Significato di lógos

Lógos deriva dal greco antico e significa: discorso, ragionamento. 
Nella terminologia filosofica assume differenti significati: nei presocratici, e particolarmente in Eraclito, il logos è il principio supremo della realtà per cui questa appare organizzata in leggi razionali; logos è l'espressione della razionalità nel discorso umano. 
Queste due accezioni fondamentali, profondamente unite all'inizio, subiscono nel corso della storia della filosofia greca un processo che porta dapprima, con i sofisti, a un totale abbandono della visione sulla realtà in favore del significato puramente discorsivo; con Platone, il logos è inteso come la razionalità propria dell'uomo, che si esprime nella forma più alta di conoscenza, cioè la conoscenza delle idee o dialettica; mentre con Aristotele il logos è il concetto razionale ricavato dalla realtà attraverso l'astrazione, e con gli stoici si ha un ritorno alla primitiva concezione  di Eraclito. 
Nella tarda filosofia greca e in quella neoplatonica e poi in quella cristiana, il logos è l'elemento mediatore fra Dio e il mondo: Plotino trova nel logos la prima emanazione dell'Uno. 
Il significato neoplatonico, attraverso varie elaborazioni, è ritornato in seguito, accanto a quello di logos, come “struttura razionale della realtà”, nella filosofia moderna, nell'hegelismo e nelle sue diramazioni.

Medicina Narrativa, ecco un libro esaustivo e completo

Autori: Enrico Larghero, Mariella Lombardi Ricci

Editore: Effatà Editrice

Assodato che la narrazione è di grande importanza non solo per tramandare il sapere, ma è imprescindibile per lo sviluppo dei processi cognitivi e dell’intelligenza, è facile immaginare che il suo ruolo sia altrettanto rilevante nei momenti drammatici dell’essere umano, al cospetto della sofferenza, della malattia e della vecchiaia.
In questi passaggi la persona che soffre ha bisogno di essere considerata nella sua interezza, non è soltanto un corpo malato ma un individuo con i suoi trascorsi e le sue emozioni, col suo bisogno di comunicare e di essere compreso.
Qui scende in campo la medicina narrativa e il medico cessa di essere colui che si occupa esclusivamente della malattia ma diviene nel contempo scienziato, sociologo, psicologo, filosofo, per assistere il paziente con passione, stando al suo fianco per comprendere la sua sofferenza (passione) e per aiutarlo a intraprendere il percorso migliore.
Secondo Rita Sharon, fondatrice di questa disciplina “La Medicina Narrativa fortifica la pratica clinica con la competenza narrativa per riconoscere, assorbire, metabolizzare, interpretare ed essere sensibilizzati dalle storie della malattia: aiuta medici, infermieri, operatori sociali e terapisti a migliorare l'efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità di attenzione, riflessione, rappresentazione e affiliazione con i pazienti e i colleghi”.
Ma dagli anni in cui è nata questa pratica, si è fatta ancora molta strada per migliorare l’approccio medico-paziente e per trasformare il loro rapporto in una sorta di strumento utile per affrontare le cure e per fortificare chi si trova a combattere la malattia.
Nel libro “La Medicina Narrativa” di Enrico Larghero e Mariella Lombardi Ricci è possibile trovare un excursus storico per comprendere come questa dottrina, relativamente recente ma dal sapore molto antico, si sia evoluta negli anni.
Il volume, molto ricco ed esaustivo, vi aiuterà a conoscere i campi di applicazione della Medicina Narrativa e a comprendere le sue grandi potenzialità, purtroppo ancora sottovalutate e poco utilizzate.
In questo libro, che risulta veramente completo, vengono condivise anche numerose esperienze pratiche; in esse sono descritti alcuni progetti condotti in ospedali e ambulatori, sono narrati gli stati d’animo dei partecipanti e i benefici conseguiti attraverso uno stretto sodalizio, un’alleanza terapeutica nata dove troppo spesso ci sono delle barriere.
Ogni medico, infermiere, operatore, caregiver, dopo la lettura del libro ne uscirà arricchito, per poter dare il meglio di sé imparando ad ascoltare, a cogliere le sfumature, a donare attimi di pace e serenità, a infondere speranza con la condivisione di storie che si intrecciano.
Come spiega il dott. Piero Bottino in un capitolo del libro “Non si può fare una buona geriatria se non si impara a pensare in maniera narrativa, cercando dentro i racconti l’aggancio giusto per elaborare diagnosi e terapie corrette, che tengano conto non solo della patologia in atto ma anche delle abitudini, delle credenze, delle convinzioni che l’anziano porta in sé”.
Se la Medicina Narrativa è importante in geriatria, altrettanto importante lo è in pediatria in cui il bambino ha bisogno di storie e di personaggi, per esorcizzare, per trovare spiegazioni, per sconfiggere le paure, per sentirsi forte e per combattere.
A qualsiasi età ci si può avvantaggiare dal supporto della Medicina Narrativa perché essa mette al centro la persona e non la malattia, considerando i suoi trascorsi, i timori, le aspettative.
Non soltanto i pazienti potranno avere grandi benefici dall’applicazione della Medicina Narrativa, anche i medici potranno giovarsi della nascita di un rapporto più autentico e remunerativo sotto il profilo umano, in grado di controbilanciare la stanchezza, l’impegno e la fatica, aspetti che non vengono certamente ripagati dalla mera applicazione dei protocolli e della medicina difensiva.

PNEI come nuovo paradigma

Superato il vecchio approccio riduzionista, abbracciato l'approccio sistemico della psiconeuroimmunologia, anche la medicina ufficiale ritiene che il nostro stato di salute sia il frutto di un equilibrio derivante da una molteciplità di fattori. 
Il nostro corpo può funzionare come una macchina perfetta, quando il sistema nervoso, endocrino e immunologico sono messi nelle migliori condizioni, cosicché anche la nostra psiche possa trarne emozioni positive che a loro volta si riverberano sul nostro corpo fino al conseguimento di un equilibrio perfetto che origina armonia. Corpo e mente in stretta relazione si influenzano vicendevolmente e si coordinano come gli orchestrali durante una sinfonia.
Alla luce di quanto detto, possiamo affermare che oggi la PNEI sia divenuta il paradigma delle scienze della cura.

Quando sui fronti corpo o mente avviene qualcosa per cui cessa il coordinamento all’interno dei vari sistemi psico-neuro-endocrino-immuno, l’equilibrio si perde. E se questa situazione si potrae a lungo, i meccanismi di compensazione non reggono più e possono subentrare situazioni croniche infiammatorie fino ad arrivare a vere e proprie patologie.


Le esperienze ottimali e il potere della gratificazione

Illustrazione di Pucci Violi
Le esperienze eudaimoniche, esperienze vissute in sintonia con la propria natura dette anche flow, esternando i propri talenti, conducono gli individui che le vivono lungo un percorso di crescita benefico, arricchente, appagante. Per questo motivo tali esperienze sono definite “esperienze ottimali”, proprio perché in grado di infondere benessere sia a livello psicologico che fisico.
Provate a pensare a pittori, scrittori, musicisti che riescono a dare il meglio di loro stessi traendo da questo una profonda gratificazione, paragonabile a uno stato di estasi.
Certamente non è necessario essere artisti a grandi livelli, ognuno di noi può trarre grandi soddisfazini e gratificazioni appassionandosi al proprio lavoro o a un hobby per il quale si prova una particolare attrattiva e si intuisce una buona predisposizione.
Anche i bambini possono provare le esperienze ottimali, nello sport, nel disegno, coltivando le loro abilità in maniera creativa.
Bisogna tenere presente che un'esperienza per essere definita ottimale, quindi in grado di apportare un beneficio psicofisico, deve essere coinvolgente a livello profondo.
Un’attività che piace solo in parte, che diventa ripetitiva e poi ossessiva, o che annoia, non è certo una esperienza ottimale.
Un’attività che inizialmente piace e non annoia, ma per la quale non si è predisposti, potrebbe richiedere un livello di sforzo esagerato e finirebbe col generare ansia.

Quindi bisogna che il livello di coinvolgimento sia alto, che ci sia una buona predisposizione di fondo (talento) in modo che non vengano richiesti livelli di sforzo eccessivi e che si possano raggiungere buoni risultati senza una fatica stremante. 
L’ansia e la noia sono sempre da evitare.
Un buon impegno che porta al miglioramento delle capacità in maniera serena possono garantire il raggiungimento di esperienze ottimali che sono un vero toccasana non solo per lo spirito, ma anche per il fisico in quanto è scientificamente dimostrato attraverso gli studi della PNEI (psisco-neuro-endocrino-immunologia) che le esperienze eudaimoniche abbassano i livelli di cortisolo nel nostro organismo e ci mettono al riparo da malattie fisiche e dalla depressione.
Le persone che hanno un maggiore benessere psicofisico, anche grazie ad eventi positivi, manifestano una maggiore attivazione del corpo striato e della corteccia prefrontale, e anche minori livelli di cortisolo.
Il corpo striato e la corteccia prefrontale sono elementi del circuito dopaminergico della ricompensa in cui la dopamina è il neurotrasmettitore principale alla base di questa rete neurale. 
Una buona attivazione del circuito della ricompensa, in risposta a eventi positivi, risulta alla base del benessere e della regolazione adattiva dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Le esperienze ottimali, definite nel mondo anglosassone Optimal experiences o più sinteticamente flow per indicare la profusione dell’impegno e delle abilità che come un fiume in piena sono capaci di liberarsi, quando una persona è immersa in un flusso creativo, durante il quale non si avverte stanchezza, sotto l’effetto della ricompensa con la gratificazione.

© Rossana d'Ambrosio

Cure palliative e concetto di dolore totale

Cicely Saunders
Il termine “palliativo” in ambito medico viene spesso inteso come sinonimo di infruttuoso o anche a “effetto placebo”.
In realtà, tale aggettivo sta a indicare che la cura non agisce sulla causa della malattia (terapia eziologica), tuttavia si pone l’importante obiettivo di ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita del paziente.
Parlando di malattie per le quali la guarigione non è raggiungibile, va detto che in ogni caso inguaribile non significa incurabile e i pazienti hanno diritto a essere assistiti con professionalità affinché la loro sofferenza sia ridotta al minimo laddove non può essere eliminata del tutto.

A questo proposito va introdotto il concetto di dolore totale. L’artefice di questo è stata l’inglese Cicely Saunders, ex assistente sociale e infermiera, in seguito divenuta medico.

Prove scientifiche sugli effetti della tangoterapia


È noto da tempo che il tango argentino ha effetti benefici sulla funzione motoria nei Malati di Parkinson.

A riprova ricordiamo i risultati di uno studio controllato riportati dal sito nazionale dell’AIP l’11 ottobre 2011:
“Nell’ambito dello studio che ha confrontato 31 pazienti parkinsoniani che hanno partecipato ad un programma di tango argentino per due volte alla settimana con altri 31 pazienti che non lo hanno seguito, dopo un anno i pazienti ballerini hanno presentato un miglioramento del 28,7% (12,8 punti) del punteggio motorio sulla scala UPDRS, nonché miglioramenti significativi in un test di equilibrio (MiniBESTtest), del freezing (questionario FOG) e del cammino (test del cammino per 6 minuti).

Il cavallo, simbolo di libertà e potenza, offre un ottimo rinforzo psicologico


Il cavallo è da sempre simbolo di libertà, potenza, gloria. 

Per la persona diversamente abile, il cavallo avvolto dal suo indiscusso fascino, assume un aspetto ancora maggiormente spettacolare, per le magnifiche prestazioni, le emozioni e l'affetto che sa offrire. 

Inoltre, l’altezza che viene raggiunta quando si cavalca e lo spostamento del cavallo nelle sue andature, aggiunge altri notevoli traguardi a questa esperienza così ricca di gratificazioni. 

Il cavallo si pone come un grande amico, che vuole bene, che aspetta e, soprattutto, che accetta la persona così com’è.

Attività a cavallo vuol dire armonia, autoaffermazione, abbandono a un benessere fisico diffuso, riavvicinamento all’ambiente naturale. Inoltre, è fondamentale la grande azione di rinforzo psicologico. 
Poche altre discipline rispondono in modo così positivo a tutte queste richieste.
Ma la cosa più importante è che l’attività a cavallo risponde perfettamente alla richiesta di “piacere del movimento”, sacrosanto diritto di ogni individuo.

Ciboterapia e nutraceuti nella medicina integrata

nutraceuti sono sostanze presenti negli alimenti in grado di svolgere un'azione benefica per la nostra salute sia in termini di prevenzione che i termini terapeutici.
IL termine nutraceuta è un neologismo che vuol racchiudere i concetti di nutrizione e farmaceutica.
Questo rievoca il famoso detto di Ippocrate, ritenuto tutt'oggi il padre della medicina.
"Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo".

Si chiamano alimenti funzionali i cibi che contengono i nutraceuti. 
I nutraceuti sono contenuti anche negli integratori alimentari. 

Ecco alcuni esempi di nutraceuti: le vitamine, gli oligoelementi, la carnitina, l'acido folico, gli acidi grassi polinsaturi essenziali (Omega 3 / Omega 6), ...

Il metodo logo-terapeutico

La logoterapia rappresenta un approccio che considera la persona in una visione olistica (corpo, mente e spirito) e punta soprattutto al suo recupero spirituale, cercando di cogliere le sue potenzialità inespresse, oltre che il senso-significato (logos) della vita.

Il metodo logoterapeutico ideato da Frankl è finalizzato al recupero della persona anche nella sua dimensione spirituale per aiutarla a scoprire i sentimenti profondi che rendono significativa la propria esistenza, con il superamento delle visioni egocentriche, l’utilizzo dell’autodistanziamento e di una proficua ironia. 
In tal modo è possibile avviare un processo di cambiamento che, muovendo da uno stato di crisi, di vuoto, di solitudine, rielabora il senso dei propri fallimenti e fornisce la consapevolezza delle potenzialità latenti ed inespresse per la gestione del proprio ruolo umano, sociale, esistenziale.

La principale caratteristica dell’approccio di Frankl è quella di vedere l’essere umano nella sua interezza fatta di corpo, mente e spirito, cercando di evitare ogni forma di riduzionismo, che veda l’uomo forgiato da determinati impulsi (es. la libido) ma di elevarlo ad un essere in grado di cogliere il significato (logos) della propria esistenza, anche nelle situazioni più tragiche.
L’armoniosa unità delle tre dimensioni (corpo, mente e spirito) viene conquistata con l’analisi della autobiografia (o del memoir),consentendo alla persona di chiarire il senso della propria vita, scoprendo in sé le predisposizioni, i talenti, guardando alle scelte e alle decisioni future che meglio potranno condurre ad una esistenza serena e gratificante. Solo così si potrà superare la sofferenza e attribuirle un valore esistenziale.

La terapia occupazionale per la riabilitazione

La terapia occupazionale, detta anche ergoterapia, utilizza il lavoro per riabilitare le persone, anche quelle con disabilità e problemi psichici.
La cosiddetta occupational therapy iniziò a diffondersi largamente negli Stati Uniti verso la fine della prima guerra mondiale, partendo dall’attività svolta dallo psichiatra Philippe Pinel alla fine del 1700 nei manicomi. 
Il primo centro riabilitativo fu quello fondato presso Bicêtre, dove secondo il suo pensiero il lavoro riabilitava le persone. Nel XX secolo si viene a creare la figura del terapista occupazionale.
Nel tentativo di umanizzare la cura dei malati psichici, il lavoro venne utilizzato come strumento terapeutico e tutt’oggi costituisce una delle principali risorse dei programmi di riabilitazione. 
Le basi dell’ergoterapia sono mediche, sociali e pedagogiche. Si applica a persone di tutte le età, le cui capacità d’azione sono calate a causa di malattie, lesioni o varie forme di disabilità.