Parlando di restorative design non si può non parlare del concetto di affordance introdotto da Gibson.
Il concetto di “affordance” vuole farci riflettere sull'importanza invito all’uso.
L'obiettivo di un bravo progettista che si occupa di restorative design è quello di offrire un semplice ed intuitivo utilizzo per tutti.
Come esempi di perfetto invito all'uso, potete osservare la poltrona e il divano "Love" del designer Fukasava per B & B Italia.
Gibson e concetto di Affordance
Psicologia sociale, ambientale, architettonica
Vediamo in che rapporto stanno tra loro la psicologia sociale, ambientale e architettonica. Sarà semplice capirlo osservando lo schema che illustra come la psicologia sociale sia un grande insieme che contiene la psicologia ambientale che a sua volta contiene la psicologia architettonica.
La psicologia ambientale studia le interazioni tra essere umano e ambiente circostante, e osserva come essi si influenzino a vicenda.
La psicologia architettonica, nasce prima della psicologia ambientale pur essendo un suo sottoinsieme. Infatti, nasce nel secondo dopo guerra in Europa, con l’intento di occuparsi della ricostruzione degli edifici che erano stati bombardati. In un celebre discorso Winston Churchill disse «Noi diamo forma ai nostri edifici, che a loro volta ci formano» (discorso alla Camera dei Comuni distrutta dai bombardamenti).
In seguito questa disciplina iniziò a espandersi in America, occupandosi più in generale del rapporto tra la persone e il contesto ambientale esteso, quindi non limitandosi al singolo edificio ma anche al tessuto urbano e rurale, considerando anche gli aspetti paesaggistici.
Tuttavia, bisogna considerare che il primo seme per la nascita della psicologia ambientale era stato gettato dallo psicologo sociale della Gestalt, Kurt Lewin, che introdusse la cosiddetta “Teoria del campo” nel 1936.
Tale teoria (di matrice Gestaltica) sostiene che la percezione dell’ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in base all’individuo, allo stato d’animo e alla situazione in quel determinato momento.
La teoria prevede l’esistenza di uno spazio psicologico (Campo) dove sono presenti dei comportamenti (C) che si determinano in base alle Persone (P) con il loro temperamento individuale e in base all’Ambiente (A).
C = f (P A)
Il restorative design, che fa parte della psicologia architettonica, si occupa di rendere l'ambiente costruito confortevole e rigenerante, attraverso l'inserimento di elementi in grado di attrarre la nostra attenzione involontaria, determinando la cosiddetta fascination.
La psicologia ambientale studia le interazioni tra essere umano e ambiente circostante, e osserva come essi si influenzino a vicenda.
La psicologia architettonica, nasce prima della psicologia ambientale pur essendo un suo sottoinsieme. Infatti, nasce nel secondo dopo guerra in Europa, con l’intento di occuparsi della ricostruzione degli edifici che erano stati bombardati. In un celebre discorso Winston Churchill disse «Noi diamo forma ai nostri edifici, che a loro volta ci formano» (discorso alla Camera dei Comuni distrutta dai bombardamenti).
In seguito questa disciplina iniziò a espandersi in America, occupandosi più in generale del rapporto tra la persone e il contesto ambientale esteso, quindi non limitandosi al singolo edificio ma anche al tessuto urbano e rurale, considerando anche gli aspetti paesaggistici.
Tuttavia, bisogna considerare che il primo seme per la nascita della psicologia ambientale era stato gettato dallo psicologo sociale della Gestalt, Kurt Lewin, che introdusse la cosiddetta “Teoria del campo” nel 1936.
Tale teoria (di matrice Gestaltica) sostiene che la percezione dell’ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in base all’individuo, allo stato d’animo e alla situazione in quel determinato momento.
La teoria prevede l’esistenza di uno spazio psicologico (Campo) dove sono presenti dei comportamenti (C) che si determinano in base alle Persone (P) con il loro temperamento individuale e in base all’Ambiente (A).
C = f (P A)
Il restorative design, che fa parte della psicologia architettonica, si occupa di rendere l'ambiente costruito confortevole e rigenerante, attraverso l'inserimento di elementi in grado di attrarre la nostra attenzione involontaria, determinando la cosiddetta fascination.
Misurare le emozioni
Si possono misurare le emozioni?
La misura delle emozioni è un'impresa molto ambiziosa e complessa. Tuttavia, rappresenta un obiettivo del marketing e della psicologia dei consumi.
Stimare l'intensità di un'emozione è determinante per comprendere e valutare l'efficacia della comunicazione e il consenso che riscontra un prodotto.
Uno degli strumenti utilizzabili per la misurazione delle emozioni è il differenziale semantico di Osgood, creato per valutare l'emozione legata a uno stimolo.
Vanno individuati una serie di aggettivi bipolari (bello/brutto, forte/debole, piacevole/spiacevole) e posizionati agni estremi di un asse orizzontale. Lungo quest'asse va inserito un valore che definisce il grado di intensità, in relazione a ogni caratteristica che si vuole esaminare.
Di seguito è riportato un esempio, in merito ai prodotti dell'Erbolario.
La misura delle emozioni è un'impresa molto ambiziosa e complessa. Tuttavia, rappresenta un obiettivo del marketing e della psicologia dei consumi.
Stimare l'intensità di un'emozione è determinante per comprendere e valutare l'efficacia della comunicazione e il consenso che riscontra un prodotto.
Uno degli strumenti utilizzabili per la misurazione delle emozioni è il differenziale semantico di Osgood, creato per valutare l'emozione legata a uno stimolo.
Vanno individuati una serie di aggettivi bipolari (bello/brutto, forte/debole, piacevole/spiacevole) e posizionati agni estremi di un asse orizzontale. Lungo quest'asse va inserito un valore che definisce il grado di intensità, in relazione a ogni caratteristica che si vuole esaminare.
Di seguito è riportato un esempio, in merito ai prodotti dell'Erbolario.
Disturbo evitante di personalità
Le persone con disturbo evitante di personalità manifestano un comportamento tendente alla chiusura sociale al fine di evitare situazioni e interazioni che possano farli sentire inadeguati, giudicati o rifiutati.
Questo disturbo non ha preferenze di genere e colpisce in egual misura donne e uomini. La prevalenza risulta essere di circa il 3%, ma si stima sia in aumento tra i giovani, negli ultimi anni.
Le comorbilità sono parecchie: i pazienti non di rado manifestano anche disturbo depressivo, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale o disturbi di panico.
Questo disturbo non ha preferenze di genere e colpisce in egual misura donne e uomini. La prevalenza risulta essere di circa il 3%, ma si stima sia in aumento tra i giovani, negli ultimi anni.
Le comorbilità sono parecchie: i pazienti non di rado manifestano anche disturbo depressivo, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale o disturbi di panico.
Questi pazienti (diversamente da quelli antisociali) desiderano fortemente le interazioni sociali, ma temono il rifiuto e il senso di il fallimento che ne conseguirebbe. Per questo si chiudono e non sviluppano una rete sociale che potrebbe sostenerli nei momenti di necessità.
Il senso di inadeguatezza, derivante dalla bassa autostima, li penalizza nella gran parte delle situazioni sociali, in particolare in quelle nuove. Essi si sentono poco desiderabili, poco attraenti e inferiori agli altri. Per questo appaiono timidi, estremamente riservati e silenziosi, mantenendo sempre un basso profilo allo scopo di non farsi notare. Sono riluttanti a parlare di sé stessi per il timore di mettere in luce i loro eventuali difetti o inadeguatezze. Si preoccupano di poter arrossire o addirittura piangere, di fronte alle critiche altrui.
Eziologia del disturbo evitante di personalità
Le esperienze di rifiuto ed emarginazione verificatesi durante l'infanzia e i tratti temperamentali innati, predisponenti all'ansia sociale, creano le condizioni per l'instaurarsi del disturbo evitante di personalità.
Eziologia del disturbo evitante di personalità
Le esperienze di rifiuto ed emarginazione verificatesi durante l'infanzia e i tratti temperamentali innati, predisponenti all'ansia sociale, creano le condizioni per l'instaurarsi del disturbo evitante di personalità.
Otto Kernberg e il disturbo narcisistico
“Il disturbo narcisistico di personalità è una condizione mentale in cui la persona presenta varie combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità, eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui e deficit di empatia emotiva. Sono anche tipici l’incertezza cronica e l’insoddisfazione di se stessi; la crudeltà e lo sfruttamento, conscio o no, nei confronti degli altri.” Otto Kernberg
Psichiatra e psicoanalista austriaco, nato a Vienna nel 1928, di cittadinanza statunitense.
Il suo contributo principale consiste nella ideazione di una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo: nevrotico, borderline o psicotico.
Per Kernberg, le relazioni oggettuali interiorizzate sono un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano. Lo sviluppo delle relazioni oggettuali poggia su tre sistemi di interiorizzazione dell’esperienza (l’introiezione, l’identificazione e l’identità dell’Io), i quali sono regolati prima dalla scissione e successivamente dalla rimozione.
Il suo contributo principale consiste nella ideazione di una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo: nevrotico, borderline o psicotico.
Per Kernberg, le relazioni oggettuali interiorizzate sono un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano. Lo sviluppo delle relazioni oggettuali poggia su tre sistemi di interiorizzazione dell’esperienza (l’introiezione, l’identificazione e l’identità dell’Io), i quali sono regolati prima dalla scissione e successivamente dalla rimozione.
Costantemente connessi, possibili danni
Il fatto di essere eternamente iperconnessi, comporta un sovraccarico di informazioni che incide negativamente sulla memoria, oltre che sulla capacità di attenzione.
Secondo F. Eustache, una pesante conseguenza dell’utilizzo sfrenato degli smartphone è data
dalla enorme quantità di dati che immagazziniamo.
Essi generano in noi un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso. Tutto questo comporta un affaticamento che non è assolutamente trascurabile e, alla lunga, genera pesanti ripercussioni.
Essi generano in noi un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso. Tutto questo comporta un affaticamento che non è assolutamente trascurabile e, alla lunga, genera pesanti ripercussioni.
Più stress, più perdita di concentrazione, più stanchezza mentale fino ad arrivare al rischio di depressione.
Secondo Francis Eustache, lo stress permanente potrebbe portare a una
perdita della capacità mnemonica. La cosiddetta "rete di default", che è
fondamentale per mantenere un alto grado di memoria, funziona solo
quando il cervello è a riposo. Dobbiamo dunque evitare grosse
sollecitazioni al cervello per far sì che lo stato della nostra memoria e
le nostre capacità di memorizzare siano sempre ottimali.
Pare davvero difficile restare concentrati su una attività se ogni 75 secondi avviene un’interruzione
data dall’uso del cellulare. Si stima che, sul luogo di
lavoro, ci si fermi mediamente ogni 6 minuti per controllare la posta o i messaggi
sullo smartphone.
Coloro che pensano di essere ‘multi-tasking’ – cioè si
sentono pienamente in grado di gestire più cose contemporaneamente – rimarranno delusi dinanzi ai risultati di uno studio condotto dalla
neuroscienziata Aurélie Bidet-Caulet.
“Nel fare due cose in contemporanea, si riesce a farle entrambe piuttosto male, soprattutto quando si tratta di attività che si svolgono a brevissima distanza l’una dall’altra, sul piano della rete neurale”. Per esempio, quando si è in riunione e si scrivono messaggi mentre si cerca di prestare attenzione, non si svolge bene nessuna delle due cose.
La nostra capacità di attenzione funziona come un filtro. Se questo filtro viene intasato da troppe informazioni in entrata, che non sono pertinenti e ci tolgono il focus su ciò che stiamo facendo, è chiaro che si venga a generare un meccanismo disfunzionale. Da qui si svilupperà un disagio che purtroppo oggi è sempre più frequente, specialmente tra i giovani che non riescono più a fare meno dello smartphone in qualsiasi ora del giorno. E talvolta anche della notte...
Le cause del narcisismo
Proviamo insieme a comprendere la cause che determinano l'instaurarsi del disturbo narcisistico.
In molti articoli e video che compaiono sulla rete, i narcisisti vengono tratteggiati quasi come demoni.
Si raccomanda di starne alla larga e non si mostra la minima compassione verso quello che è un disturbo caratterizzato proprio dall'assenza di compassione ed empatia emotiva.
Se è pur vero che bisogna fare attenzione a non farsi prosciugare da queste persone, è altrettanto vero che parlarne solo con disprezzo non fa onore a nessuno. Inoltre, non sempre si tratta di partner, ma possono essere colleghi di lavoro o figli, dai quali non si può fuggire. Pertanto è importante capire e cercare di migliorare in qualche modo le situazioni di convivenza, attenuando le criticità.
Innanzitutto, ritengo importante analizzare il problema in una chiave un po' più approfondita, partendo da quella è l'eziologia. Ovviamente la cosa non è semplice e ci sono differenti scuole di pensiero.
Il problema va analizzato da un punto di vista bio-psico-sociale.
Quindi vanno considerate le varie componenti: quella biologica legata a tratti temperamentali innati, quella psicologica legata ad aspetti che si vanno a delineare fin dai primi mesi di vita del bambino nel suo rapporto genitoriale, e infine in ambito sociale man mano che cresce e sviluppa nuove relazioni interpersonali.
Secondo il pensiero di Otto kernberg la patologia narcisista si sviluppa in persone che hanno come tratto temperamentale, una innata aggressività e difficoltà di adattamento all'ambiente (i cosiddetti "bambini difficili" secondo la definizione di Thomas e Chess). Quando un bambino presenta un temperamento aggressivo, per lo più in famiglia vengono adottate due strade; la prima è prenderlo di punta e aggredirlo a propria volta, la seconda è concedergli tutto per sfinimento. Entrambe le strade sono sbagliate.
Secondo il pensiero di John Bowlby la patologia narcisista non sarebbe legata a fattori temperamentali innati, ma è la conseguenza di uno stile di attaccamento (con le figure genitoriali) insucuro evitante o disorganizzato. Questi stili di attaccamento sono ben diversi da quello sicuro, che porterebbe a sviluppare una personalità sana, con il giusto senso di autostima e in grado di intraprendere relazioni interprensonali soddisfacenti.
In relazione ai differenti punti di vista dei due studiosi e in base alla mia esperienza, vi lascio di seguito le mie considerazioni.
Si raccomanda di starne alla larga e non si mostra la minima compassione verso quello che è un disturbo caratterizzato proprio dall'assenza di compassione ed empatia emotiva.
Se è pur vero che bisogna fare attenzione a non farsi prosciugare da queste persone, è altrettanto vero che parlarne solo con disprezzo non fa onore a nessuno. Inoltre, non sempre si tratta di partner, ma possono essere colleghi di lavoro o figli, dai quali non si può fuggire. Pertanto è importante capire e cercare di migliorare in qualche modo le situazioni di convivenza, attenuando le criticità.
Innanzitutto, ritengo importante analizzare il problema in una chiave un po' più approfondita, partendo da quella è l'eziologia. Ovviamente la cosa non è semplice e ci sono differenti scuole di pensiero.
Il problema va analizzato da un punto di vista bio-psico-sociale.
Quindi vanno considerate le varie componenti: quella biologica legata a tratti temperamentali innati, quella psicologica legata ad aspetti che si vanno a delineare fin dai primi mesi di vita del bambino nel suo rapporto genitoriale, e infine in ambito sociale man mano che cresce e sviluppa nuove relazioni interpersonali.
Secondo il pensiero di Otto kernberg la patologia narcisista si sviluppa in persone che hanno come tratto temperamentale, una innata aggressività e difficoltà di adattamento all'ambiente (i cosiddetti "bambini difficili" secondo la definizione di Thomas e Chess). Quando un bambino presenta un temperamento aggressivo, per lo più in famiglia vengono adottate due strade; la prima è prenderlo di punta e aggredirlo a propria volta, la seconda è concedergli tutto per sfinimento. Entrambe le strade sono sbagliate.
Secondo il pensiero di John Bowlby la patologia narcisista non sarebbe legata a fattori temperamentali innati, ma è la conseguenza di uno stile di attaccamento (con le figure genitoriali) insucuro evitante o disorganizzato. Questi stili di attaccamento sono ben diversi da quello sicuro, che porterebbe a sviluppare una personalità sana, con il giusto senso di autostima e in grado di intraprendere relazioni interprensonali soddisfacenti.
In relazione ai differenti punti di vista dei due studiosi e in base alla mia esperienza, vi lascio di seguito le mie considerazioni.
Per quel che ho potuto constatare il narcisista Overt, quello grandioso, plateale, sicurò di sé, sviluppa questi tratti anche a prescidere da un eventuale stile di attaccamento inadeguato. La predisposizione a ribellarsi di fronte a sensazioni sgradevoli, in maniera anche irruenta, direi che è innata e la famiglia può soltanto cercare di contenere l'esuberanza e gli atteggiamenti aggressivi del bambino.
Invece per quanto riguarda il narcisista Covert, quello vulnerabile, ho notato che la ferita narcisistica si sviluppa in seno ad un attaccamento inadeguato con una o entrambe le figure genitoriale. Il bambino che diventerà un narcisista covert, spesso era un bambino traquillo, non aggressivo, un bambino che è stato umiliato e ferito ed ha maturato sentimenti rivalsa, rifugiandosi in un modo fantastico e ricco di grandiosità.
Differenza tra narcisismo Overt e Covert
Tra i narcisisti Overt e Covert c'è una tale differenza, che si fa difficoltà a pensare che soffrano dello stesso disturbo. In effetti si può dire che siano agli estremi dello stesso continuum.
Che cosa li accomuna?
Li accomuna il fatto di essere ego-centrati e di avere una ridotta empatia. In diversi casi, tuttavia, l'empatia la dimostrano. Infatti, hanno imparato che è una competenza emotiva utile a livello sociale. Sanno bene che una persona empatica, che prova compassione e solidarietà verso il prossimo, è maggiormente riconosciuta e quindi hanno cercato di sviluppare questa abilità. Ma attenzione, nel loro caso, si tratta di una empatia cognitiva e non di una empatia emotiva. Ciò vuol dire che loro capiscono i bisogni dell'altro, ma in ogni caso mettono davanti i propri, senza mai rinunciare a nulla.
La parola che manca nel loro vocabolario è: RECIPROCITA'.
Che cosa li differenzia?
Il/la narcisista Overt è brillante, sicurò di sé, spavaldo, talvolta arrogante, anche se il narcisista ad alto funzionamento ha imparato a contenersi in mezzo alle situazioni sociali, per esempio nei contesti lavorativi. Si tratta di persone carismatiche, spesso piene di fascino e che generano entusiasmo. Finché si tratta soltanto di tratti narcisistici e non si sfocia nella patologia, sono persone davvero intriganti per la sicurezza che mostrano e riscuotono un grande fascino. Ma quando diventano arroganti, prevaricatori, sprezzanti... allora si sente il bisogno di starne alla larga. Tuttavia è molto più semplice riconoscerli e di conseguenza è più facile proteggersi.
La situazione è ben diversa con il/la narcisista Covert, che è molto difficile individuare, per chi non sa ancora nulla in merito alle varie forme di narcisismo.
Il narcisista Overt ha un fare dimesso, appare timido, introverso, suscita sentimenti di tenerezza, sembra quasi alla ricerca di protezione. È molto educato, spesso di buona cultura, conosce le buone maniere e le usa per fare breccia nelle persone. Si nutre dei loro consensi, è alla disperata ricerca di apprezzamenti e conferme. Quando è in gruppo appare defilato e parla poco. Ma quando trova la persona giusta, quella empatica, che lo accoglie e lo sa ascoltare, allora si apre e inizia a fare confidenze sulla sua vita difficile: infanzia difficile, ex compagne fredde e inadeguate alla sua profondità interiore.
Narrano la loro vita come qualcosa di aspro, che non meritavano, e da lì emerge la loro convinzione sul diritto di riscuotere un buon risarcimento. A loro tutto è dovuto! Un rapporto sentimentale con questo genere di persone, parte in maniera serena e bilanciata, ma si ritroverà ben presto ad essere a senso unico. Per loro è sempre il momento di dover riscuotere qualcosa, i diritti sono soltanto loro...
Considerano le persone mezzi per il loro approvvigionamento narcisistico. Approvvigionamento che può avvenire grazie alle conferme e al riconoscimento, alla venerazione che quasi ti implorano, anche con tenerezza. La tenerezza e l'affetto che assorbono nella fase di love bombin è pinamente ricambiato, ma in seguito si giunge a una richiesta continua di attenzioni che sfocia poi nella richiesta di piccoli favori, cosicché loro abbiano più tempo per hobby e sport, in modo da trovare altro carburante per la loro autostima.
Sono stati definiti i funamboli dell'autostima. Le conferme delle quali sono sempre alla ricerca, le varie attività sportive o ricreative, i bisogni di apprezzamento, servono anutrire la loro autostima vacillante e servono inoltre a riempire le loro giornate, tenendo lontano quel senso di vuoto che si portano dentro e che è sempre in agguato. Ciò che più li terrorizza è il senso di vuoto e di inadeguatezza, e faranno di tutto, a scapito di qualsiasi cosa, per non guardarsi dentro e per sentirsi sempre all'altezza.
È sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove fonti alle quali abbeverarsi. Se si ferma è costretto a fare i conti con sé stesso, con la sua solitudine, con i suoi sensi di vuoto, con le molteplici maschere che si è creato, con i suoi fallimenti...
Che cosa li accomuna?
Li accomuna il fatto di essere ego-centrati e di avere una ridotta empatia. In diversi casi, tuttavia, l'empatia la dimostrano. Infatti, hanno imparato che è una competenza emotiva utile a livello sociale. Sanno bene che una persona empatica, che prova compassione e solidarietà verso il prossimo, è maggiormente riconosciuta e quindi hanno cercato di sviluppare questa abilità. Ma attenzione, nel loro caso, si tratta di una empatia cognitiva e non di una empatia emotiva. Ciò vuol dire che loro capiscono i bisogni dell'altro, ma in ogni caso mettono davanti i propri, senza mai rinunciare a nulla.
La parola che manca nel loro vocabolario è: RECIPROCITA'.
Che cosa li differenzia?
Il/la narcisista Overt è brillante, sicurò di sé, spavaldo, talvolta arrogante, anche se il narcisista ad alto funzionamento ha imparato a contenersi in mezzo alle situazioni sociali, per esempio nei contesti lavorativi. Si tratta di persone carismatiche, spesso piene di fascino e che generano entusiasmo. Finché si tratta soltanto di tratti narcisistici e non si sfocia nella patologia, sono persone davvero intriganti per la sicurezza che mostrano e riscuotono un grande fascino. Ma quando diventano arroganti, prevaricatori, sprezzanti... allora si sente il bisogno di starne alla larga. Tuttavia è molto più semplice riconoscerli e di conseguenza è più facile proteggersi.
La situazione è ben diversa con il/la narcisista Covert, che è molto difficile individuare, per chi non sa ancora nulla in merito alle varie forme di narcisismo.
Il narcisista Overt ha un fare dimesso, appare timido, introverso, suscita sentimenti di tenerezza, sembra quasi alla ricerca di protezione. È molto educato, spesso di buona cultura, conosce le buone maniere e le usa per fare breccia nelle persone. Si nutre dei loro consensi, è alla disperata ricerca di apprezzamenti e conferme. Quando è in gruppo appare defilato e parla poco. Ma quando trova la persona giusta, quella empatica, che lo accoglie e lo sa ascoltare, allora si apre e inizia a fare confidenze sulla sua vita difficile: infanzia difficile, ex compagne fredde e inadeguate alla sua profondità interiore.
Narrano la loro vita come qualcosa di aspro, che non meritavano, e da lì emerge la loro convinzione sul diritto di riscuotere un buon risarcimento. A loro tutto è dovuto! Un rapporto sentimentale con questo genere di persone, parte in maniera serena e bilanciata, ma si ritroverà ben presto ad essere a senso unico. Per loro è sempre il momento di dover riscuotere qualcosa, i diritti sono soltanto loro...
Considerano le persone mezzi per il loro approvvigionamento narcisistico. Approvvigionamento che può avvenire grazie alle conferme e al riconoscimento, alla venerazione che quasi ti implorano, anche con tenerezza. La tenerezza e l'affetto che assorbono nella fase di love bombin è pinamente ricambiato, ma in seguito si giunge a una richiesta continua di attenzioni che sfocia poi nella richiesta di piccoli favori, cosicché loro abbiano più tempo per hobby e sport, in modo da trovare altro carburante per la loro autostima.
Sono stati definiti i funamboli dell'autostima. Le conferme delle quali sono sempre alla ricerca, le varie attività sportive o ricreative, i bisogni di apprezzamento, servono anutrire la loro autostima vacillante e servono inoltre a riempire le loro giornate, tenendo lontano quel senso di vuoto che si portano dentro e che è sempre in agguato. Ciò che più li terrorizza è il senso di vuoto e di inadeguatezza, e faranno di tutto, a scapito di qualsiasi cosa, per non guardarsi dentro e per sentirsi sempre all'altezza.
È sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove fonti alle quali abbeverarsi. Se si ferma è costretto a fare i conti con sé stesso, con la sua solitudine, con i suoi sensi di vuoto, con le molteplici maschere che si è creato, con i suoi fallimenti...
Cose che i narcisisti detestano
I narcisisti detestano essere ignorati, hanno bisogno di apparire e di essere al centro dell'attenzione, cercano in tutti i modi di attrarre consensi (specialmente i narcisisti overt).
Scelgono le persone per le loro qualità empatiche, per la loro pazienza e il loro piacere nel donare e aprirsi all'altro, ma poi provano un misto di invidia e vergogna per non reggere il confronto (specialmente i narcisisti covert).
Tu sai amare in maniera autentica, loro no.
Tu sei schietta/o senza bisogno di maschere, loro no.
Tu hai amicizie sincere, loro no.
Tu sei apprezzata/o e hai chi ti sostiene, loro no.
Tu riesci a fronteggiare le difficoltà, loro no.
Tu vivi in pace con te stessa/o, loro no.
Detestano ciò che di bello vedono negli altri e ciò che non riescono a essere.
Detestano essere smascherati. Un'immensa fatica che costruirsi una facciata nuova, ma poi sostenerla è difficile hanno perché ne hanno una differente a seconda degli ambiti. Una con la moglie, una con l'amante, una differente con ogni satellite, una nel luogo di lavoro, un'altra ancora nell'ambito ricreativo/culturale, nel circolo sportivo...
Quando cade la maschera perché sono stati svelati, per lo più fuggono perché provano imbarazzo. Ma soprattutto corrono per andare a ricercare altre fonti di approvvigionamento. Dovranno cercarsi nuovi ambiti e intraprendere nuovi percorsi di ricostruzione della loro facciata.
Scelgono le persone per le loro qualità empatiche, per la loro pazienza e il loro piacere nel donare e aprirsi all'altro, ma poi provano un misto di invidia e vergogna per non reggere il confronto (specialmente i narcisisti covert).
Tu sai amare in maniera autentica, loro no.
Tu sei schietta/o senza bisogno di maschere, loro no.
Tu hai amicizie sincere, loro no.
Tu sei apprezzata/o e hai chi ti sostiene, loro no.
Tu riesci a fronteggiare le difficoltà, loro no.
Tu vivi in pace con te stessa/o, loro no.
Detestano ciò che di bello vedono negli altri e ciò che non riescono a essere.
Detestano essere smascherati. Un'immensa fatica che costruirsi una facciata nuova, ma poi sostenerla è difficile hanno perché ne hanno una differente a seconda degli ambiti. Una con la moglie, una con l'amante, una differente con ogni satellite, una nel luogo di lavoro, un'altra ancora nell'ambito ricreativo/culturale, nel circolo sportivo...
Quando cade la maschera perché sono stati svelati, per lo più fuggono perché provano imbarazzo. Ma soprattutto corrono per andare a ricercare altre fonti di approvvigionamento. Dovranno cercarsi nuovi ambiti e intraprendere nuovi percorsi di ricostruzione della loro facciata.
Comportamento e personalità
Il comportamento umano è una dato da una predisposizione ad agire un un certo modo in base a ciò che si prova (emozioni) e in base a ciò che si pensa.
Emozioni e pensieri interagiscono canalizzando il nostro comportamento.
La personalità è determinata da una combinazione di modi di pensare, di esperire le emozioni e di attivare comportamenti. Le caratteristiche di personalità determinate dalle differenze individuali, a partire dal temperamento, fino ad arrivare alle modalità aquisite nei vari contesti familiari e sociali, rendono ogni persona unica e irripetibile.
Il modo di attribuire significati alle situazioni ed accadimenti, il modo di relazionarsi con la realtà circostante, e il modo di vedere sé stessi attraverso l'introspezione e l'autoriflessività, sono caratteristiche singolari che variano in base alla personalità.
Emozioni e pensieri interagiscono canalizzando il nostro comportamento.
La personalità è determinata da una combinazione di modi di pensare, di esperire le emozioni e di attivare comportamenti. Le caratteristiche di personalità determinate dalle differenze individuali, a partire dal temperamento, fino ad arrivare alle modalità aquisite nei vari contesti familiari e sociali, rendono ogni persona unica e irripetibile.
Il modo di attribuire significati alle situazioni ed accadimenti, il modo di relazionarsi con la realtà circostante, e il modo di vedere sé stessi attraverso l'introspezione e l'autoriflessività, sono caratteristiche singolari che variano in base alla personalità.
La personalità inizia a strutturarsi durante l’infanzia, attraverso l’interazione tra fattori ereditari e ambientali; questo processo di strutturazione si completa alla fine dell'adolescenza. Quando c'è uno sviluppo tipico, i bambini imparano in maniera istintiva a interpretare i segnali sociali e a rispondere in modo appropriato. Quando ciò non avviene è perché c'è una neurodiversità oppure è possibile essere in presenza di una predisposizione all'insorgere di un disturbo della personalità.
I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche:
- pensiero distorto
- risposte emotive problematiche
- eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
- difficoltà interpersonali
Secondo il DSM-5 queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (gruppi).
- eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
- difficoltà interpersonali
Secondo il DSM-5 queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (gruppi).
Disturbi specifici dell'apprendimento
Tra le forme di neurodivergenza, cioè quelle condizioni che si discostano dalla neurotipicità, troviamo i DSA.
Fino a non molto tempo fa, i DSA ritenuti disturbi specifici dell'apprendimento, oggi sono assimilati tra le neurodiversità, insieme al continuum dello spettro autistico.
Fai click sulla scheda per ingrandirla e leggerla.
Fino a non molto tempo fa, i DSA ritenuti disturbi specifici dell'apprendimento, oggi sono assimilati tra le neurodiversità, insieme al continuum dello spettro autistico.
Fai click sulla scheda per ingrandirla e leggerla.
Le condizioni più sfavorevoli per la salute emotiva
Si giungere alla follia quando ci si trova in una delle seguenti condizioni estreme:
- essere isolata dal mondo senza poter avere alcun contatto con i propri simili,
- essere costretta a vivere in una condizione di sovraffollamento esagerato, perdendo lo spazio vitale e il diritto a ogni forma di privacy.
Queste sono due condizioni estreme che possono verificarsi, per esempio, all'interno delle case circondariali, quando una persona viene posta in isolamento o in un contesto di sovraffollamento carcerario.
Se queste situazioni si protraggono molto a lungo nel tempo, possono generare pesanti ripercussioni sulla psiche. Per questo, è importante interrogarsi sulla differenza tra pena punitiva e pena rieducativa, valutando caso per caso il tipo di riabilitazione più adatta.
Al di là della situazione carceraria, purtoppo ci sono molte altre situazioni in cui le persone si ritrovano ad essere isolate ed emarginate per differenti motivi:
1. Difficoltà a interagire con gli altri (ad esempio a causa di un disturbo depressivo o di un disturbo evitante di personalità o di un disturbo di ansia sociale).
2. Bullismo, mobbing, o altre dinamiche "in group" e "out group" che portano all'emarginazione di alcune persone.
3. Problematiche legate a una gestione delle politiche sanitarie che prevedono lockdown e distanziamento sociale per tempi prolungati.
4. Eccessivo utilizzo della tecnologia e dei social che possono trasformarsi, con un effetto paradosso, mezzi di comunicazione che ergono delle barriere, anziché superarle.
Negli ultimi tre anni, abbiamo assistito all'instaurarsi di queste dinamiche catastrofiche, in particolar modo per la salute psichica dei nostri figli. Bambini e ragazzi, ancora in fase evolutiva, hanno perso il contatto autentico con i loro coetanei e dopo tempi protratti di isolamento si sono ritrovati nell'incapcità di riaprirsi al mondo e hanno manifestato ansia, astenia, anedonia...
I genitori si sono sentiti impotenti di fronte allo spegnersi dell'entusiasmo e della gioia di vivere dei loro figli.
Talvolta si sono anche sentiti, ingiustamente, in colpa per non essere riusciti a proteggerli dallo tsunami che si è abbattuto su di loro, allontanandoli dalla quotidianità e facendoli sentire emarginati, specialmente quando in famiglia si sono fatte scelte diverse, non condividendo l'inflessibilità delle imposizioni sanitarie. Imposizioni uguali per tutti, che non prevedevano mai alcuna esezione, per nessuna categoria. Molti elementi hanno generato comprensibili dubbi, facendo fare un passo indietro, anche a causa della mancanza di dati certi.
- essere isolata dal mondo senza poter avere alcun contatto con i propri simili,
- essere costretta a vivere in una condizione di sovraffollamento esagerato, perdendo lo spazio vitale e il diritto a ogni forma di privacy.
Queste sono due condizioni estreme che possono verificarsi, per esempio, all'interno delle case circondariali, quando una persona viene posta in isolamento o in un contesto di sovraffollamento carcerario.
Se queste situazioni si protraggono molto a lungo nel tempo, possono generare pesanti ripercussioni sulla psiche. Per questo, è importante interrogarsi sulla differenza tra pena punitiva e pena rieducativa, valutando caso per caso il tipo di riabilitazione più adatta.
Al di là della situazione carceraria, purtoppo ci sono molte altre situazioni in cui le persone si ritrovano ad essere isolate ed emarginate per differenti motivi:
1. Difficoltà a interagire con gli altri (ad esempio a causa di un disturbo depressivo o di un disturbo evitante di personalità o di un disturbo di ansia sociale).
2. Bullismo, mobbing, o altre dinamiche "in group" e "out group" che portano all'emarginazione di alcune persone.
3. Problematiche legate a una gestione delle politiche sanitarie che prevedono lockdown e distanziamento sociale per tempi prolungati.
4. Eccessivo utilizzo della tecnologia e dei social che possono trasformarsi, con un effetto paradosso, mezzi di comunicazione che ergono delle barriere, anziché superarle.
Negli ultimi tre anni, abbiamo assistito all'instaurarsi di queste dinamiche catastrofiche, in particolar modo per la salute psichica dei nostri figli. Bambini e ragazzi, ancora in fase evolutiva, hanno perso il contatto autentico con i loro coetanei e dopo tempi protratti di isolamento si sono ritrovati nell'incapcità di riaprirsi al mondo e hanno manifestato ansia, astenia, anedonia...
I genitori si sono sentiti impotenti di fronte allo spegnersi dell'entusiasmo e della gioia di vivere dei loro figli.
Talvolta si sono anche sentiti, ingiustamente, in colpa per non essere riusciti a proteggerli dallo tsunami che si è abbattuto su di loro, allontanandoli dalla quotidianità e facendoli sentire emarginati, specialmente quando in famiglia si sono fatte scelte diverse, non condividendo l'inflessibilità delle imposizioni sanitarie. Imposizioni uguali per tutti, che non prevedevano mai alcuna esezione, per nessuna categoria. Molti elementi hanno generato comprensibili dubbi, facendo fare un passo indietro, anche a causa della mancanza di dati certi.
Per
chi ha vissuto queste situazioni, non sentendosi allineato, e
assistendo suo malgrado al disagio dei propri figli, sono a disposizione
per supporto psicologico.
Per richiedere un consulto o avere
informazioni, puoi scrivermi alla mia e-mail personale: rossana.dambrosio@vivacemente.it
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