Narcisista a pelle spessa e a pelle sottile

Lo studioso Herbert Rosenfeld ha fornito un interessante riferimento alla pelle dei narcisisti, in modo da comprendere meglio le differenze tra le due tipologie di narcisismo.

Il narcisista a pelle spessa è il narcisista overt, ovvero quello grandioso, apparentemente sicuro di sé. Quello che sembra non farsi scalfire da nulla. Può destare ammirazione per la sicurezza che mostra, ma può risultare irritante quando assume atteggiamenti troppo plateali ed esibizionisti.

Al contrario il narcisista a pelle sottile (detto anche covert) in prima battuta non risulta affatto irritante, anzi suscita quasi un senso di tenerezza per la sua vulnerabilità. Appare umile, riservato, tendenzialmente timido, a volte ansioso e un po' depresso. Può scegliere di andare in terapia proprio in seguito a episodi depressivi, ansia e senso di vuoto incolmabile, ma non si rivolge allo psicologo perché ha compreso il tipo di disturbo che lo affligge da una vita. E talvolta, allo psicologo è necessario diverso tempo per comprendere il suo reale disturbo; infatti il paziente non ostenta quel senso di grandiosità che si porta dentro come un sogno quasi accantonato.
Il narcisista a pelle sottile è misurato, riflessivo, seppur dal suo unico punto di vista, infatti manca di reciprocità (la mancanza di reciprocità è un elemento che accomuna tutte le differenti forme di narcisismo).

Il narcisista a pelle sottile sceglie di accompagnarsi con persone molto empatiche e dotate di profondità, che sappiano accoglierlo e supportarlo, offrendogli l'approvvigionamento di cui hanno bisogno.
Il narcisista covert non investe l’interlocutore con la sua grandiosità (che tiene nascosta) e non punta mai direttamente su sé stesso. Nelle relazioni, dall'inizio tende ad elevare l’altro, mostrando di capirne il valore, esaltandone i pregi e colmandolo di apprezzamenti. Valorizzare l’altro lo fa stare bene, andando a generare una sorta di grandiosità riflessa.
Io mi sento grande, unico, quando tu sei qui con me e mi dedichi il tuo tempo, il tuo riconoscimento nei miei confronti mi dice che esisto e che sto facendo bene ciò che faccio. Tu sei il mio specchio e mi rimandi una bella immagine che mi fa sentire al top.

Gibson e concetto di Affordance

Parlando di restorative design non si può non parlare del concetto di affordance introdotto da Gibson.
Il concetto di “affordance” vuole farci riflettere sull'importanza invito all’uso.

L'obiettivo di un bravo progettista che si occupa di restorative design è quello di offrire un semplice ed intuitivo utilizzo per tutti.

Come esempi di perfetto invito all'uso, potete osservare la poltrona e il divano "Love" del designer Fukasava per B & B Italia.

Psicologia sociale, ambientale, architettonica

Vediamo in che rapporto stanno tra loro la psicologia sociale, ambientale e architettonica. Sarà semplice capirlo osservando lo schema che illustra come la psicologia sociale sia un grande insieme che contiene la psicologia ambientale che a sua volta contiene la psicologia architettonica.

La psicologia ambientale studia le interazioni tra essere umano e ambiente circostante, e osserva come essi si influenzino a vicenda.
La psicologia architettonica, nasce prima della psicologia ambientale pur essendo un suo sottoinsieme. Infatti, nasce nel secondo dopo guerra in Europa, con l’intento di occuparsi della ricostruzione degli edifici che erano stati bombardati. In un celebre discorso Winston Churchill disse «Noi diamo forma ai nostri edifici, che a loro volta ci formano» (discorso alla Camera dei Comuni distrutta dai bombardamenti).
In seguito questa disciplina iniziò a espandersi in America, occupandosi più in generale del rapporto tra la persone e il contesto ambientale esteso, quindi non limitandosi al singolo edificio ma anche al tessuto urbano e rurale, considerando anche gli aspetti paesaggistici.

Tuttavia, bisogna considerare che il primo seme per la nascita della psicologia ambientale era stato gettato dallo psicologo sociale della Gestalt, Kurt Lewin, che introdusse la cosiddetta “Teoria del campo” nel 1936.

Tale teoria (di matrice Gestaltica) sostiene che la percezione dell’ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in base all’individuo, allo stato d’animo e alla situazione in quel determinato momento.

La teoria prevede l’esistenza di uno spazio psicologico (Campo) dove sono presenti dei comportamenti (C) che si determinano in base alle Persone (P) con il loro temperamento individuale e in base all’Ambiente (A).
C = f (P A)

Il restorative design, che fa parte della psicologia architettonica, si occupa di rendere l'ambiente costruito confortevole e rigenerante, attraverso l'inserimento di elementi in grado di attrarre la nostra attenzione involontaria, determinando la cosiddetta fascination.

Misurare le emozioni

Si possono misurare le emozioni?

La misura delle emozioni è un'impresa molto ambiziosa e complessa. Tuttavia, rappresenta un obiettivo del marketing e della psicologia dei consumi.

Stimare l'intensità di un'emozione è determinante per comprendere e valutare l'efficacia della comunicazione e il consenso che riscontra un prodotto.

Uno degli strumenti utilizzabili per la misurazione delle emozioni è il differenziale semantico di Osgood, creato per valutare l'emozione legata a uno stimolo.
Vanno individuati una serie di aggettivi bipolari (bello/brutto, forte/debole, piacevole/spiacevole) e posizionati agni estremi di un asse orizzontale. Lungo quest'asse va inserito un valore che definisce il grado di intensità, in relazione a ogni caratteristica che si vuole esaminare.

Di seguito è riportato un esempio, in merito ai prodotti dell'Erbolario.

Disturbo evitante di personalità

Le persone con disturbo evitante di personalità manifestano un comportamento tendente alla chiusura sociale al fine di evitare situazioni e interazioni che possano farli sentire inadeguati, giudicati o rifiutati.
Questo disturbo non ha preferenze di genere e colpisce in egual misura donne e uomini. La prevalenza risulta essere di circa il 3%, ma si stima sia in aumento tra i giovani, negli ultimi anni.
Le comorbilità sono parecchie: i pazienti non di rado manifestano anche disturbo depressivo, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale o disturbi di panico. 
Questi pazienti (diversamente da quelli antisociali) desiderano fortemente le interazioni sociali, ma temono il rifiuto e il senso di il fallimento che ne conseguirebbe. Per questo si chiudono e non sviluppano una rete sociale che potrebbe sostenerli nei momenti di necessità.
Il senso di inadeguatezza, derivante dalla bassa autostima, li penalizza nella gran parte delle situazioni sociali, in particolare in quelle nuove. Essi si sentono poco desiderabili, poco attraenti e inferiori agli altri. Per questo appaiono timidi, estremamente riservati e silenziosi, mantenendo sempre un basso profilo allo scopo di non farsi notare. Sono riluttanti a parlare di sé stessi per il timore di mettere in luce i loro eventuali difetti o inadeguatezze. Si preoccupano di poter arrossire o addirittura piangere, di fronte alle critiche altrui.

Eziologia del disturbo evitante di personalità
Le esperienze di rifiuto ed emarginazione verificatesi durante l'infanzia e i tratti temperamentali innati, predisponenti all'ansia sociale, creano le condizioni per l'instaurarsi del disturbo evitante di personalità.

Otto Kernberg e il disturbo narcisistico

“Il disturbo narcisistico di personalità è una condizione mentale in cui la persona presenta varie combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità, eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui e deficit di empatia emotiva. Sono anche tipici l’incertezza cronica e l’insoddisfazione di se stessi; la crudeltà e lo sfruttamento, conscio o no, nei confronti degli altri.” Otto Kernberg
Psichiatra e psicoanalista austriaco, nato a Vienna nel 1928, di cittadinanza statunitense.
Il suo contributo principale consiste nella ideazione di una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo: nevrotico, borderline o psicotico.
Per Kernberg, le relazioni oggettuali interiorizzate sono un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano. Lo sviluppo delle relazioni oggettuali poggia su tre sistemi di interiorizzazione dell’esperienza (l’introiezione, l’identificazione e l’identità dell’Io), i quali sono regolati prima dalla scissione e successivamente dalla rimozione.

Costantemente connessi, possibili danni

Il fatto di essere eternamente iperconnessi, comporta un sovraccarico di informazioni che incide negativamente sulla memoria, oltre che sulla capacità di attenzione.

Il neuropsicologo Francis Eustache è uno dei più grandi studiosi contemporanei dei processi di memorizzazione.
Secondo F. Eustache, una pesante conseguenza dell’utilizzo sfrenato degli smartphone è data dalla enorme quantità di dati che immagazziniamo.
Essi generano in noi un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso. Tutto questo comporta un affaticamento che non è assolutamente trascurabile e, alla lunga, genera pesanti ripercussioni.

Troppi dati che vengono consultati e immagazzinati, in aggiunta alle sollecitazioni che avvengono in simultanea tra loro, aumentano la pressione psicologica e conseguentemente anche lo stress e i livelli di cortisolo.
Più stress, più perdita di concentrazione, più stanchezza mentale fino ad arrivare al rischio di depressione.
Secondo Francis Eustache, lo stress permanente potrebbe portare a una perdita della capacità mnemonica. La cosiddetta "rete di default", che è fondamentale per mantenere un alto grado di memoria, funziona solo quando il cervello è a riposo. Dobbiamo dunque evitare grosse sollecitazioni al cervello per far sì che lo stato della nostra memoria e le nostre capacità di memorizzare siano sempre ottimali.

Pare davvero difficile restare concentrati su una attività se ogni 75 secondi avviene un’interruzione data dall’uso del cellulare. Si stima che, sul luogo di lavoro, ci si fermi mediamente ogni 6 minuti per controllare la posta o i messaggi sullo smartphone.

Coloro che pensano di essere ‘multi-tasking’ – cioè si sentono pienamente in grado di gestire più cose contemporaneamente – rimarranno delusi dinanzi ai risultati di uno studio condotto dalla neuroscienziata Aurélie Bidet-Caulet

“Nel fare due cose in contemporanea, si riesce a farle entrambe piuttosto male, soprattutto quando si tratta di attività che si svolgono a brevissima distanza l’una dall’altra, sul piano della rete neurale”. Per esempio, quando si è in riunione e si scrivono messaggi mentre si cerca di prestare attenzione, non si svolge bene nessuna delle due cose.
 
La nostra capacità di attenzione funziona come un filtro. Se questo filtro viene intasato da troppe informazioni in entrata, che non sono pertinenti e ci tolgono il focus su ciò che stiamo facendo, è chiaro che si venga a generare un meccanismo disfunzionale. Da qui si svilupperà un disagio che purtroppo oggi è sempre più frequente, specialmente tra i giovani che non riescono più a fare meno dello smartphone in qualsiasi ora del giorno. E talvolta anche della notte...

Le cause del narcisismo

Proviamo insieme a comprendere la cause che determinano l'instaurarsi del disturbo narcisistico.

In molti articoli e video che compaiono sulla rete, i narcisisti vengono tratteggiati quasi come demoni.
Si raccomanda di starne alla larga e non si mostra la minima compassione verso quello che è un disturbo caratterizzato proprio dall'assenza di compassione ed empatia emotiva.
Se è pur vero che bisogna fare attenzione a non farsi prosciugare da queste persone, è altrettanto vero che parlarne solo con disprezzo non fa onore a nessuno. Inoltre, non sempre si tratta di partner, ma possono essere colleghi di lavoro o figli, dai quali non si può fuggire. Pertanto è importante capire e cercare di migliorare in qualche modo le situazioni di convivenza, attenuando le criticità.

Innanzitutto, ritengo importante analizzare il problema in una chiave un po' più approfondita, partendo da quella è l'eziologia. Ovviamente la cosa non è semplice e ci sono differenti scuole di pensiero.

Il problema va analizzato da un punto di vista bio-psico-sociale.
Quindi vanno considerate le varie componenti: quella biologica legata a tratti temperamentali innati, quella psicologica legata ad aspetti che si vanno a delineare fin dai primi mesi di vita del bambino nel suo rapporto genitoriale, e infine in ambito sociale man mano che cresce e sviluppa nuove relazioni interpersonali.

Secondo il pensiero di Otto kernberg la patologia narcisista si sviluppa in persone che hanno come tratto temperamentale, una innata aggressività e difficoltà di adattamento all'ambiente (i cosiddetti "bambini difficili" secondo la definizione di Thomas e Chess). Quando un bambino presenta un temperamento aggressivo, per lo più in famiglia vengono adottate due strade; la prima è prenderlo di punta e aggredirlo a propria volta, la seconda è concedergli tutto per sfinimento. Entrambe le strade sono sbagliate.

Secondo il pensiero di John Bowlby la patologia narcisista non sarebbe legata a fattori temperamentali innati, ma è la conseguenza di uno stile di attaccamento (con le figure genitoriali) insucuro evitante o disorganizzato. Questi stili di attaccamento sono ben diversi da quello sicuro, che porterebbe a sviluppare una personalità sana, con il giusto senso di autostima e in grado di intraprendere relazioni interprensonali soddisfacenti.

In relazione ai differenti punti di vista dei due studiosi e in base alla mia esperienza, vi lascio di seguito le mie considerazioni.
                                                                 
Per quel che ho potuto constatare il narcisista Overt, quello grandioso, plateale, sicurò di sé, sviluppa questi tratti anche a prescidere da un eventuale stile di attaccamento inadeguato. La predisposizione a ribellarsi di fronte a sensazioni sgradevoli, in maniera anche irruenta, direi che è innata e la famiglia può soltanto cercare di contenere l'esuberanza e gli atteggiamenti aggressivi del bambino.

Invece per quanto riguarda il narcisista Covert, quello vulnerabile, ho notato che la ferita narcisistica si sviluppa in seno ad un attaccamento inadeguato con una o entrambe le figure genitoriale. Il bambino che diventerà un narcisista covert, spesso era un bambino traquillo, non aggressivo, un bambino che è stato umiliato e ferito ed ha maturato sentimenti rivalsa, rifugiandosi in un modo fantastico e ricco di grandiosità.

Differenza tra narcisismo Overt e Covert

Tra i narcisisti Overt e Covert c'è una tale differenza, che si fa difficoltà a pensare che soffrano dello stesso disturbo. In effetti si può dire che siano agli estremi dello stesso continuum.

Che cosa li accomuna?
Li accomuna il fatto di essere ego-centrati e di avere una ridotta empatia. In diversi casi, tuttavia, l'empatia la dimostrano. Infatti, hanno imparato che è una competenza emotiva utile a livello sociale. Sanno bene che una persona empatica, che prova compassione e solidarietà verso il prossimo, è maggiormente riconosciuta e quindi hanno cercato di sviluppare questa abilità. Ma attenzione, nel loro caso, si tratta di una empatia cognitiva e non di una empatia emotiva. Ciò vuol dire che loro capiscono i bisogni dell'altro, ma in ogni caso mettono davanti i propri, senza mai rinunciare a nulla.
La parola che manca nel loro vocabolario è: RECIPROCITA'.

Che cosa li differenzia?
Il/la narcisista Overt è brillante, sicurò di sé, spavaldo, talvolta arrogante, anche se il narcisista ad alto funzionamento ha imparato a contenersi in mezzo alle situazioni sociali, per esempio nei contesti lavorativi. Si tratta di persone carismatiche, spesso piene di fascino e che generano entusiasmo. Finché si tratta soltanto di tratti narcisistici e non si sfocia nella patologia, sono persone davvero intriganti per la sicurezza che mostrano e riscuotono un grande fascino. Ma quando diventano arroganti, prevaricatori, sprezzanti... allora si sente il bisogno di starne alla larga. Tuttavia è molto più semplice riconoscerli e di conseguenza è più facile proteggersi.

La situazione è ben diversa con il/la narcisista Covert, che è molto difficile individuare, per chi non sa ancora nulla in merito alle varie forme di narcisismo.
Il narcisista Overt ha un fare dimesso, appare timido, introverso, suscita sentimenti di tenerezza, sembra quasi alla ricerca di protezione. È molto educato, spesso di buona cultura, conosce le buone maniere e le usa per fare breccia nelle persone. Si nutre dei loro consensi, è alla disperata ricerca di apprezzamenti e conferme. Quando è in gruppo appare defilato e parla poco. Ma quando trova la persona giusta, quella empatica, che lo accoglie e lo sa ascoltare, allora si apre e inizia a fare confidenze sulla sua vita difficile: infanzia difficile, ex compagne fredde e inadeguate alla sua profondità interiore.
Narrano la loro vita come qualcosa di aspro, che non meritavano, e da lì emerge la loro convinzione sul diritto di riscuotere un buon risarcimento. A loro tutto è dovuto! Un rapporto sentimentale con questo genere di persone, parte in maniera serena e bilanciata, ma si ritroverà ben presto ad essere a senso unico. Per loro è sempre il momento di dover riscuotere qualcosa, i diritti sono soltanto loro...
Considerano le persone mezzi per il loro approvvigionamento narcisistico. Approvvigionamento che può avvenire grazie alle conferme e al riconoscimento, alla venerazione che quasi ti implorano, anche con tenerezza. La tenerezza e l'affetto che assorbono nella fase di love bombin è pinamente ricambiato, ma in seguito si giunge a una richiesta continua di attenzioni che sfocia poi nella richiesta di piccoli favori, cosicché loro abbiano più tempo per hobby e sport, in modo da trovare altro carburante per la loro autostima.
Sono stati definiti i funamboli dell'autostima. Le conferme delle quali sono sempre alla ricerca, le varie attività sportive o ricreative, i bisogni di apprezzamento, servono anutrire la loro autostima vacillante e servono inoltre a riempire le loro giornate, tenendo lontano quel senso di vuoto che si portano dentro e che è sempre in agguato. Ciò che più li terrorizza è il senso di vuoto e di inadeguatezza, e faranno di tutto, a scapito di qualsiasi cosa, per non guardarsi dentro e per sentirsi sempre all'altezza.
È sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove fonti alle quali abbeverarsi. Se si ferma è costretto a fare i conti con sé stesso, con la sua solitudine, con i suoi sensi di vuoto, con le molteplici maschere che si è creato, con i suoi fallimenti...

Cose che i narcisisti detestano

I narcisisti detestano essere ignorati, hanno bisogno di apparire e di essere al centro dell'attenzione, cercano in tutti i modi di attrarre consensi (specialmente i narcisisti overt).

Scelgono le persone per le loro qualità empatiche, per la loro pazienza e il loro piacere nel donare e aprirsi all'altro, ma poi provano un misto di invidia e vergogna per non reggere il confronto (specialmente i narcisisti covert).

Tu sai amare in maniera autentica, loro no.
Tu sei schietta/o senza bisogno di maschere, loro no.
Tu hai amicizie sincere, loro no.
Tu sei apprezzata/o e hai chi ti sostiene, loro no.
Tu riesci a fronteggiare le difficoltà, loro no.
Tu vivi in pace con te stessa/o, loro no.


Detestano ciò che di bello vedono negli altri e ciò che non riescono a essere.

Detestano essere smascherati. Un'immensa fatica che costruirsi una facciata nuova, ma poi sostenerla è difficile hanno perché ne hanno una differente a seconda degli ambiti. Una con la moglie, una con l'amante, una differente con ogni satellite, una nel luogo di lavoro, un'altra ancora nell'ambito ricreativo/culturale, nel circolo sportivo...
Quando cade la maschera perché sono stati svelati, per lo più fuggono perché provano imbarazzo. Ma soprattutto corrono per andare a ricercare altre fonti di approvvigionamento. Dovranno cercarsi nuovi ambiti e intraprendere nuovi percorsi di ricostruzione della loro facciata.

Comportamento e personalità

Il comportamento umano è una dato da una predisposizione ad agire un un certo modo in base a ciò che si prova (emozioni) e in base a ciò che si pensa.

Emozioni e pensieri interagiscono canalizzando il nostro comportamento.

La personalità è determinata da una combinazione di modi di pensare, di esperire le emozioni e di attivare comportamenti. Le caratteristiche di personalità determinate dalle differenze individuali, a partire dal temperamento, fino ad arrivare alle modalità aquisite nei vari contesti familiari e sociali, rendono ogni persona unica e irripetibile.

Il modo di attribuire significati alle situazioni ed accadimenti, il modo di relazionarsi con la realtà circostante, e il modo di vedere sé stessi attraverso l'introspezione e l'autoriflessività, sono caratteristiche singolari che variano in base alla personalità. 
La personalità inizia a strutturarsi durante l’infanzia, attraverso l’interazione tra fattori ereditari e ambientali; questo processo di strutturazione si completa alla fine dell'adolescenza. Quando c'è uno sviluppo tipico, i bambini imparano in maniera istintiva a interpretare i segnali sociali e a rispondere in modo appropriato. Quando ciò non avviene è perché c'è una neurodiversità oppure è possibile essere in presenza di una predisposizione all'insorgere di un disturbo della personalità.


I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche: 

- pensiero distorto
- risposte emotive problematiche
- eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
- difficoltà interpersonali


Secondo il DSM-5 queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (gruppi).

Disturbi specifici dell'apprendimento

Tra le forme di neurodivergenza, cioè quelle condizioni che si discostano dalla neurotipicità, troviamo i DSA.
Fino a non molto tempo fa, i DSA ritenuti disturbi specifici dell'apprendimento, oggi sono assimilati tra le neurodiversità, insieme al continuum dello spettro autistico.

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