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Il mestiere di scrivere - Forneri

"Uno scrittore non si riposa mai – scrivere è un modus vivendi, un modo di respirare, di guardare, di amare – e quando si ferma è aspirato dal caos, o dal caso, in cui troverà gli spunti, gli appigli –un’emozione, un pathos, un’idea – per la sua futura opera.

Scrivere è ampliare la coscienza e metterla in risonanza con il mondo e poi con il Logos portare la luce e riparare le dissonanze con nuove armonie verbali.

Chi scrive porta costantemente sulle spalle l’incongruenza del mondo, rasentando il misticismo laddove ne sentisse empaticamente il dolore: scrivere è per lui sia l’esorcismo del dolore del mondo, sia uno scudo fatto di un altro mondo, un altro verbo, un altro logos. Un’altra creazione."


Nicoletta Forneri

La narrazione e le emozioni

Approcciandoci alla scrittura è fondamentale comprendere il valore delle emozioni, capire come esse si generano, partendo dalla comprensione dalle primarie per arrivare alle secondarie e infine ai sentimenti.

È importante comprendere come le emozioni hanno agito strutturando la personalità e come continuano a trasformarci rendendoci quello che siamo, acuendo la nostra sensibilità o il nostro cinismo.
Il Sé è probabilmente la più grande opera d’arte che non produciamo, sicuramente la più complessa. Giacché noi non creiamo un solo tipo di racconto produttore del Sé, ma molti.
Il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, mentre l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce se stessa ed entra in relazione con altre persone (con il loro Io), distinguendole come “non-Io”.

Escher

Che cosa saremmo senza i nostri ricordi?

I nostri ricordi costituiscono la nostra identità.
Le storie vissute diventano ancora più autentiche e nostre quando le ripetiamo a noi stessi, le narriamo emotivamente nel nostro parlato interiore, le metabolizziamo, le custodiamo nell'anima.
L'anima è fatta di narrazioni, come il corpo è fatto di cellule.
Quando la mente si sfrangia, i ricordi si allentano e pian piano ci abbandonano, allora perdiamo l'essenza di noi stessi.

Racconti del Sé che narriamo a noi stessi

Una narrazione creatrice del Sé è una specie di atto di bilanciamento. Da una parte deve creare una convinzione di autonomia, persuaderci che abbiamo una nostra volontà, una certa libertà di scelta, un certo grado di possibilità. Dall'altra deve metterci in relazione con un mondo fatto di altre persone (la famiglia e gli amici, le istituzioni, il passato, i gruppi di riferimento).

Ma nell'entrare in relazione con l'alterità è implicito un impegno verso gli altri che limita la nostra autonomia. Sembriamo incapaci di vivere senza entrambe le cose: l'autonomia e l'impegno. E le nostre vite cercano di equilibrarle. E così pure i racconti del Sé che narriamo a noi stessi.
    Jerome Bruner

Narrare e scrivere per rafforzare la volizione

Il processo di verbalizzazione, come il processo di scrittura, racchiude un grande potenziale terapeutico. Mentre scriviamo ci distraiamo dai problemi anche se paradossalmente stiamo parlando proprio di questi. In realtà li vediamo con più distacco e diveniamo più obiettivi nei confronti della realtà e più capaci di intravedere soluzioni.

Narrare, oralmente o attraverso la scrittura, è un balsamo in grado di rasserenare, sia che stiamo trattando cose piacevoli o situazioni di sofferenza.
Attraverso la scrittura, attività che assorbe completamente, sviluppiamo la qualità del coinvolgimento e dell'empatia.
Scrivere con assiduità rafforza la determinazione e la volizione che rappresenta l'opposto dell'apatia.

Inventare fiabe insieme ai bambini

Ecco un'idea per intrattenere i bambini inventando fiabe e personaggi fantastici. Questa attività è adatta in particolare ai bambini della scuola primaria.
Si consiglia di suddividere la classe in gruppi di quattro bambini ciascuno. Ogni bambino prende un foglio di carta e lo divide per ottenere 4 biglietti.
Sul 1° biglietto scrive il nome del luogo sede del "C'era una volta..." (isola misteriosa, pianeta sconosciuto, ...)
Sul 2° biglietto scrive il nome di un protagonista
Sul 3° biglietto scrive il nome di un antagonista (strega, drago, orco, ...)
Sul 4° biglietto scrive il nome di un benefattore a sostegno del protagonista (fata, folletto, elfo, ...)

Ogni nome verrà affiancato da un paio di aggettivi che servono per connotarlo.
Per esempio: fata, turchina gentile.

Vengono predisposti 4 contenitori, che possono essere ricavati da 4 scatole di scarpe, che fungono da urne nelle quali vengono imbucati i vari biglietti.
Ogni scatola deve contenere biglietti dello stesso tipo.
Così avremo la scatola dei luoghi, quella dei protagonisti, quella degli antagonisti e quella dei benefattori.

Ciascun bambino di ogni gruppo pesca, a occhi chiusi, un biglietto da ogni scatola.
Quando ogni gruppo ha ottenuto 4 biglietti (uno per tipo) scatta il tempo per inventare la storia che si dovrà basare su personaggi e luoghi, definiti dalla breve descrizione, poi arricchiti dalla fantasia di ciascun gruppo.
Si può stabilire mezz'ora di tempo per una fiaba breve.
Oppure un'ora di tempo per una fiaba più lunga e corredata di maggiori elementi fantastici.
Un'ora e mezza per una fiaba arricchita anche da qualche illustrazione.

Le fiabe verranno lette a voce alta e saranno messe ai voti dai gruppi che non hanno partecipato alla stesura della storia in questione.

La fiaba che riscuoterà più consensi, diventerà oggetto di lavoro per un altra giornata di laboratorio, durante la quale ogni bambino potrà proporre di implementare la storia con l'aggiunta di altri personaggi minori a supporto o in contrasto con il protagonista.

Definita la fiaba in seconda stesura (con più personaggi e più accadimenti) si potrà ulteriormente lavorare drammatizzando la nuova storia. A ogni bambino verrà affidato un ruolo da interpretare.
A chi toccherà un ruolo più breve e secondario, avrà diritto a interpretare un ruolo più impegnativo durante la drammatizzazione di un'altra fiaba.

La scritturaterapia e i suoi vantaggi


La scritturaterapia si fonda sul presupposto che la possibilità di esprimere le proprie emozioni funga da processo di liberazione psicologica e di approfondimento sull'identità personale.

Comprendere le proprie emozioni descrivendole e osservandole allo specchio, attraverso il processo di scrittura, diviene lenitivo per le ferite, per superare traumi, osservandoli in maniera più matura e distaccata, trovando altresì gli strumenti per superare i momenti più difficile con fermezza e volontà.

La perseveranza nella scrittura aiuta ad affermare l'autodeterminazione necessaria anche per superare momenti di difficoltà e sconforto, che spesso portano le persone a rimanere prigioniere di loro stesse.

Lo scenario emotivo della narrazione


Il genere narrativo è caratterizzato dal coinvolgimento del fattore emozionale che si trasmette dal narratore al lettore o ascoltatore.

La narrazione non è una cronistoria, un resoconto o un elenco di eventi nel loro susseguirsi.

Nella narrazione oltre allo scenario degli accadimenti, c'è lo scenario della coscienza. Il vissuto emotivo e mentale dei protagonisti è pregnante nella storia e diviene contagioso.

Nei testi narrativi la tonalità emotiva è forte ed è in grado di innescare numerose emozioni: curiosità, divertimento, suspance... per arrivare anche a timore, smarrimento, gioia, entusiasmo...
Tutto questo alternarsi di emozioni è stimolante e infonde benessere nel lettore.
Anche lo scrittore ottiene benefici nello scrivere in quanto questo diviene un atto liberatorio.

La struttura di una opera narrativa è formata da sequenze, che talvolta corrispondono ai capitoli, ma non necessariamente.
Più in generale le sequenze narrative sono parti del testo in cui viene descritto lo svolgimento della storia col succedersi dei vari accadimenti (azioni).
Le sequenze descrittive presentano le ambientazioni e i protagonisti, introducendoli al lettore. A queste si alternano le sequenze riflessive in cui spiegate le emozioni dei personaggi, le loro gioie e le loro angosce; nelle sequenze dialogate avviene un dialogo diretto tra due o più personaggi.
I testi narrativi sono composti da una equilibrata alternanza di queste sequenze che, incastrandosi tra loro, compongono lo scheletro della storia.

Narrativa, memoria, immaginazione. Scrivere e riscrivere.

Mediante la narrativa costruiamo, ricostruiamo, in un certo senso perfino inventiamo, il nostro ieri e il nostro domani. La memoria e l'immaginazione si fondono in questo processo. Anche quando creiamo i mondi possibili della fiction, non abbandoniamo il familiare, ma lo congiuntivizziamo trasformandolo in quel che avrebbe potuto essere e in quel che potrebbe essere.
   Jerome Bruner

Limerick: che cosa è?

Il limerick è breve componimento in rima e può essere considerato una forma di nonsense.
Esso è stato reso famoso da Edward Lear, poeta e scrittore inglese dell’Ottocento.
Un limerick è sempre composto di 5 versi, di cui i primi due e l’ultimo, rimati tra loro, il terzo e il quarto, a loro volta rimati tra loro, secondo lo schema AABBA.
Nel limerick più comune il primo verso deve sempre contenere il protagonista, un aggettivo per lui qualificante e il luogo geografico dove si svolge l’azione, mentre i restanti versi sintetizzano l’aneddoto e nell’ultimo verso viene richiamato il protagonista, per connotarlo meglio.
Ecco un esempio di limerick italiano composto dal celebre poeta Gianni Rodari.
  Una volta un dottore di Ferrara
  Voleva levare le tonsille a una zanzara.
  L'insetto si rivoltò
  E il naso puncicò
  A quel tonsillifico dottore di Ferrara

Cimentarsi nella stesura di nuovi limerick può essere un buon esercizio per tenere attiva la mente, per sorridere e far sorridere.
Provateci, seguendo le istruzioni.
Primo verso: scegliete un personaggio e un luogo.
Secondo verso: citate una caratteristica (pregio o difetto) del personaggio e spiegate che cosa fa.
Terzo e quarto verso: raccontate la situazione.
Quinto verso: riprendete il primo e aggiungete qualcosa di rafforzativo.
Qui di seguito trovate altri esempi.

"Gratitudine" a colazione - Oliver Sacks

Gratitudine è il titolo dell'ultimo libro di Oliver Sacks pubblicato da Adelphi (anno 2016).
Gli scritti raccolti in questo libro esprimono la gratitudine che Oliver Sacks ha voluto indirizzare ai suoi lettori che in tanti anni lo anno seguito appassionandosi alla sua forma di scrittura, unica nel suo genere ibrido tra saggio e romanzo.
Quelle di Gratitudine sono pagine vibranti di entusiasmo e vitalità nelle quali si rivela grande passione e urgenza narrativa. 
Riflettendo sulla sua vita da ottantenne, Sacks confida di percepire «non una riduzione ma un ampliamento della vita mentale e della prospettiva». Per questo desidera, nel breve tempo che gli resta anche a causa della malattia, «vivere nel modo più ricco, più intenso e più produttivo possibile».
Un libro appassionante nel quale Oliver Sacks ringrazia e dona al tempo stesso.

Caratteristiche del romanzo sociale

Il romanzo a sfondo sociale (altrimenti detto semplicemente romanzo sociale) si sviluppa nella prima metà dell'Ottocento ed è un genere di romanzo teso a evidenziare situazioni di sopruso e pregiudizio.
Si offre particolare risalto alla rappresentazione dei costumi della società che fa da sfondo alla vicenda narrata evidenziando, ponendo l'accento sui mali, le ingiustizie, le insopportabili condizioni di vita delle classi più svantaggiate.
Ambientata in un'epoca storica contemporanea a quella dell’autore, la vicenda narrata è per lo più caratterizzata da un intreccio denso di emotività.


Il romanzo sociale, nato nella prima metà dell’Ottocento con le opere dello scrittore francese Honoré de Balzac, che ne può essere considerato il creatore, e con quelle del famoso scrittore inglese Charles Dickens, ebbe larga diffusione anche nella seconda metà dell’Ottocento con le opere di Emile Zola e nel Novecento, in particolare con i romanzi di Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini e Paolo Volponi nei quali affiora chiaramente l’intento di denuncia politica e morale nei confronti di determinati fenomeni sociali.

Edward Lear, primo scrittore di limerick

Edward Lear (Londra 1812, Sanremo 1888) è considerato il primo vero scrittore di limerick. Dopo un’adolescenza difficile (venti fratelli e un padre in carcere per debiti) Edward Lear ebbe la vita turbata da problemi di salute (era asmatico ed epilettico). Cercò di superare i problemi buttandosi in un lavoro creativo, che gli permise anche di guadagnarsi presto da vivere. Come pittore naturalista si fece apprezzare dal Conte di Derby che lo ospitò nella sua casa, dove iniziò a scrivere i suoi limerick per divertire i figli del conte.
Per raggiungere luoghi con un clima più favorevole per la sua salute, Lear viaggiò molto fino a stabilirsi in Italia nel 1837. Durante i suoi viaggi compose numerosi resoconti illustrati. I suoi limerick, corredati di disegni, sono raccolti nel libro A Book of Nonsense che pubblicò nel 1846 con lo pseudonimo di Derry Down Derry.

Che cosa sono gli haiku?

Forse in una primavera della seconda metà del seicento durante “un camminare” il poeta nipponico Bashÿ si fermò a contemplare un ramo di ciliegio fiorito.
Non che non ne avesse mai guardato uno, ma quel giorno la minuta perfezione dei petali fragili, il colore puro sullo sfondo verde di una campagna dai dolci rilievi gli provocarono un’emozione, uno stupore così inatteso e pungente da spingerlo a fermare con la scrittura la percezione di una gioia breve  e intensa, magari anche un po’ dolorosa, come una stilettata che necessitava di un balsamo, una cura.
Forse in quel momento diede alla luce il suo primo haiku .
Forse…

L’haiku è una semplice costruzione poetica, fatta di soli tre versi, ed ha queste caratteristiche:
il primo e il terzo verso sono costituiti da cinque sillabe;
il verso centrale da sette.
il tema ricorrente è la natura nel succedersi delle quattro stagioni e nel suo rivelarsi nella vita di ogni creatura.
lo stile è essenziale e non necessita di ricercatezze lessicali.

Pseudonimi ed eteronimi, che cosa sono

Gli pseudonimi nacquero in tempi antichi dall’esigenza di letterati ed intellettuali di celare la propria identità. La parola deriva dal greco (pseudès = falso, ònoma = nome).
Un particolare tipo di pseudonimo è il nome d’arte, introdotto in tempi moderni per permettere ad artisti e uomini di spettacolo di presentarsi al grande pubblico con un nome più bello o più semplice da ricordare rispetto al nome anagrafico.
Per tutt’altre ragioni, il poeta portoghese Fernando Pessoa inventò gli eteronimi (dal greco: èteros = altro, ònoma = nome), personaggi immaginari a cui Pessoa attribuì alcune delle proprie opere.
Pessoa inventò, inconsapevolmente, il suo primo eteronimo all’età di sei anni, quando, fingendo di essere un tale Chevalier de Pas, scriveva lettere indirizzate a se stesso.
In età matura, recuperò e sistematizzò l’intuizione fantasiosa dell’infanzia: creò vari personaggi (Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares ed altri di minore rilevanza), ognuno con biografia, personalità, stile di vita e stile letterario propri, ed ognuno differentemente caratterizzato.
Pessoa produceva le sue opere e poteva, di volta in volta, firmarle col proprio nome oppure attribuirle, nella finzione letteraria, a qualche suo eteronimo. 

Differenza tra racconto e novella

La novella è una narrazione breve con personaggi umani (a differenza della favola) e con contenuti verosimili (a differenza della fiaba).

Secondo alcuni, non vi è una sostanziale differenza tra racconto e novella
La differenza è dovuta alla prevalenza dell’uso di un termine o dell’altro secondo l’epoca storica. In fatti in Italia, a partire dall’Ottocento, si diffuse l’uso del termine racconto in riferimento a quel genere che prima era stato definito novella.

In realtà pare più corretto ritenere che la novella abbia una sua precisa connotazione. Essa ha origini molto antiche e in origine si diffuse oralmente. Si stima che le sue origini siano anteriori all'anno Mille, epoca in cui non esistevano vere e proprie forme di scrittura. Inizialmente la novella parlava della vita dei Santi, ma a partire dal Duecento, grazie a Boccaccio, questo genere acquisirà altre caratteristiche, assumendo un ruolo educativo e dovendo anche provvedere al dialetto. Il Decameron boccaccesco rappresenta l'esempio di questo cambiamento.

Successivamente la novella si arricchirà di altri aspetti, come la sua caratteristica di indagare sulla coscienza. Essa non racconta storie situate in luoghi geografici ben precisi, opera una critica della contemporaneità. Lo scrittore italiano di novelle, per eccellenza, è Luigi Pirandello. 
Non dimentichiamo tuttavia Grazia Deledda, Giovanni Verga, Italo Svevo, Italo Calvino, Dino Buzzati, Piero Chira, Carlo Cassola, e molti altri.
Un'altra differenza è che la novella fa sempre riferimento alla vita reale, mentre il racconto è una narrazione che può avere sia un contenuto realistico ma anche fantastico. Inoltre la novella è più lunga del racconto, avendo generalmente la lunghezza di un romanzo breve.

Il fattore tempo nel romanzo psicologico

Nel romanzo psicologico si assiste a una notevole espansione del tempo delle riflessioni rispetto al tempo della storia: è presente uno spaccato dei pensieri del protagonista.
Infatti i romanzi e i racconti psicologici possiedono una tendenza spiccata a privilegiare l’analisi della vita interiore dei personaggi rispetto alla narrazione di accadimenti e azioni. Gli stati d’animo, i moti interiori, le emozioni e le riflessioni del protagonista divengono il fulcro della narrazione. 
Proprio questa tendenza all’analisi della vita interiore comporta una diversa trattazione del tempo: infatti il tempo della storia può essere breve e il tempo del racconto molto lungo.

I diversi generi del romanzo

Il romanzo si distingue dal racconto per la lunghezza e anche per la maggiore complessità, quindi tempi più lunghi, vicende e ambienti più dettagliati, maggior numero di personaggi. Tuttavia esistono romanzi brevi, così come esistono racconti lunghi.

Il romanzo, in base alle caratteristiche distintive che si rilevano al suo interno, può essere classificato in diversi generi e anche sottogeneri.
Romanzo psicologico quando emerge in primo piano l’individuo, le sue emozioni e sentimenti, le sue passioni e contraddizioni.
Romanzo a sfondo sociale se si tratteggia la vita dei ceti sociali economicamente svantaggiati o si denunciano situazioni di sopruso e pregiudizio.
Romanzo di analisi che mette in mostra tutte le sfaccettature del sentimento e le pulsioni dell’inconscio.
Romanzo di ambiente e di costume se si descrivono comportamenti di gruppi sociali e di individui che li rappresentano.
Romanzo storico se la vicenda si svolge in un periodo storico ben definito e importante per lo svolgimento dei fatti.
Romanzo epistolare quando le vicende dei personaggi sono trasmesse con l’espediente del carteggio epistolare.
Romanzo in forma di diario quando le vicende dei personaggi sono trasmesse con l’espediente del diario.
Romanzo di formazione quando l’attenzione è rivolta alla evoluzione del personaggio verso la maturità e l’età adulta.
Romanzo didattico quando il romanzo è un pretesto per impartire insegnamenti.