e le psicosi sono il di uno sviluppo patologico.

Alla nascita, il Sé dipende strettamente, per la sua sopravvivenza, dall’ambiente e in particolare dal rapporto diadico con la madre. L’empatia con cui la madre, e subito dopo la coppia genitoriale, accoglie e corrisponde ai bisogni del bambino, assicurandone la sopravvivenza, e inoltre sorregge la sua crescita psicologica, infondendo nel bambino un senso di «valore».
Questo processo pone le condizioni per un investimento narcisistico e per il potenziamento del Sé del bambino che assume le forme di un «Sé grandioso» grazie al quale, rispecchiandosi nella madre, trova conferma di importanza e unicità, elementi essenziali per il sano sviluppo della personalità.

Nelle prime fasi della vita, questa costruzione è fisiologica ed essenziale alla stabilizzazione per la crescita del Sé, così come lo è la cosiddetta «Imago parentale idealizzata», la quale risulta dall’investimento narcisistico della coppia genitoriale.
La formazione di questa struttura riflette la capacità della coppia genitoriale di rispondere empaticamente ai bisogni del bambino.

Secondo Kohut, il percorso di sviluppo ottimale dovrebbe condurre al consolidamento di un «Sé nucleare», inteso come il nucleo centrale della personalità. In questo processo, le configurazioni arcaiche dovrebbero essere abbandonate e sostituite da concezioni di Sé più realistiche e allineate con le possibilità dell'ambiente circostante, consentendo un adattamento alla realtà esterna.
Gli ostacoli alla formazione del Sé risiedono, per Kohut, nell’inadeguatezza delle risposte affettive dei genitori ai bisogni del bambino. Le patologie psicotiche e narcisistiche sono riconducibili a disturbi nei processi formazione e integrazione del «Sé grandioso» e dell’Imago parentale idealizzata. 

Quando il «Sé grandioso» non viene integrato nella personalità adulta, produce gravi alterazioni nella forma di manifestazioni onnipotenti, e quindi ostacola o rende impossibile la realizzazione dell’individuo. Kohut ritiene che i disturbi narcisistici derivino da gravi privazioni e lacerazioni delle prime esperienze interpersonali, alle quali il bambino ha risposto con la costruzione di una serie di strutture difensive che rivendicano l’esperienza di “valore” che originariamente è mancata.

I pazienti narcisistici sono spesso adulti che da bambini non hanno ricevuto il necessario calore emotivo e che spesso hanno dovuto far fronte alla solitudine e alla depressione con la produzione di fantasie grandiose.

Funanboli dell'autostima

I narcisisti sono chiamati anche funamboli dell'autostima per la loro difficoltà a manetenere un livello di autostima equlibribato; ciò accade soprattutto nel tipo covert. Questi soggetti, infatti, hanno un autostima che fluttua tra la grandiosità del falso Sé, e i livelli bassissimi del vero Sé.


Disturbi di personalità e instabilità

A seconda del disturbo di personalità che andiamo a considerare, ci troviamo di fronte a un tipo di instabilità differente.
Per esempio, il disturbo borderline è caratterizzato da una forte instabilità emotiva, infatti esso è chiamato anche "disturbo della disregolazione emotiva".

Invece, nel disturbo narcisistico di personalità ci troviamo di fronte a una forta instabilità dell'autostima. Si dice che chi soffre di questo disturbo sia un "funanbolo dell'autostima". Infatti, vive spesso momenti di grandiosità, seguiti da momenti di frustrazione nei quali prova vergogna per non essere riuscito a realizzare ciò che era contemplato nei suoi sogni e progetti ambiziosi.

Nel disturbo bipolare ci troviamo di fronte a una instabilità dell'umore, per cui si alternano fasi maniacali e fasi depressive.

Piramide dei bisogni: apprezzamenti e critiche

In base alla teoria della "piramide dei bisogni" ideata da Maslow, i bisogni si presentano in base a una precisa scala gerarchica, secondo la quale non si passa a soddisfare un bisogno superiore, se prima non è stato soddisfato un bisogno basilare. È istintivo suppore che non si pensi a soddisfare un bisogno di autorealizzazione se prima non ci sentiamo nutriti e al sicuro. Questa teoria ci aiuta a comprendere molti meccanismi comportamentali, tuttavia non sempre la scala gerarchica viene percorsa in maniera così rigida.

Sono state mosse alcune critiche, secondo le quali ci sono dei dubbi... alcune persone proprio perché non vedono soddisfatti alcuni bisogni importanti, punterebbro ad altri obiettivi più raggiungibili compiendo una sorta di sublimazione. In definitiva non sempre è vero che un bisogno di livello più elevato risulti poco motivante per una persona che non ha ancora soddisfatto un bisogni di livello inferiore.

Disturbi di personalità, 3 cluster

Ecco una schema che riporta i 10 disturbi di personalità, raggruppati nei 3 cluster:

A.     Eccentricità e stranezza
B.     Imprevedibilità e amplificazione
C.     Ansia e timore

Alla ricerca dell'equilibrio

Parlando di ricerca di equilibrio non possiamo non parlare di omeostasi.
Questo termine fa riferimento ala tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne sia comportamentali, che accomuna tutti gli esseri viventi, per i quali tale regime dinamico deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso precisi meccanismi autoregolatori.

Tali meccanismi autoregolatori possono consistere anche meccanismi comportamentali che mette in atto la persona per il bisogno di evitare emozioni che risulterebbero sgradevoli o insopportabili; tuttavia questa modalità può condurre in seguito verso situazioni disfunzionali, specialmente nelle relazioni.Quindi l'equilibrio raggiunto attraverso meccanismi di proiezione, distacco... è un equilibrio precario e non duraturo, né funzionale alla salute psichica.

Psicologia generale, di che cosa si occupa

Con la definizione "psicologia generale" si fa riferimento alla corrente principale della ricerca scientifica sulle funzioni psicologiche di base. Essa si prefigge lo scopo di studiare e approfondire le conoscenze sulla mente umana e sul comportamento, utilizzando il con metodo sperimentale.
 

Per il suo orientamento prevalente, viene spesso assimilata alla "psicologia cognitiva".

Attraverso metodiche classiche relative alla psicologia sperimentale, come le metodologie di derivazione comportamentista, la misurazione dei tempi di reazione o le tecniche psicometriche, la psicologia generale si focalizza principalmente sui processi cognitivi.

La psicologia generale fa riferimento ai progressi delle neuroscienze, e spesso la ricerca in questo settore non è disgiunta dall'utilizzo di metodiche non originariamente psicologiche, come le tecniche elettrofisiologiche o le tecniche di neuroimmagine. Queste ultime però sono utilizzate maggiormente in neuropsicologia. 

Gli ambiti della psicologia generale riguardano i seguenti costrutti:
    Apprendimento
    Attenzione
    Cognizione
    Coscienza
    Emozione
    Intelligenza
    Linguaggio
    Memoria
    Motivazione
    Pensiero
    Percezione
    Personalità
    Sensazione
    Motivazione e Volizione

Narcisista a pelle spessa e a pelle sottile

Lo studioso Herbert Rosenfeld ha fornito un interessante riferimento alla pelle dei narcisisti, in modo da comprendere meglio le differenze tra le due tipologie di narcisismo.

Il narcisista a pelle spessa è il narcisista overt, ovvero quello grandioso, apparentemente sicuro di sé. Quello che sembra non farsi scalfire da nulla. Può destare ammirazione per la sicurezza che mostra, ma può risultare irritante quando assume atteggiamenti troppo plateali ed esibizionisti.

Al contrario il narcisista a pelle sottile (detto anche covert) in prima battuta non risulta affatto irritante, anzi suscita quasi un senso di tenerezza per la sua vulnerabilità. Appare umile, riservato, tendenzialmente timido, a volte ansioso e un po' depresso. Può scegliere di andare in terapia proprio in seguito a episodi depressivi, ansia e senso di vuoto incolmabile, ma non si rivolge allo psicologo perché ha compreso il tipo di disturbo che lo affligge da una vita. E talvolta, allo psicologo è necessario diverso tempo per comprendere il suo reale disturbo; infatti il paziente non ostenta quel senso di grandiosità che si porta dentro come un sogno quasi accantonato.
Il narcisista a pelle sottile è misurato, riflessivo, seppur dal suo unico punto di vista, infatti manca di reciprocità (la mancanza di reciprocità è un elemento che accomuna tutte le differenti forme di narcisismo).

Il narcisista a pelle sottile sceglie di accompagnarsi con persone molto empatiche e dotate di profondità, che sappiano accoglierlo e supportarlo, offrendogli l'approvvigionamento di cui hanno bisogno.
Il narcisista covert non investe l’interlocutore con la sua grandiosità (che tiene nascosta) e non punta mai direttamente su sé stesso. Nelle relazioni, dall'inizio tende ad elevare l’altro, mostrando di capirne il valore, esaltandone i pregi e colmandolo di apprezzamenti. Valorizzare l’altro lo fa stare bene, andando a generare una sorta di grandiosità riflessa.
Io mi sento grande, unico, quando tu sei qui con me e mi dedichi il tuo tempo, il tuo riconoscimento nei miei confronti mi dice che esisto e che sto facendo bene ciò che faccio. Tu sei il mio specchio e mi rimandi una bella immagine che mi fa sentire al top.

Gibson e concetto di Affordance

Parlando di restorative design non si può non parlare del concetto di affordance introdotto da Gibson.
Il concetto di “affordance” vuole farci riflettere sull'importanza invito all’uso.

L'obiettivo di un bravo progettista che si occupa di restorative design è quello di offrire un semplice ed intuitivo utilizzo per tutti.

Come esempi di perfetto invito all'uso, potete osservare la poltrona e il divano "Love" del designer Fukasava per B & B Italia.

Psicologia sociale, ambientale, architettonica

Vediamo in che rapporto stanno tra loro la psicologia sociale, ambientale e architettonica. Sarà semplice capirlo osservando lo schema che illustra come la psicologia sociale sia un grande insieme che contiene la psicologia ambientale che a sua volta contiene la psicologia architettonica.

La psicologia ambientale studia le interazioni tra essere umano e ambiente circostante, e osserva come essi si influenzino a vicenda.
La psicologia architettonica, nasce prima della psicologia ambientale pur essendo un suo sottoinsieme. Infatti, nasce nel secondo dopo guerra in Europa, con l’intento di occuparsi della ricostruzione degli edifici che erano stati bombardati. In un celebre discorso Winston Churchill disse «Noi diamo forma ai nostri edifici, che a loro volta ci formano» (discorso alla Camera dei Comuni distrutta dai bombardamenti).
In seguito questa disciplina iniziò a espandersi in America, occupandosi più in generale del rapporto tra la persone e il contesto ambientale esteso, quindi non limitandosi al singolo edificio ma anche al tessuto urbano e rurale, considerando anche gli aspetti paesaggistici.

Tuttavia, bisogna considerare che il primo seme per la nascita della psicologia ambientale era stato gettato dallo psicologo sociale della Gestalt, Kurt Lewin, che introdusse la cosiddetta “Teoria del campo” nel 1936.

Tale teoria (di matrice Gestaltica) sostiene che la percezione dell’ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in base all’individuo, allo stato d’animo e alla situazione in quel determinato momento.

La teoria prevede l’esistenza di uno spazio psicologico (Campo) dove sono presenti dei comportamenti (C) che si determinano in base alle Persone (P) con il loro temperamento individuale e in base all’Ambiente (A).
C = f (P A)

Il restorative design, che fa parte della psicologia architettonica, si occupa di rendere l'ambiente costruito confortevole e rigenerante, attraverso l'inserimento di elementi in grado di attrarre la nostra attenzione involontaria, determinando la cosiddetta fascination.

Misurare le emozioni

Si possono misurare le emozioni?

La misura delle emozioni è un'impresa molto ambiziosa e complessa. Tuttavia, rappresenta un obiettivo del marketing e della psicologia dei consumi.

Stimare l'intensità di un'emozione è determinante per comprendere e valutare l'efficacia della comunicazione e il consenso che riscontra un prodotto.

Uno degli strumenti utilizzabili per la misurazione delle emozioni è il differenziale semantico di Osgood, creato per valutare l'emozione legata a uno stimolo.
Vanno individuati una serie di aggettivi bipolari (bello/brutto, forte/debole, piacevole/spiacevole) e posizionati agni estremi di un asse orizzontale. Lungo quest'asse va inserito un valore che definisce il grado di intensità, in relazione a ogni caratteristica che si vuole esaminare.

Di seguito è riportato un esempio, in merito ai prodotti dell'Erbolario.

Disturbo evitante di personalità

Le persone con disturbo evitante di personalità manifestano un comportamento tendente alla chiusura sociale al fine di evitare situazioni e interazioni che possano farli sentire inadeguati, giudicati o rifiutati.
Questo disturbo non ha preferenze di genere e colpisce in egual misura donne e uomini. La prevalenza risulta essere di circa il 3%, ma si stima sia in aumento tra i giovani, negli ultimi anni.
Le comorbilità sono parecchie: i pazienti non di rado manifestano anche disturbo depressivo, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale o disturbi di panico. 
Questi pazienti (diversamente da quelli antisociali) desiderano fortemente le interazioni sociali, ma temono il rifiuto e il senso di il fallimento che ne conseguirebbe. Per questo si chiudono e non sviluppano una rete sociale che potrebbe sostenerli nei momenti di necessità.
Il senso di inadeguatezza, derivante dalla bassa autostima, li penalizza nella gran parte delle situazioni sociali, in particolare in quelle nuove. Essi si sentono poco desiderabili, poco attraenti e inferiori agli altri. Per questo appaiono timidi, estremamente riservati e silenziosi, mantenendo sempre un basso profilo allo scopo di non farsi notare. Sono riluttanti a parlare di sé stessi per il timore di mettere in luce i loro eventuali difetti o inadeguatezze. Si preoccupano di poter arrossire o addirittura piangere, di fronte alle critiche altrui.

Eziologia del disturbo evitante di personalità
Le esperienze di rifiuto ed emarginazione verificatesi durante l'infanzia e i tratti temperamentali innati, predisponenti all'ansia sociale, creano le condizioni per l'instaurarsi del disturbo evitante di personalità.

Otto Kernberg e il disturbo narcisistico

“Il disturbo narcisistico di personalità è una condizione mentale in cui la persona presenta varie combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità, eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui e deficit di empatia emotiva. Sono anche tipici l’incertezza cronica e l’insoddisfazione di se stessi; la crudeltà e lo sfruttamento, conscio o no, nei confronti degli altri.” Otto Kernberg
Psichiatra e psicoanalista austriaco, nato a Vienna nel 1928, di cittadinanza statunitense.
Il suo contributo principale consiste nella ideazione di una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo: nevrotico, borderline o psicotico.
Per Kernberg, le relazioni oggettuali interiorizzate sono un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano. Lo sviluppo delle relazioni oggettuali poggia su tre sistemi di interiorizzazione dell’esperienza (l’introiezione, l’identificazione e l’identità dell’Io), i quali sono regolati prima dalla scissione e successivamente dalla rimozione.

Costantemente connessi, possibili danni

Il fatto di essere eternamente iperconnessi, comporta un sovraccarico di informazioni che incide negativamente sulla memoria, oltre che sulla capacità di attenzione.

Il neuropsicologo Francis Eustache è uno dei più grandi studiosi contemporanei dei processi di memorizzazione.
Secondo F. Eustache, una pesante conseguenza dell’utilizzo sfrenato degli smartphone è data dalla enorme quantità di dati che immagazziniamo.
Essi generano in noi un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso. Tutto questo comporta un affaticamento che non è assolutamente trascurabile e, alla lunga, genera pesanti ripercussioni.

Troppi dati che vengono consultati e immagazzinati, in aggiunta alle sollecitazioni che avvengono in simultanea tra loro, aumentano la pressione psicologica e conseguentemente anche lo stress e i livelli di cortisolo.
Più stress, più perdita di concentrazione, più stanchezza mentale fino ad arrivare al rischio di depressione.
Secondo Francis Eustache, lo stress permanente potrebbe portare a una perdita della capacità mnemonica. La cosiddetta "rete di default", che è fondamentale per mantenere un alto grado di memoria, funziona solo quando il cervello è a riposo. Dobbiamo dunque evitare grosse sollecitazioni al cervello per far sì che lo stato della nostra memoria e le nostre capacità di memorizzare siano sempre ottimali.

Pare davvero difficile restare concentrati su una attività se ogni 75 secondi avviene un’interruzione data dall’uso del cellulare. Si stima che, sul luogo di lavoro, ci si fermi mediamente ogni 6 minuti per controllare la posta o i messaggi sullo smartphone.

Coloro che pensano di essere ‘multi-tasking’ – cioè si sentono pienamente in grado di gestire più cose contemporaneamente – rimarranno delusi dinanzi ai risultati di uno studio condotto dalla neuroscienziata Aurélie Bidet-Caulet

“Nel fare due cose in contemporanea, si riesce a farle entrambe piuttosto male, soprattutto quando si tratta di attività che si svolgono a brevissima distanza l’una dall’altra, sul piano della rete neurale”. Per esempio, quando si è in riunione e si scrivono messaggi mentre si cerca di prestare attenzione, non si svolge bene nessuna delle due cose.
 
La nostra capacità di attenzione funziona come un filtro. Se questo filtro viene intasato da troppe informazioni in entrata, che non sono pertinenti e ci tolgono il focus su ciò che stiamo facendo, è chiaro che si venga a generare un meccanismo disfunzionale. Da qui si svilupperà un disagio che purtroppo oggi è sempre più frequente, specialmente tra i giovani che non riescono più a fare meno dello smartphone in qualsiasi ora del giorno. E talvolta anche della notte...

Le cause del narcisismo

Proviamo insieme a comprendere la cause che determinano l'instaurarsi del disturbo narcisistico.

In molti articoli e video che compaiono sulla rete, i narcisisti vengono tratteggiati quasi come demoni.
Si raccomanda di starne alla larga e non si mostra la minima compassione verso quello che è un disturbo caratterizzato proprio dall'assenza di compassione ed empatia emotiva.
Se è pur vero che bisogna fare attenzione a non farsi prosciugare da queste persone, è altrettanto vero che parlarne solo con disprezzo non fa onore a nessuno. Inoltre, non sempre si tratta di partner, ma possono essere colleghi di lavoro o figli, dai quali non si può fuggire. Pertanto è importante capire e cercare di migliorare in qualche modo le situazioni di convivenza, attenuando le criticità.

Innanzitutto, ritengo importante analizzare il problema in una chiave un po' più approfondita, partendo da quella è l'eziologia. Ovviamente la cosa non è semplice e ci sono differenti scuole di pensiero.

Il problema va analizzato da un punto di vista bio-psico-sociale.
Quindi vanno considerate le varie componenti: quella biologica legata a tratti temperamentali innati, quella psicologica legata ad aspetti che si vanno a delineare fin dai primi mesi di vita del bambino nel suo rapporto genitoriale, e infine in ambito sociale man mano che cresce e sviluppa nuove relazioni interpersonali.

Secondo il pensiero di Otto kernberg la patologia narcisista si sviluppa in persone che hanno come tratto temperamentale, una innata aggressività e difficoltà di adattamento all'ambiente (i cosiddetti "bambini difficili" secondo la definizione di Thomas e Chess). Quando un bambino presenta un temperamento aggressivo, per lo più in famiglia vengono adottate due strade; la prima è prenderlo di punta e aggredirlo a propria volta, la seconda è concedergli tutto per sfinimento. Entrambe le strade sono sbagliate.

Secondo il pensiero di John Bowlby la patologia narcisista non sarebbe legata a fattori temperamentali innati, ma è la conseguenza di uno stile di attaccamento (con le figure genitoriali) insucuro evitante o disorganizzato. Questi stili di attaccamento sono ben diversi da quello sicuro, che porterebbe a sviluppare una personalità sana, con il giusto senso di autostima e in grado di intraprendere relazioni interprensonali soddisfacenti.

In relazione ai differenti punti di vista dei due studiosi e in base alla mia esperienza, vi lascio di seguito le mie considerazioni.
                                                                 
Per quel che ho potuto constatare il narcisista Overt, quello grandioso, plateale, sicurò di sé, sviluppa questi tratti anche a prescidere da un eventuale stile di attaccamento inadeguato. La predisposizione a ribellarsi di fronte a sensazioni sgradevoli, in maniera anche irruenta, direi che è innata e la famiglia può soltanto cercare di contenere l'esuberanza e gli atteggiamenti aggressivi del bambino.

Invece per quanto riguarda il narcisista Covert, quello vulnerabile, ho notato che la ferita narcisistica si sviluppa in seno ad un attaccamento inadeguato con una o entrambe le figure genitoriale. Il bambino che diventerà un narcisista covert, spesso era un bambino traquillo, non aggressivo, un bambino che è stato umiliato e ferito ed ha maturato sentimenti rivalsa, rifugiandosi in un modo fantastico e ricco di grandiosità.

Differenza tra narcisismo Overt e Covert

Tra i narcisisti Overt e Covert c'è una tale differenza, che si fa difficoltà a pensare che soffrano dello stesso disturbo. In effetti si può dire che siano agli estremi dello stesso continuum.

Che cosa li accomuna?
Li accomuna il fatto di essere ego-centrati e di avere una ridotta empatia. In diversi casi, tuttavia, l'empatia la dimostrano. Infatti, hanno imparato che è una competenza emotiva utile a livello sociale. Sanno bene che una persona empatica, che prova compassione e solidarietà verso il prossimo, è maggiormente riconosciuta e quindi hanno cercato di sviluppare questa abilità. Ma attenzione, nel loro caso, si tratta di una empatia cognitiva e non di una empatia emotiva. Ciò vuol dire che loro capiscono i bisogni dell'altro, ma in ogni caso mettono davanti i propri, senza mai rinunciare a nulla.
La parola che manca nel loro vocabolario è: RECIPROCITA'.

Che cosa li differenzia?
Il/la narcisista Overt è brillante, sicurò di sé, spavaldo, talvolta arrogante, anche se il narcisista ad alto funzionamento ha imparato a contenersi in mezzo alle situazioni sociali, per esempio nei contesti lavorativi. Si tratta di persone carismatiche, spesso piene di fascino e che generano entusiasmo. Finché si tratta soltanto di tratti narcisistici e non si sfocia nella patologia, sono persone davvero intriganti per la sicurezza che mostrano e riscuotono un grande fascino. Ma quando diventano arroganti, prevaricatori, sprezzanti... allora si sente il bisogno di starne alla larga. Tuttavia è molto più semplice riconoscerli e di conseguenza è più facile proteggersi.

La situazione è ben diversa con il/la narcisista Covert, che è molto difficile individuare, per chi non sa ancora nulla in merito alle varie forme di narcisismo.
Il narcisista Overt ha un fare dimesso, appare timido, introverso, suscita sentimenti di tenerezza, sembra quasi alla ricerca di protezione. È molto educato, spesso di buona cultura, conosce le buone maniere e le usa per fare breccia nelle persone. Si nutre dei loro consensi, è alla disperata ricerca di apprezzamenti e conferme. Quando è in gruppo appare defilato e parla poco. Ma quando trova la persona giusta, quella empatica, che lo accoglie e lo sa ascoltare, allora si apre e inizia a fare confidenze sulla sua vita difficile: infanzia difficile, ex compagne fredde e inadeguate alla sua profondità interiore.
Narrano la loro vita come qualcosa di aspro, che non meritavano, e da lì emerge la loro convinzione sul diritto di riscuotere un buon risarcimento. A loro tutto è dovuto! Un rapporto sentimentale con questo genere di persone, parte in maniera serena e bilanciata, ma si ritroverà ben presto ad essere a senso unico. Per loro è sempre il momento di dover riscuotere qualcosa, i diritti sono soltanto loro...
Considerano le persone mezzi per il loro approvvigionamento narcisistico. Approvvigionamento che può avvenire grazie alle conferme e al riconoscimento, alla venerazione che quasi ti implorano, anche con tenerezza. La tenerezza e l'affetto che assorbono nella fase di love bombin è pinamente ricambiato, ma in seguito si giunge a una richiesta continua di attenzioni che sfocia poi nella richiesta di piccoli favori, cosicché loro abbiano più tempo per hobby e sport, in modo da trovare altro carburante per la loro autostima.
Sono stati definiti i funamboli dell'autostima. Le conferme delle quali sono sempre alla ricerca, le varie attività sportive o ricreative, i bisogni di apprezzamento, servono anutrire la loro autostima vacillante e servono inoltre a riempire le loro giornate, tenendo lontano quel senso di vuoto che si portano dentro e che è sempre in agguato. Ciò che più li terrorizza è il senso di vuoto e di inadeguatezza, e faranno di tutto, a scapito di qualsiasi cosa, per non guardarsi dentro e per sentirsi sempre all'altezza.
È sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove fonti alle quali abbeverarsi. Se si ferma è costretto a fare i conti con sé stesso, con la sua solitudine, con i suoi sensi di vuoto, con le molteplici maschere che si è creato, con i suoi fallimenti...

Cose che i narcisisti detestano

I narcisisti detestano essere ignorati, hanno bisogno di apparire e di essere al centro dell'attenzione, cercano in tutti i modi di attrarre consensi (specialmente i narcisisti overt).

Scelgono le persone per le loro qualità empatiche, per la loro pazienza e il loro piacere nel donare e aprirsi all'altro, ma poi provano un misto di invidia e vergogna per non reggere il confronto (specialmente i narcisisti covert).

Tu sai amare in maniera autentica, loro no.
Tu sei schietta/o senza bisogno di maschere, loro no.
Tu hai amicizie sincere, loro no.
Tu sei apprezzata/o e hai chi ti sostiene, loro no.
Tu riesci a fronteggiare le difficoltà, loro no.
Tu vivi in pace con te stessa/o, loro no.


Detestano ciò che di bello vedono negli altri e ciò che non riescono a essere.

Detestano essere smascherati. Un'immensa fatica che costruirsi una facciata nuova, ma poi sostenerla è difficile hanno perché ne hanno una differente a seconda degli ambiti. Una con la moglie, una con l'amante, una differente con ogni satellite, una nel luogo di lavoro, un'altra ancora nell'ambito ricreativo/culturale, nel circolo sportivo...
Quando cade la maschera perché sono stati svelati, per lo più fuggono perché provano imbarazzo. Ma soprattutto corrono per andare a ricercare altre fonti di approvvigionamento. Dovranno cercarsi nuovi ambiti e intraprendere nuovi percorsi di ricostruzione della loro facciata.

Comportamento e personalità

Il comportamento umano è una dato da una predisposizione ad agire un un certo modo in base a ciò che si prova (emozioni) e in base a ciò che si pensa.

Emozioni e pensieri interagiscono canalizzando il nostro comportamento.

La personalità è determinata da una combinazione di modi di pensare, di esperire le emozioni e di attivare comportamenti. Le caratteristiche di personalità determinate dalle differenze individuali, a partire dal temperamento, fino ad arrivare alle modalità aquisite nei vari contesti familiari e sociali, rendono ogni persona unica e irripetibile.

Il modo di attribuire significati alle situazioni ed accadimenti, il modo di relazionarsi con la realtà circostante, e il modo di vedere sé stessi attraverso l'introspezione e l'autoriflessività, sono caratteristiche singolari che variano in base alla personalità. 
La personalità inizia a strutturarsi durante l’infanzia, attraverso l’interazione tra fattori ereditari e ambientali; questo processo di strutturazione si completa alla fine dell'adolescenza. Quando c'è uno sviluppo tipico, i bambini imparano in maniera istintiva a interpretare i segnali sociali e a rispondere in modo appropriato. Quando ciò non avviene è perché c'è una neurodiversità oppure è possibile essere in presenza di una predisposizione all'insorgere di un disturbo della personalità.


I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche: 

- pensiero distorto
- risposte emotive problematiche
- eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
- difficoltà interpersonali


Secondo il DSM-5 queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (gruppi).

Disturbi specifici dell'apprendimento

Tra le forme di neurodivergenza, cioè quelle condizioni che si discostano dalla neurotipicità, troviamo i DSA.
Fino a non molto tempo fa, i DSA ritenuti disturbi specifici dell'apprendimento, oggi sono assimilati tra le neurodiversità, insieme al continuum dello spettro autistico.

Fai click sulla scheda per ingrandirla e leggerla.

Le condizioni più sfavorevoli per la salute emotiva

Si giungere alla follia quando ci si trova in una delle seguenti condizioni estreme:
- essere isolata dal mondo senza poter avere alcun contatto con i propri simili,
- essere costretta a vivere in una condizione di sovraffollamento esagerato, perdendo lo spazio vitale e il diritto a ogni forma di privacy.

Queste sono due condizioni estreme che possono verificarsi, per esempio, all'interno delle case circondariali, quando una persona viene posta in isolamento o in un contesto di sovraffollamento carcerario.

Se queste situazioni si protraggono molto a lungo nel tempo, possono generare pesanti ripercussioni sulla psiche. Per questo, è importante interrogarsi sulla differenza tra pena punitiva e pena rieducativa, valutando caso per caso il tipo di riabilitazione più adatta.

Al di là della situazione carceraria, purtoppo ci sono molte altre situazioni in cui le persone si ritrovano ad essere isolate ed emarginate per differenti motivi:

1. Difficoltà a interagire con gli altri (ad esempio a causa di un disturbo depressivo o di un disturbo evitante di personalità o di un disturbo di ansia sociale).

2. Bullismo, mobbing, o altre dinamiche "in group" e "out group" che portano all'emarginazione di alcune persone.

3. Problematiche legate a una gestione delle politiche sanitarie che prevedono lockdown e distanziamento sociale per tempi prolungati.

4. Eccessivo utilizzo della tecnologia e dei social che possono trasformarsi, con un effetto paradosso, mezzi di comunicazione che ergono delle barriere, anziché superarle.
Negli ultimi tre anni, abbiamo assistito all'instaurarsi di queste dinamiche catastrofiche, in particolar modo per la salute psichica dei nostri figli. Bambini e ragazzi, ancora in fase evolutiva, hanno perso il contatto autentico con i loro coetanei e dopo tempi protratti di isolamento si sono ritrovati nell'incapcità di riaprirsi al mondo e hanno manifestato ansia, astenia, anedonia...
I genitori si sono sentiti impotenti di fronte allo spegnersi dell'entusiasmo e della gioia di vivere dei loro figli.
Talvolta si sono anche sentiti, ingiustamente, in colpa per non essere riusciti a proteggerli dallo tsunami che si è abbattuto su di loro, allontanandoli dalla quotidianità e facendoli sentire emarginati, specialmente quando in famiglia si sono fatte scelte diverse, non condividendo l'inflessibilità delle imposizioni sanitarie. Imposizioni uguali per tutti, che non prevedevano mai alcuna esezione, per nessuna categoria. Molti elementi hanno generato comprensibili dubbi, facendo fare un passo indietro, anche a causa della mancanza di dati certi.

Per chi ha vissuto queste situazioni, non sentendosi allineato, e assistendo suo malgrado al disagio dei propri figli, sono a disposizione per supporto psicologico.
Per richiedere un consulto o avere informazioni, puoi scrivermi alla mia e-mail personale: rossana.dambrosio@vivacemente.it

Trovare il bello nel brutto

Trovare una dimensione di armonia e gradevolezza tra cose brutte, ecco il massimo della bellezza.

Rossana d'Ambrosio

Escher - Enigma

Il mestiere di scrivere - Forneri

"Uno scrittore non si riposa mai – scrivere è un modus vivendi, un modo di respirare, di guardare, di amare – e quando si ferma è aspirato dal caos, o dal caso, in cui troverà gli spunti, gli appigli –un’emozione, un pathos, un’idea – per la sua futura opera.

Scrivere è ampliare la coscienza e metterla in risonanza con il mondo e poi con il Logos portare la luce e riparare le dissonanze con nuove armonie verbali.

Chi scrive porta costantemente sulle spalle l’incongruenza del mondo, rasentando il misticismo laddove ne sentisse empaticamente il dolore: scrivere è per lui sia l’esorcismo del dolore del mondo, sia uno scudo fatto di un altro mondo, un altro verbo, un altro logos. Un’altra creazione."


Nicoletta Forneri

Costruire la felicità

 

Se si vuole costruire la felicità,
si ricordi che la stanza più grande sarà quella dell'attesa.
Jules Renard

I 5 assiomi della comunicazione

Primo assioma
“Non si può non comunicare”.  Non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento.

Secondo assioma

“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, tale che quest'ultimo categorizza il primo ed è quindi una meta-comunicazione”. All’interno di un messaggio esiste un aspetto di notizia, che comprende le informazioni date e un aspetto di relazione che riguarda invece le modalità con cui viene espressa la comunicazione (coerente, ambigua).

Terzo assioma
“La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti”. Durante la comunicazione si produce una punteggiatura della sequenza di eventi; un modo diverso di punteggiare la sequenza produce un conflitto perché ogni parlante interpreta il proprio comportamento come conseguenza del comportamento dell'altro e mai come causa.

Quarto assioma
“La comunicazione umana è composta da codici analogici e numerici”, corrispondendo i primi prevalentemente ad aspetti relazionali e i secondi ad aspetti di contenuto.
La comunicazione analogica rappresenta ogni comunicazione non verbale (anche le posizioni del corpo, le espressioni del viso, i gesti) ed è necessaria per veicolare e definire la relazione, mentre il linguaggio numerico costituito dalle parole, che servono a scambiare informazioni e trasmettere la conoscenza, è adatto a veicolare il contenuto. L'uomo ha la necessità di cambiare di continuo i due moduli.

Quinto assioma
“Tutte le sequenze di comunicazione sono simmetriche oppure complementari, a seconda che la relazione tra i comunicanti sia basata su differenze oppure su parità”. L’interazione simmetrica è caratterizzata dall’uguaglianza, in questo caso si rispecchia il comportamento dell'altro. Il processo opposto contraddistingue l'interazione complementare, basata sulla differenza in cui si hanno due diverse posizioni, up (superiore) - down (inferiore), in cui il comportamento di uno tende a completare quello dell'altro.

Abraham Maslow, bisogni e motivazioni

Abraham Harold Maslow  (New York, 1º aprile 1908 - Menlo Park, 8 giugno 1970). È stato uno psicologo statunitense tra i più conosciuti e apprezzati del XX secolo.
È molto noto per la sua teoria sulla gerarchizzazione dei bisogni, classificati secondo una piramide, alla cui base prendono posto i bisogni innati, mentre al vertice troviamo il bisogno di autorealizzazione.
Maslow era convinto dell'importanza di concentrarsi sulle qualità positive delle persone, invece di trattarle come un "insieme di sintomi". 
La formazione in psicologia di Maslow era sperimentale-comportamentista. Al Wisconsin ha perseguito una ricerca che includeva lo studio del comportamento e sessualità dei primati.
La prima esperienza di Maslow con il comportamentismo lo lasciò con una mentalità positivista. Su raccomandazione del professor Hulsey Cason, Maslow scrisse la sua tesi di master su "apprendimento, conservazione e riproduzione di materiale verbale". Maslow considerava tale ricerca banale, ma completò la sua tesi nell'estate del 1931 ottenendo il titolo di studio. Tuttavia, non essendo soddisfatto della sua tesi, la tolse dalla biblioteca della facoltà di psicologia e ne strappò l'elenco dal catalogo.
In seguito, Maslow iniziò a mettere in discussione il modo in cui gli psicologi erano giunti alle loro conclusioni e, sebbene non fosse completamente in disaccordo, aveva le sue idee su come comprendere la mente umana. Chiamò la sua nuova disciplina psicologia umanistica.

La piramide dei bisogni di Maslow

In base agli studi di Abraham Maslow, bisogni e motivazioni hanno lo stesso significato, si strutturano in gradi, e vengono ordinati secondo una precisa gerarchia. L'innalzamento verso uno stadio superiore può avvenire solo dopo il soddisfacimento dei bisogni ai livelli più bassi.

Maslow sostiene che la base di partenza per lo studio dell'individuo è la considerazione dell'insieme dei suoi bisogni. Maslow è convinto del fatto che saper riconoscere i bisogni dell'individuo, favorisca un approccio centrato sulla persona.

Nel 1954 pubblicò "Motivazione e personalità", dove espose la teoria di una gerarchia di motivazioni che muove dalle più basse (originate da bisogni primari - fisiologici) a quelle più alte (volte alla piena realizzazione del proprio potenziale umano - autorealizzazione). Secondo tale teoria, i bisogni umani saranno soddisfatti solo un livello alla volta e si potrà salire di livello soltanto quando verranno assecondati i bisogni inferiori, per raggiungere infine la piena autorealizzazione.
In tarda età, Maslow giunse alla conclusione che l'autorealizzazione non fosse un risultato automatico della soddisfazione degli altri bisogni umani.
I bisogni umani identificati da Maslow:
  1. In fondo alla gerarchia ci sono i "Bisogni fondamentali o fisiologici" (cibo, acqua, sonno, sesso, omeostasi, secrezione).
  2. Al livello successivo c'è la "Sicurezza, ordine e stabilità". Questi due passaggi sono importanti per la sopravvivenza fisica della persona. Una volta che gli individui hanno un'alimentazione di base, un riparo e sicurezza, cercano di ottenere di più.
  3. Il terzo livello di bisogno è "Appartenenza e Amore" che sono bisogni psicologici; quando gli individui si sono presi cura di loro stessi fisicamente, sono pronti a condividere le emozioni con gli altri (famiglia, amici).
  4. Il quarto livello si raggiunge quando gli individui si sentono a proprio agio con ciò che hanno realizzato. Questo è il livello di "Stima", la necessità di essere competenti e riconosciuti, ad esempio attraverso il livello di successo o status;
  5. Poi c'è il livello "Cognitivo" in gli individui si stimolano intellettualmente ed esplorano;
  6. In seguito troviamo il livello "Estetico", che è il bisogno di armonia, ordine e piacevolezza. 
  7. Al vertice della piramide, il "Bisogno di autorealizzazione" si verifica quando gli individui raggiungono uno stato di armonia e comprensione perché sono impegnati a raggiungere il loro pieno potenziale. Quando un individuo ha raggiunto lo stato di autorealizzazione, si concentra su sé stesso e si impegna per strutturare la propria immagine. Tutto questo in termini di sentimenti quali la fiducia in sé stessi (autostima) o il raggiungimento di un obiettivo prefissato (autoefficacia).    

Profili di temperamento nei bambini

Il temperamento rappresenta una serie di caratteristiche innate, che hanno una predisposizione genetica e non sono mediate dalla cultura e dall'ambiente.

In psicologia, si definisce temperamento: “l'insieme di disposizioni comportamentali presenti sin dalla nascita le cui caratteristiche definiscono le differenze individuali nella risposta all’ambiente. Il temperamento riflette dunque una variabilità biologica” (Lingiardi, 1996).

Ogni bambino, fin dalla nascita, reagisce a certi stimoli e ne ignora altri: l’intensità e la frequenza di tali risposte definiscono il temperamento.

Thomas e Chess (1977), due studiosi statunitensi, hanno indentificato tre profili temperamentali:

  • BAMBINI FACILI
  • BAMBINI DIFFICILI
  • BAMBINI LENTI

I bambini facili sono quieti e regolari nei ritmi biologici (mantengono con facilità gli orari del sonno e della pappa), non sono ostili alle novità (per esempio un nuovo cibo, o una persona mai vista prima), si adattano facilmente ai cambiamenti (come un sapore nuovo), reagiscono moderatamente agli stimoli, e sono prevalentemente di buon umore.

I bambini difficili pssono avere fame o sonno a orari imprevedibili, stentano ad addormentarsi, detestano le novità, si adattano con fatica ai cambiamenti, reagiscono in modo eccessivamente intenso agli stimoli, e sono spesso di malumore.

I bambini lenti presentano un basso livello di attività, un iniziale fastidio di fronte alle nuove esperienze, una reattività un po’ esagerata, un umore non sempre favorevole e mostrano una certa lentezza per adeguarsi ai cambiamenti.

Personalità, temperamento, carattere

La personalità può essere definita come l'insieme delle caratteristiche dell'individuo che sono responsabili di modelli coerenti di pensare, sentire e comportarsi e che pertanto assicurano unità, coerenza, continuità e progettualità alle relazioni dell'individuo col mondo.

La personalità si struttura in maniera definitiva verso la fine dello sviluppo psicologico della persona (a fine adolescenza)  sulla base del temperamento e del carattere. Ma come possiamo definire queste due dimensioni?

Il temperamento riguarda la componente biologica innata, legata a fattori genetici.
Il termine temperamento deriva dal latino temperare e significa mescolare opportunamente. Quindi il termine temperamento si riferisce a quei tratti innati psicologici che determinano le tendenze di comportamento di una persona.

Il carattere, invece, riguarda l'insieme dei comportamenti appresi ed è quindi legato all'ambiente in cui l'individuo cresce e si sviluppa venendo influenzato dal contesto che determina in lui modificazioni legate anche al suo temperamento di base. Ogni circostanza infatti può influire in maniera differente in relazione al substrato di partenza.

È evidente che ci siano bambini che, fin dalla nascita, mostrano un umore buono e pacato, mentre ci sono bambini irrequieti, spesso di cattivo umore. C'è in loro una tendenza innata e, in seguito, in base all'ambiente che li accoglierà, impareranno a gestire - più o meno efficacemente - le emozioni che provano per integrarsi in maniera armoniosa col mondo circostante.
Ci sono bambini facili che accettano di buon grado ogni novità, mentre ci sono bambini difficili che faticano ad adattarsi ai cambiamenti e a interagire con il contesto. Ci sono bambini che si adattano con lentezza e qualche difficoltà. Sta alle figure genitoriali prima, agli insegnanti poi, accompagnarli in maniera armoniosa affinché riescano a superare le difficoltà di adattamento, imparando a gestire i cambiamenti inevitabili e ad apprezzare le belle novità, di fronte alle quali spesso mostrano riluttanza.

Che cosa significa Ecopsicologia?


Nell'ambito della psicologia ambientale, troviamo anche l'Ecopsicologia.
 
Che cos'è l'Ecopsicologia?
L’Ecopsicologia rappresenta l’incontro tra l’ecologia e la psicologia. Queste due scienze si incontrano per far fronte a un disagio. Per sopperire al vuoto che l’essere umano avverte dopo aver perso il contatto e la connessione con la Madre Terra. Rinchiudendoci sempre più in noi stessi e cercando di risolvere solo i nostri conflitti interiori, senza peraltro preoccuparci del mondo che ci circonda fatto di fauna e flora in una magnifica biodiversità, alla fine ci sentiamo sempre più vuoti e insignificanti, destabilizzati e angosciati.

Quando nasce e con quale scopo?
L’Ecopsicologia nasce agli inizi degli anni ’90 in California. Prende corpo dalla constatazione di una correlazione esistente tra il crescente disagio esistenziale e l’aumento del degrado ambientale, conseguente all’eccessivo sfruttamento delle risorse e al radicarsi di stili di vita del tutto inadeguati, nonché forieri di malesseri psicologici e fisici come la depressione, l’obesità, disturbi del sonno, della volizione e molti altri ancora.
Lo scopo è quello di far sì che gli esseri umani riprendano consapevolmente contatto con la Madre Terra, amandola e rispettandola, per il bene delle generazioni di domani, ma anche per poter ritrovare oggi la nostra interiorità in un’ottica di salute e pace interiore.

Psicologia architettonica

La psicologia architettonica è una branca della più ampia psicologia ambientale.
La psicologia architettonica si occupa di studiare l'interazione tra la persona e l'ambiente costruito (casa, scuola, ufficio...) e si pone l'obiettivo di ridurre lo stress e di migliorare il benessere, valutando attentamente le percezioni e gli stati emotivi che si generano in determinati spazi nei quali trascorriamo il nostro tempo.


Gaslighting e manipolazione mentale

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica maligna, che si realizza attraverso asserzioni false, presentate alla vittima come vere. Lo scopo del manipolatore è far dubitare la sua vittima delle proprie percezioni sensoriali e della propria memoria.

Solitamente le relazioni di coppia sono più soggette al gaslighting, ma questa tipologia di abuso non è rara anche nell'ambito dei contesti familiari o di amicizia, o addirittura nei contesti lavorativi.
I carnefici sono persone che hanno generalmente un disturbi della personalità: il Disturbo narcisistico (NPD) o il Disturbo borderline (BPD).

Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 intitolata Gas light, della quale ci sono si due adattamenti cinematografici.
La storia narra il tentativo di un uomo di condurre sua moglie verso uno stato di follia, al fine di appropriarsi dei suoi beni di famiglia. L’uomo modifica alcuni elementi dell’ambiente domestico e nega i cambiamenti quando la moglie li nota. Facendo leva sulla scarsa memoria di lei e della sua fragilità, porta la donna a dubitare sempre di più delle proprie sensazioni e convinzioni, divenendo sempre più emotivamente instabile. Tale gioco perverso si snoda attorno alle luci a gas, affievolite per mettere la vittima in una condizione di profonda insicurezza.

La narrazione e le emozioni

Approcciandoci alla scrittura è fondamentale comprendere il valore delle emozioni, capire come esse si generano, partendo dalla comprensione dalle primarie per arrivare alle secondarie e infine ai sentimenti.

È importante comprendere come le emozioni hanno agito strutturando la personalità e come continuano a trasformarci rendendoci quello che siamo, acuendo la nostra sensibilità o il nostro cinismo.
Il Sé è probabilmente la più grande opera d’arte che non produciamo, sicuramente la più complessa. Giacché noi non creiamo un solo tipo di racconto produttore del Sé, ma molti.
Il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, mentre l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce se stessa ed entra in relazione con altre persone (con il loro Io), distinguendole come “non-Io”.

Escher