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Misurare le emozioni

Si possono misurare le emozioni?

La misura delle emozioni è un'impresa molto ambiziosa e complessa. Tuttavia, rappresenta un obiettivo del marketing e della psicologia dei consumi.

Stimare l'intensità di un'emozione è determinante per comprendere e valutare l'efficacia della comunicazione e il consenso che riscontra un prodotto.

Uno degli strumenti utilizzabili per la misurazione delle emozioni è il differenziale semantico di Osgood, creato per valutare l'emozione legata a uno stimolo.
Vanno individuati una serie di aggettivi bipolari (bello/brutto, forte/debole, piacevole/spiacevole) e posizionati agni estremi di un asse orizzontale. Lungo quest'asse va inserito un valore che definisce il grado di intensità, in relazione a ogni caratteristica che si vuole esaminare.

Di seguito è riportato un esempio, in merito ai prodotti dell'Erbolario.

Che cosa rappresentano le emozioni?

In base alla definizione di Daniel Dennett, le emozioni sono le nostre competenze senza comprensione, e questo spiega come le nostre intuizioni e ciò che avviene a livello inconscio si svolga in maniera molto più celere e immediata, rispetto ad un atto cognitivo.

La terapia focalizzata sulle emozioni evidenzia l’importanza della sintonia tra psicologo e cliente, che si muovono insieme con in un tango in cui il “seguire” e il “guidare” danno origine a una danza armoniosa, che è la metafora di un cammino evolutivo. Non a caso, uno degli elementi fondamentali del tango è la camminata.

Mappa delle life skills


Siamo noi a determinare le nostre esperienze o sono le nostre esperienze a plasmare il nostro cervello?

“In quale misura noi siamo gli autori, i creatori, delle nostre esperienze? Fino a che punto esse sono predeterminate dal cervello o dai sensi che abbiamo in dotazione dalla nascita, e in quale misura, invece, siamo noi stessi a plasmare il nostro cervello attraverso l’esperienza?”
Questo è il grande quesito che si pone Oliver Sacks nel suo libro “L’occhio della mente” di Adelphi (p 271, euro 19).
Attraverso le esperienze di alcuni pazienti che hanno perso la vista, a causa di ictus o di incidenti, Sacks cerca di comprendere come il cervello possa riplasmarsi per supplire alla perdita di questo senso. Restare privati della vista pone un individuo di fronte a un’impresa di vasta proporzione che rischia di sopraffarlo; il vecchio mondo se ne va e occorre riorganizzare la propria realtà e il proprio modo di vivere. 
Ovviamente non tutti reagiscono allo stesso modo e questo varia a seconda dell’età e a seconda delle proprie predisposizioni biologiche. Alcuni sperimentano una graduale perdita delle immagini visive, cosicché pian piano i loro ricordi si sfumano; dimenticano i tratti dei loro famigliari, degli ambienti, dei paesaggi e imparano via via a ricollocarsi sulle percezioni uditive, olfattive e tattili.
Per altri, invece, le immagini mentali del passato e i ricordi visivi restano nitidi e 

Differenza tra paura, angoscia e fobia


La paura si ha in riferimento a qualcosa di concreto e tangibile.
Esempio: ho paura delle vipere quando vado a funghi per i boschi.

L'angoscia è riferita a qualcosa di astratto.
Esempio: sono angosciato dal fatto di non sentirmi ben voluto dai compagni di classe.

La fobia è riferita a qualcosa di concreto, che però in realtà non è così pericoloso, tuttavia provoca un turbamento esagerato nella persona che la prova.
Esempio: la fobia degli insetti o dei ragni; oppure la claustrofobia (paura degli spazi chiusi e angusti come gli ascensori).

Pochi dei nostri processi psicologici sono coscienti; per la maggior parte sono involontari, e l'operato di tali processi è più che mai evidente nei disturbi da ansia e nelle fobie che ci appaiono tanto irragionevoli. I sintomi dell'ansia, dicono gli autori, sono una manifestazione di meccanismi di sopravvivenza guidati dai processi cognitivi. L'elaborazione dell'informazione sensoriale, che aveva per l'individuo una funzione autoprotettiva in circostanze di pericolo, può disattendere i suoi scopi interpretando come pericolosi eventi in realtà innocui. 
 
Attraverso l'approccio cognitivo-comportamentale è possibile superare le fobie mediante una terapia di desensibilizzazione, in grado di stemperare la carica negativa delle emozioni.
Può essere utile l'approccio EMDR, anche se viene per lo più usato per il disturbo da stress post-traumatico.

I nomi delle emozioni dalla A alla Z

Assegnare il giusto nome a una emozione ci aiuta a comprenderla meglio, a metabolizzarla e superarla evitando che pesi nel nostro passato restando irrisolta.

Nomi di emozioni, dalla A alla Z

A - Ammirazione, Amore, Angoscia, Ansia, Amarezza, Apprensione, Attesa
B - Beatitudine
C - Compassione, Compiacimento, Curiosità, Collera, Costernazione
D - Dolore, Disgusto, Disprezzo, Dubbio, Delusione
E - Estasi, Entusiasmo
F - Frustrazione
G - Gioia, Gratitudine, Gratificazione, Gelosia
I - Ira, Invidia, Inquietudine, Imbarazzo, Inadeguatezza, Insicurezza, Indifferenza, Impazienza
L - Livore, Letizia, Leggerezza
M - Malinconia, Mestizia
N - Noia, Nostalgia
O - Ostinazione, Orgoglio, Odio
P - Paura, Prostrazione, Perdono
R - Rabbia, Rancore, Riconoscenza, Rassegnazione, Rimorso, Rimpianto
S - Sorpresa, Stupore, Sgomento, Soddisfazione, Speranza, Sospensione, Struggimento, Sopraffazione, Stima, Scoraggiamento
T - Terrore, Turbamento
U - Umiliazione
V - Vergogna, Vendetta
Z - Zuzzerellaggine (spensieratezza, svagatezza)

Comprendere come comunicano tra loro le cellule per sconfiggere il cancro

Quando le cellule sane danno a se stesse, al proprio interno, normali messaggi proliferativi (mi serve quella proteina, abbassa questo, alza quest'altro), in realtà attuano esattamente trasporti di massa dal punto di vista molecolare. I loro messaggi non sono telefonate, sono molecole che vanno da un punto all'altro e quando arrivano a destinazione si attaccano a qualcosa, un gene o un enzima, e gli dicono accenditi oppure fai questa determinata cosa.
Io credo che quando si ha il cancro, questo trasporto delle informazioni avvenga in maniera sregolata, che il "sistema postale" all'interno della cellula non sia più lo stesso e certi messaggi vengano amplificati: qualche volta chissà perché il postino anziché portare una lettera ne fa diecimila copie e le distribuisce in giro. Altre volte, invece, non porta più la lettera e la fa a pezzi. Oppure sceglie di recapitare una certa lettera e ne rifiuta un'altra, creando il caos, destabilizzando l'intelligenza centrale della cellula. Questo scombussolamento complessivo noi lo chiamiamo cancro.
In condizioni normali le cellule sono perfettamente capaci di vedere se stanno bene o se stanno dando i numeri, cioè se cominciano a fare cose in forma patologica. Dispongono cioè di veri e propri controllori interni e quando si rendono conto che stano diventando pericolose per le cellule vicine, si suicidano. Questa è la cosiddetta apoptosi cellulare: la morte programmata. Tutte le cellule sanno che devono morire dopo un certo numero di cicli riproduttivi.
(...)
Il cancro fa parte della nostra vita, tutti noi abbiamo il cancro, centinaia, forse migliaia di volte, nel corso della nostra esistenza. Se mi guardassi dentro, adesso, potrei avere anche cento cancri. Grazie al cielo, però, il sistema immunologico è generalmente capace di trovarli, fermarli, ucciderli. Succede in continuazione.

Tratto dal libro "Il male curabile" di Michele Cucuzza.
La sfida di Mauro Ferrari, il matematico italiano che sta rivoluzionando la lotta ai tumori

Come e quando è nata la PNEI

Da un punto di vista scientifico le prime conferme sul potere terapeutico delle emozioni positive arrivano, negli anni ‘70, con il caso del giornalista Norman Cousins, colpito nel 1964 alle ossa da una malattia di origine autoimmune (spondilite anchilosante) che gli creò gravi problemi nella deambulazione e in tutti i movimenti. Il giornalista, dopo le terapie somministrategli in ospedale, all’epoca essenzialmente a base di antidolorifici, decise di abbandonare le cure tradizionali e di tentare un approccio del tutto inusuale che prevedeva la somministrazione giornaliera di:
25 grammi al giorno di vitamina C, da assumere mediante flebo
3-4 ore di ilarità con la visione di film comici.
Guarì, inaspettatamente, dopo un anno.

Relazioni fra emozioni, mente e corpo
Dopo la guarigione di Norman Cousins e in particolar modo a partire dagli anni ’70, si portarono avanti molti studi sul rapporto non solo psicologico, ma anche biochimico tra emozioni, mente e corpo.
Questi studi hanno spiegato in maniera più articolata i meccanismi alla base della relazione tra i neurotrasmettitori e i neurorecettori che è stata definita del tipo chiave e serratura. Un sistema di comunicazioni in cui i neuropeptidi “parlano” e i recettori “ascoltano”.
La statunitense Candace Pert, neuroscienziata, biologa e farmacologa di fama internazionale, ritiene che questo sistema di comunicazioni sia fondamentale per la biochimica delle emozioni.
“Quando avremo dimostrato la misura in cui le emozioni (espresse tramite molecole neuropeptidi) influenzano il corpo – dice la studiosa – diventerà chiaro come esse possano rappresentare una chiave per comprendere la malattia”.

Guidare i bambini per comprendere le emozioni

Alfabetizzazione Emotiva. Un testo agile che affianca gli insegnanti nel delicato compito di sostenere i bambini verso la comprensione e la gestione delle emozioni, accrescendo la loro intelligenza emotiva e favorendo altresì un clima armonioso nel gruppo classe, in grado di prevenire ogni forma di prevaricazione e bullismo.
Il libro è composto da:
- pagine in cui vengono trattati argomenti relativi a dinamiche psicologiche e sociali, in maniera scorrevole ma scientifica ed esauriente;
- pagine con proposte operative da svolgere insieme ai bambini.
Ecco l'indice con gli argomenti trattati.


Formato: 17 x 24 cm
Pagine: 120
Rilegatura: con spirale, per una facile fruibilità 

Questo libro al momento è usaurito.