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Benessere emotivo e ambientale

Come raggiungere il benessere emotivo e ambientale, attraverso l’esperienza artistica e il restorative design

Corso/laboratorio di Arteterapia biofilica e Restorative design
Sono previsti 8 incontri di 2 ore e mezza ciascuno
Ogni incontro si articola in una parte teorica e una parte pratica espressiva laboratoriale

Quali sono gli argomenti che verranno trattati in questo corso?

Le 10 intelligenze di Gardner e la scoperta dei talenti
La creatività e le esperienze ottimali (flow)
La Psicologia positiva, come promuovere le esperienze eudaimoniche
La Psicologia ambientale, come ridurre il sovraccarico sensoriale e gli stressor
La Psicologia dell’abitare, come rendere gli ambienti stimolanti o rilassanti
L’uso del colore e la cromoterapia
Luoghi sociofughi e luoghi sociopeti
I bisogni psicologici legati allo spazio ambientale
La Biofilia, istintiva attrazione verso tutto ciò che fa parte del mondo naturale
L’arteterapia biofilica come mezzo espressivo per il benessere psicofisico
Il Restorative design e il concetto di Fascination

Che cosa potrò imparare?

A progettare nuovi ambienti confortevoli e suggestivi
A migliorare il benessere psicofisico all’interno di ambienti già esistenti
A rendere gli spazi armoniosi e ottimali anche attraverso l’uso del colore
A introdurre elementi biofilici dentro gli spazi abitativi per renderli rigeneranti
A creare oggetti accattivanti e di tendenza, in base ai principi della biofilia
A organizzare piccoli gruppi di riciclo creativo
A ritrovare il benessere emotivo attraverso le arti espressive

Nella parte laboratoriale che cosa potrò imparare a realizzare?

Quadri “verdi” a tema naturalistico
Piccoli giardini da tavolo, come oggetto regalo
Oggettistica con decorazioni a mosaico
Rivisitazione di oggetti attraverso l’upcycling

A chi si rivolge il corso?

A progettisti, arredatori, home stager, insegnanti, educatori, associazioni che vogliano ampliare la loro offerta corsi, appassionati di arte e creatività, e tutti coloro che desiderano saggiare le proprietà terapeutiche della biofilia e del restorative design.

Dove si svolge e quanto costa?

Il corso/laboratorio si svolge in via Coazze 11, a Torino (metropolitana Bernini).
Il costo è di 250 €, comprensivo del materiale necessario (supporti per i quadri verdi, muschi e licheni stabilizzati, colori, tessere mosaico, …)
In corso è tenuto dalla dott.ssa Rossana d’Ambrosio, psicologa e architetto.

Verranno formati piccoli gruppi di lavoro, in base alle preferenze di orario che indicherete.
Chi è interessato può inviare una mail a: rossana.dambrosio@vivacemente.it

Prove scientifiche sugli effetti della tangoterapia


 
Le arti terapie comprendono terapie legate alla pittura e manipolazione. Inoltre comprendonono terapie legate alla danza e alla musica.
 
Nell'ambito della danza terapia, troviamo la tangoterapia. È noto da tempo che il tango argentino ha effetti benefici sulla funzione motoria nei malati di Parkinson.

A riprova ricordiamo i risultati di uno studio controllato, riportati dal sito nazionale dell’AIP l’11 ottobre 2011.
Nell’ambito dello studio che ha confrontato 31 pazienti parkinsoniani che hanno partecipato ad un programma di tango argentino per due volte alla settimana con altri 31 pazienti che non lo hanno seguito, dopo un anno i pazienti ballerini hanno presentato un miglioramento del 28,7% (12,8 punti) del punteggio motorio sulla scala UPDRS, nonché miglioramenti significativi in un test di equilibrio (MiniBESTtest), del freezing (questionario FOG) e del cammino (test del cammino per 6 minuti).

La grande ballerina Carmencita Calderon

 Carmencita Calderon nata il 10 febbraio del 1905, si è spenta il 31 ottobre del 2005.

 Il 10 febbraio aveva festeggiato brillantemente i 100 anni. 

Un gruppo di sue amiche giovani (70-80 anni) le ha invaso la casa, per festeggiare il suo compleanno, portandole una torta con cento candeline. 

Nel pomeriggio del giorno dopo è andata dal parrucchiere, in serata ha chiamato un taxi e si è fatta portare alla Baldosa, una milonga molto conosciuta a Buenos Aires, nel quartiere Flores. Molti ballerini e appassionati di tango la stavano aspettando. C’era un tavolino riservato per Carmencita. Ha appoggiato la borsetta, si è seduta e poi si è alzata quando Jorgito Dispari l’ha invitata a ballare: un tango, una milonga, un vals. Applausi scroscianti hanno invaso la sala.
Alle due passate ha chiamato un altro taxi ed è tornata a casa, a Villa Lugano, peina di gioia e soddisfazione. Non avrebbe potuto immaginare un modo più bello per festeggiare il suo secolo, tra le braccia di quel bravo tanguero che ha fatto le coreografie di Assassination Tango e molte altre cose, tra cui insegnare tango alla grande ballerina Geraldine Rojas.

La capoeira come esperienza ottimale per il corpo e la mente

Nel 1624, la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali attaccò il Brasile portoghese e riuscì a conquistarne alcune zone costiere fondamentali per il commercio.
Approfittando della situazione, migliaia di schiavi africani si ribellarono ai padroni e fuggirono nelle foreste dell’entroterra brasiliano; lì, si organizzarono in villaggi indipendenti, detti “quilombos”. Sapendo di poter trovare rifugio in queste comunità, molti altri schiavi continuavano a fuggire. 
I portoghesi, quindi, si affrettarono a soffocare il fenomeno, ma le loro prime spedizioni fallirono: i fuggitivi, originari di di-sparati gruppi etnici africani, avevano amalgamato le proprie tradizionali forme di combattimento in una lotta tremenda. Un documento del 1624 recita: “Combattono usando calci e testate come fossero veri animali indomabili”. La capoeira era nata.
Per difendere quelle piccole oasi di libertà dei quilombos, generazioni di guerrieri capoeiristi si successero in una resistenza lunga ottant’anni. Poi, inevitabilmente, le armi da fuoco dell’esercito portoghese prevalsero; i ribelli furono uccisi o ricondotti in schiavitù, ed i quilombos, a poco a poco, soccombettero. La capoeira, però, sopravvisse, ed, anzi, si diffuse a macchia d’olio: infatti, i sopravvissuti dei quilombos, venduti come schiavi nelle piantagioni di tutto il Brasile, insegnarono la capoeira ai nuovi compagni, i quali apprendevano con entusiasmo ed ammirazione.
Sradicata, però, dall’originale condizione di libertà di cui godeva nei quilombos, la capoeira si modificò, arricchendosi di una serie di movimenti esornativi, di fatto superflui al combattimento vero e proprio, forse per mistificare la propria natura marziale e confondersi con una danza tribale agli occhi dei bianchi ignari. 
Così, gradualmente, essa si trasformò nel gioco rituale che oggi noi conosciamo. 

Musicoterapia, importante fin da bambini


Neurologi, musicisti e insegnanti di musica sono sempre stati d’accordo su tale concetto: la musica aiuta a sviluppare l’intelligenza. 
Fino a poco tempo fa, tuttavia, nessuno ha mai affermato ciò a gran voce, semplicemente, perché mancavano adeguati riscontri scientifici ad avvalorare le loro convinzioni. 
Ora però, in seguito a studi e ricerche, si può affermare con certezza che gli individui che hanno ricevuto un’educazione musicale, soprattutto in tenera età, hanno avuto più opportunità per sviluppare maggiormente alcune aree del cervello. 

Nell’ultimo decennio è stata condotta, a Berlino, una ricerca nelle scuole elementari di un quartiere popolare: per sei anni sono stati studiati i comportamenti di un gruppo di bambini che frequentavano lezioni regolari di musica, oltre il normale orario scolastico, e comparati con i comportamenti di altri bambini che seguivano un curriculum didattico tradizionale. 
La ricerca ha rivelato che i bambini che hanno ricevuto un’educazione musicale hanno capacità intellettive migliori rispetto ai loro coetanei privi di esperienze in campo musicale. In particolare:
• sono risultati in grado di risolvere meglio i problemi di tipo logico-matematico;
• hanno dimostrato maggiori capacità di espressione, sia verbale che corporea;
• il loro comportamento è apparso più equilibrato e privo di quegli stati di ansia che spesso sfociano nell’iperattività.

Arteterapia e laboratori artistici

L’Arteterapia ha inizio negli anni ‘40 e ‘50, in Inghilterra e negli Stati Uniti come modalità terapeutica per curare i disagi psicologici dei reduci di guerra e dei pazienti ricoverati in ospedali psichiatrici. Praticata da artisti sensibili al potenziale comunicativo dell’arte o da psicologi e psichiatri interessati al linguaggio pittorico, si è presto sviluppata come disciplina autonoma, ampliando il suo campo di applicazione alla prevenzione e alla riabilitazione della maggior parte dei disturbi psicologici e sociali.

La teoria dell’Arteterapia ha le sue radici da un lato nell’arte e creatività, dall’altro negli studi psicodinamici. I lavori artistici costituiscono un mezzo per l’espressione e la comunicazione del mondo interno costituito da immagini, pensieri, emozioni e fantasie.
L’uso dei materiali artistici, quale mezzo per esprimersi con il linguaggio dell’Arteterapia è di primaria importanza per promuovere e veicolare la propria creatività e le proprie emozioni.
Il linguaggio dell’opera realizzata costituisce l’elemento fondamentale del dialogo verbale e non verbale che avviene tra paziente e terapeuta.

Ogni oggetto artistico creato influisce su chi l’ha prodotto e su chi ne fruisce: paziente e terapeuta condividono un’esperienza estetica ed emozionale, non definibile con le sole parole, il cui fine è di ampliare la conoscenza di sé e del mondo che ci circonda, riuscendo altresì a colmare i vuoti e sedare l’ansia e lo stress che si possono sperimentare in molti momenti dell’esistenza.

Opera realizzata durante il laboratorio “A passeggio con i colori”
organizzato dai Servizi Sociali della circ. IV Città di Torino
condotto da Matilde Domestico e rivolto a pazienti
disabili psicofisici ultrasedicenni.