Che cosa rappresentano le emozioni?

In base alla definizione di Daniel Dennett, le emozioni sono le nostre competenze senza comprensione, e questo spiega come le nostre intuizioni e ciò che avviene a livello inconscio si svolga in maniera molto più celere e immediata, rispetto ad un atto cognitivo.

La terapia focalizzata sulle emozioni evidenzia l’importanza della sintonia tra psicologo e cliente, che si muovono insieme con in un tango in cui il “seguire” e il “guidare” danno origine a una danza armoniosa, che è la metafora di un cammino evolutivo. Non a caso, uno degli elementi fondamentali del tango è la camminata.

Bambini nello spettro autistico e mancanza di alcuni script

Nei bambini nello spettro autistico, vengono a mancare alcuni script, e per questo sono in difficoltà nell'agire in base a sequenze di azioni che per altri bambini risultano intuitive.

Possiamo aiutarli disegnando le sequenze di script, in ogni ambito possa essere utile, in modo da favorire il loro apprendimento attraverso l'uso delle carte sociali.

Le carte sociali riproducono, mediante scene illustate, le sequenze di azioni auspicabili in determinati ambiti. Per esempio: al ristorante, al mattino quando ci si alza, nella sala d'attesa del pediatra, e così via.

Questi schemi aiutano il bambino a comprendere e ad accettare le regole sociali, al fine di integrarsi favorevolmente con gli altri.

Il concetto di script e i bambini nello spettro autistico

Nell'ambito della psicologia, lo script (che potremmo tradurre con la parola "copione" oppure "schema") indica la conoscenza che abbiamo di certi eventi che si ripetono più o meno con la stessa modalità.
Per esempio, un bambino che ha appreso lo script della festa di compleanno, sa che ci saranno degli invitati, una torta, la canzone "Tanti auguri a te" e poi verranno scartati i regali.
Gli script hanno un valore euristico, in quanto consentono di ridurre il carico cognitivo in caso di nuovi eventi che si ripresentano con determinate caratteristiche che li rendono assimilabili ad altri.

Senza le euristiche saremmo in difficoltà anche per attraversare la strada, invece sappiamo che dobbiamo sostare sul marciapiede e attendere, osservando bene la strada in entrambe le direzioni; sappiamo anche che la situazione è differente se all'incrocio c'è un semaforo oppure no.
Gli script sono strutture conoscitive che riflettono:

• da un lato delle sequenze preordinate di azioni che si svolgono in una determinata situazione (un classico è lo script del ristorante);
• dall’altro lato un insieme di regole sociali che consentono di decidere qual è il comportamento più appropriato in una determinata situazione.


È soprattutto nella relazione interpersonale che gli script svolgono una funzione fondamentale nel favorire la continuità e la fluidità delle interazioni, tramite l’integrazione delle informazioni mancanti e la sintonia con le aspettative e la condotta altrui. Le regole sociali, che i bambini normotipici apprendono in maniera tacita e istintiva, ai bambini nello spettro autistico vanno spiegate in maniera dettagliata.
Tutto ciò che è emozionale ed istintivo nei bambini neurotipici, nei bambini neuroatipici non è istintivo e bisogna aggiungere un passaggio cognitivo nel quale ogni sequenza dello script va spiegata, o ancora meglio illustrata.
Da qui nasce l'importanza delle carte illustrate con le storie sociali.

Di seguito, ecco una scheda che riproduce le azioni della giornata.


È molto celebre lo script, elaborato da Schank e Abelson nel 1977. Vengono esaminate le fasi di una cena al ristorante, dal momento dell'accoglienza all'uscita dal locale. Ogni azione può presentare alcune varianti a seconda del tipo di ristorante e del luogo in cui si trova.

Per script si intende una struttura di memoria che si riferisce conoscenza stereotipica relativa a sequenze di azioni. Gli script si originano da un fenomeno sociale che ha lo scopo di condividere la conoscenza di azioni stereotipiche con altri esseri umani. 

Lo script viene sfruttato dalla mente per semplificare il ragionamento in tutte le situazioni analoghe. In ognuna di quelle situazioni la mente non ha bisogno di compiere i complessi ragionamenti logici che sarebbero teoricamente necessari, ma si limita semplicemente a eseguire lo script relativo.
Lo script contiene due tipi di conoscenza: una sequenza di azioni e un insieme di ruoli. Una volta riconosciuta una situazione e trovato lo script corrispondente, la sequenza di azioni ritrovate consente di comprendere il contesto e di compiere elaborazioni di tipo “anticipatorio” sugli eventi.

Schank e Abelson (1977) hanno poi introdotto i concetti di copioni, piani e temi per gestire la comprensione a livello di storia. Nel suo lavoro successivo (Schank, 1982-1986) ha elaborato una teoria per comprendere altri aspetti della cognizione.
L’elemento chiave della Teoria della dipendenza concettuale è l’idea che tutte le concettualizzazioni possano essere rappresentate in termini di un piccolo numero di atti primitivi eseguiti da un attore su un oggetto. Nella teoria di Schank, tutta la memoria è episodica, cioè organizzata attorno a esperienze personali piuttosto che a categorie semantiche.
Gli episodi generalizzati sono chiamati copioni, questi copioni vengono salvati nella nostra memoria e su ognuno viene applicata un’etichetta per definirlo e collocarlo. Gli script consentono alle persone di fare inferenze necessarie per la comprensione inserendo le informazioni mancanti.

Tratti caratteristici della Sindrome di Asperger

Il quadro diagnostico della Sindrome di Asperger (AS) condivide con il disturbo autistico i sintomi nell’ambito dell’interazione sociale e dei comportamenti e interessi ripetitivi e ristretti.
Si differenzia dal disturbo autistico per il fatto che nella Sindrome di Asperger non vi è un ritardo clinicamente significativo nello sviluppo cognitivo, anzi in molti casi il bambino mostra una spiccata intelligenza e un ottimo interesse verso l'ambiente, però questi interessi sono sempre limitati a un determinato ambito o pochi ambiti, che lo attraggono particolarmente, determinando il suo estraniamento da altri contesti relazionali.

La definizione "Sindrome di Asperger", presente nella quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, è stata inglobata all’interno della diagnosi di disturbo dello spettro autistico nella quinta edizione dello stesso. Tuttavia, in ambito clinico, il termine viene ancora utilizzato per differenziare le due condizioni. Le persone già diagnosticate sono rimaste deluse a causa di questo cambiamento, in quanto la precedente etichetta, consentiva loro di essere immediatamente identificate come persone "ad alto funzionamento" evitando così lo stigma dell'autismo. Anche per questo la vecchia terminologia continua ad essere usata, consentendo una valutazione rapida e buona all'interno dello spettro. Questo anche il vista dell'inserimento in ambito lavorativo.

La diagnosi di sindrome di Asperger viene generalmente fatta nei bambini dopo i 5/6 anni, mentre prima di questa età risulta poco attendibile, in quanto le sfumature dello spettro sono tantissime e non è facile evidenziare a che punto collocare la persona. Forse questo è uno dei motivi per il quale è stata tolta l'etichetta "Sindrome di Asperger" in modo da far ottenere al bambino una diagnosi prima dell'età scolare (dando una definizione generale di sindrome dello spettro autistico) in modo tale da poter accedere tempestivamente a percorsi di sostegno.

In molti casi di alto funzionamento, la Sindrome di Asperger è stata diagnosticata addirittura in età adulta, essendo passata sottosoglia, proprio per l'alto sviluppo cognitivo della prsona.
Tuttavia, va posto un occhio attento alle capacità relazionali che risultano carenti e generano frustrazione ed emarginazione. Può capitare che siano i soggetti stessi, una volta divenuti adulti, a sperimentare un senso di inadeguatezza nei confronti degli altri e delle situazioni di vita quotidiana, che richiedono flessibilità e delle abilità sociali che sono deficitarie nei ragazzi con AS.

Caratteristiche della Sindrome di Asperger

Una delle caratteristiche tipiche è la difficoltà, da parte delle persone con Asperger, a gestire la condotta sociale e le loro relazioni e interazioni con gli altri. Il comportamento sociale può apparire insolito e lo stile di conversazione peculiare. Il bambino piccolo con Asperger può apparire poco motivato a giocare con altri bambini della sua età. Alcuni potrebbero fare da spettatori ai margini del gioco oppure potrebbero preferire stare con bambini più piccoli o più grandi. Quando vengono coinvolti nel gioco, ci può essere una tendenza a imporre la propria attività secondo le loro regole.  Alle volte l’attività sociale viene evitata. Il bambino con Sindrome di Asperger non sembra consapevole delle regole implicite di condotta sociale e spesso può utilizzare condotte o dire cose inadeguate al contesto e alla situazione sociale di riferimento.

Il bambino utilizza scarsamente il contatto oculare. Quando èinvitato a farlo, lo fa in maniera insistente e poco armoniosa, per cui al suo interlocutore appare strano e sgradevole.

Le persone con SA mostrano spesso insolite capacità linguistiche, che includono un ampio vocabolario e una sintassi pomposa, ma le abilità di conversazione e l’uso del linguaggio con creano aggancio sociale, anzi spesso infastidiscono. Infatti, spesso, usano un linguaggio eccessivamente formale. A volte il loro forte interesse in un determinato ambito li porta ad essere logorroici, e possono risultare intrusivi.

Secondo Paul Watzlawich, che ha definito i 5 assiomi della comunicazione, gli esseri umani comunicano sia col codice NUMERICO che con quello ANALOGICO (4° assioma). 

I linguaggi numerici si basano su una logica astratta e convenzionale, fanno uso di parole, cioè di termini astratti e convenzionali, che si legano assieme in base a regole ben definite e piuttosto rigide – la sintassi, l’ortografia ecc. Sono in grado di descrivere adeguatamente la realtà, per cui sono particolarmente adeguati per trasmettere conoscenze e comunicare informazioni. Però non riescono a dare adeguatamente il senso della relazione interpersonale, proprio perché sono linguaggi astratti, “freddi”. Sono quindi più legati al contenuto dei messaggi.

I linguaggi analogici non sono in grado di esprimere significati complessi, e hanno un forte grado di ambiguità – es. il pianto può essere di dolore, di gioia o di rabbia; si può sorridere per comunicare allegria, ma anche ironia e disprezzo. La loro importanza sta invece nel fatto che sono una diretta espressione delle nostre emozioni. Purtroppo il linguaggio analogico viene difficilmente compreso dalle persone con SA. Loro stessi possono esprimere espressioni facciale non congrue al contesto. Posso, per esempio, ridere in faccia all'insegnante che li rimprovera e non per disprezzo, ma per la difficoltà a contenere il disagio e il sovraccarico emotivo e sensoriale.

La comunicazione umana comprende il linguaggio verbale, non verbale, paraverbale.
Nelle persone con SA è presente il linguaggio verbale, ma è deficitario quello non verbale legato all'espressività del volto e alla gestualità. È compromesso anche quello paraverbale legato alle pause e al ritmo del linguaggio. Quindi parlano in maniera monotona, senza pause che diano ritmo, espressività e colore al discorso; il loro modo di parlare risulta freddo, cantilenante.

Un’altra caratteristica della persona con Sindrome di Asperger, è l’interpretazione letterale di ciò che viene detto. La persona è poco consapevole dei significati nascosti, impliciti o multipli. Questa caratteristica riguarda anche la comprensione dei modi di dire comuni o di metafore.