Otto Kernberg e il disturbo narcisistico

“Il disturbo narcisistico di personalità è una condizione mentale in cui la persona presenta varie combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità, eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui e deficit di empatia emotiva. Sono anche tipici l’incertezza cronica e l’insoddisfazione di se stessi; la crudeltà e lo sfruttamento, conscio o no, nei confronti degli altri.” Otto Kernberg
Psichiatra e psicoanalista austriaco, nato a Vienna nel 1928, di cittadinanza statunitense.
Il suo contributo principale consiste nella ideazione di una teoria sull'organizzazione della personalità che può essere di tipo: nevrotico, borderline o psicotico.
Per Kernberg, le relazioni oggettuali interiorizzate sono un crocevia dove istinto e sistema sociale si incontrano. Lo sviluppo delle relazioni oggettuali poggia su tre sistemi di interiorizzazione dell’esperienza (l’introiezione, l’identificazione e l’identità dell’Io), i quali sono regolati prima dalla scissione e successivamente dalla rimozione.

Costantemente connessi, possibili danni

Il fatto di essere eternamente iperconnessi, comporta un sovraccarico di informazioni che incide negativamente sulla memoria, oltre che sulla capacità di attenzione.

Il neuropsicologo Francis Eustache è uno dei più grandi studiosi contemporanei dei processi di memorizzazione.
Secondo F. Eustache, una pesante conseguenza dell’utilizzo sfrenato degli smartphone è data dalla enorme quantità di dati che immagazziniamo.
Essi generano in noi un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso. Tutto questo comporta un affaticamento che non è assolutamente trascurabile e, alla lunga, genera pesanti ripercussioni.

Troppi dati che vengono consultati e immagazzinati, in aggiunta alle sollecitazioni che avvengono in simultanea tra loro, aumentano la pressione psicologica e conseguentemente anche lo stress e i livelli di cortisolo.
Più stress, più perdita di concentrazione, più stanchezza mentale fino ad arrivare al rischio di depressione.
Secondo Francis Eustache, lo stress permanente potrebbe portare a una perdita della capacità mnemonica. La cosiddetta "rete di default", che è fondamentale per mantenere un alto grado di memoria, funziona solo quando il cervello è a riposo. Dobbiamo dunque evitare grosse sollecitazioni al cervello per far sì che lo stato della nostra memoria e le nostre capacità di memorizzare siano sempre ottimali.

Pare davvero difficile restare concentrati su una attività se ogni 75 secondi avviene un’interruzione data dall’uso del cellulare. Si stima che, sul luogo di lavoro, ci si fermi mediamente ogni 6 minuti per controllare la posta o i messaggi sullo smartphone.

Coloro che pensano di essere ‘multi-tasking’ – cioè si sentono pienamente in grado di gestire più cose contemporaneamente – rimarranno delusi dinanzi ai risultati di uno studio condotto dalla neuroscienziata Aurélie Bidet-Caulet

“Nel fare due cose in contemporanea, si riesce a farle entrambe piuttosto male, soprattutto quando si tratta di attività che si svolgono a brevissima distanza l’una dall’altra, sul piano della rete neurale”. Per esempio, quando si è in riunione e si scrivono messaggi mentre si cerca di prestare attenzione, non si svolge bene nessuna delle due cose.
 
La nostra capacità di attenzione funziona come un filtro. Se questo filtro viene intasato da troppe informazioni in entrata, che non sono pertinenti e ci tolgono il focus su ciò che stiamo facendo, è chiaro che si venga a generare un meccanismo disfunzionale. Da qui si svilupperà un disagio che purtroppo oggi è sempre più frequente, specialmente tra i giovani che non riescono più a fare meno dello smartphone in qualsiasi ora del giorno. E talvolta anche della notte...

Le cause del narcisismo

Proviamo insieme a comprendere la cause che determinano l'instaurarsi del disturbo narcisistico.

In molti articoli e video che compaiono sulla rete, i narcisisti vengono tratteggiati quasi come demoni.
Si raccomanda di starne alla larga e non si mostra la minima compassione verso quello che è un disturbo caratterizzato proprio dall'assenza di compassione ed empatia emotiva.
Se è pur vero che bisogna fare attenzione a non farsi prosciugare da queste persone, è altrettanto vero che parlarne solo con disprezzo non fa onore a nessuno. Inoltre, non sempre si tratta di partner, ma possono essere colleghi di lavoro o figli, dai quali non si può fuggire. Pertanto è importante capire e cercare di migliorare in qualche modo le situazioni di convivenza, attenuando le criticità.

Innanzitutto, ritengo importante analizzare il problema in una chiave un po' più approfondita, partendo da quella è l'eziologia. Ovviamente la cosa non è semplice e ci sono differenti scuole di pensiero.

Il problema va analizzato da un punto di vista bio-psico-sociale.
Quindi vanno considerate le varie componenti: quella biologica legata a tratti temperamentali innati, quella psicologica legata ad aspetti che si vanno a delineare fin dai primi mesi di vita del bambino nel suo rapporto genitoriale, e infine in ambito sociale man mano che cresce e sviluppa nuove relazioni interpersonali.

Secondo il pensiero di Otto kernberg la patologia narcisista si sviluppa in persone che hanno come tratto temperamentale, una innata aggressività e difficoltà di adattamento all'ambiente (i cosiddetti "bambini difficili" secondo la definizione di Thomas e Chess). Quando un bambino presenta un temperamento aggressivo, per lo più in famiglia vengono adottate due strade; la prima è prenderlo di punta e aggredirlo a propria volta, la seconda è concedergli tutto per sfinimento. Entrambe le strade sono sbagliate.

Secondo il pensiero di John Bowlby la patologia narcisista non sarebbe legata a fattori temperamentali innati, ma è la conseguenza di uno stile di attaccamento (con le figure genitoriali) insucuro evitante o disorganizzato. Questi stili di attaccamento sono ben diversi da quello sicuro, che porterebbe a sviluppare una personalità sana, con il giusto senso di autostima e in grado di intraprendere relazioni interprensonali soddisfacenti.

In relazione ai differenti punti di vista dei due studiosi e in base alla mia esperienza, vi lascio di seguito le mie considerazioni.
                                                                 
Per quel che ho potuto constatare il narcisista Overt, quello grandioso, plateale, sicurò di sé, sviluppa questi tratti anche a prescidere da un eventuale stile di attaccamento inadeguato. La predisposizione a ribellarsi di fronte a sensazioni sgradevoli, in maniera anche irruenta, direi che è innata e la famiglia può soltanto cercare di contenere l'esuberanza e gli atteggiamenti aggressivi del bambino.

Invece per quanto riguarda il narcisista Covert, quello vulnerabile, ho notato che la ferita narcisistica si sviluppa in seno ad un attaccamento inadeguato con una o entrambe le figure genitoriale. Il bambino che diventerà un narcisista covert, spesso era un bambino traquillo, non aggressivo, un bambino che è stato umiliato e ferito ed ha maturato sentimenti rivalsa, rifugiandosi in un modo fantastico e ricco di grandiosità.

Differenza tra narcisismo Overt e Covert

Tra i narcisisti Overt e Covert c'è una tale differenza, che si fa difficoltà a pensare che soffrano dello stesso disturbo. In effetti si può dire che siano agli estremi dello stesso continuum.

Che cosa li accomuna?
Li accomuna il fatto di essere ego-centrati e di avere una ridotta empatia. In diversi casi, tuttavia, l'empatia la dimostrano. Infatti, hanno imparato che è una competenza emotiva utile a livello sociale. Sanno bene che una persona empatica, che prova compassione e solidarietà verso il prossimo, è maggiormente riconosciuta e quindi hanno cercato di sviluppare questa abilità. Ma attenzione, nel loro caso, si tratta di una empatia cognitiva e non di una empatia emotiva. Ciò vuol dire che loro capiscono i bisogni dell'altro, ma in ogni caso mettono davanti i propri, senza mai rinunciare a nulla.
La parola che manca nel loro vocabolario è: RECIPROCITA'.

Che cosa li differenzia?
Il/la narcisista Overt è brillante, sicurò di sé, spavaldo, talvolta arrogante, anche se il narcisista ad alto funzionamento ha imparato a contenersi in mezzo alle situazioni sociali, per esempio nei contesti lavorativi. Si tratta di persone carismatiche, spesso piene di fascino e che generano entusiasmo. Finché si tratta soltanto di tratti narcisistici e non si sfocia nella patologia, sono persone davvero intriganti per la sicurezza che mostrano e riscuotono un grande fascino. Ma quando diventano arroganti, prevaricatori, sprezzanti... allora si sente il bisogno di starne alla larga. Tuttavia è molto più semplice riconoscerli e di conseguenza è più facile proteggersi.

La situazione è ben diversa con il/la narcisista Covert, che è molto difficile individuare, per chi non sa ancora nulla in merito alle varie forme di narcisismo.
Il narcisista Overt ha un fare dimesso, appare timido, introverso, suscita sentimenti di tenerezza, sembra quasi alla ricerca di protezione. È molto educato, spesso di buona cultura, conosce le buone maniere e le usa per fare breccia nelle persone. Si nutre dei loro consensi, è alla disperata ricerca di apprezzamenti e conferme. Quando è in gruppo appare defilato e parla poco. Ma quando trova la persona giusta, quella empatica, che lo accoglie e lo sa ascoltare, allora si apre e inizia a fare confidenze sulla sua vita difficile: infanzia difficile, ex compagne fredde e inadeguate alla sua profondità interiore.
Narrano la loro vita come qualcosa di aspro, che non meritavano, e da lì emerge la loro convinzione sul diritto di riscuotere un buon risarcimento. A loro tutto è dovuto! Un rapporto sentimentale con questo genere di persone, parte in maniera serena e bilanciata, ma si ritroverà ben presto ad essere a senso unico. Per loro è sempre il momento di dover riscuotere qualcosa, i diritti sono soltanto loro...
Considerano le persone mezzi per il loro approvvigionamento narcisistico. Approvvigionamento che può avvenire grazie alle conferme e al riconoscimento, alla venerazione che quasi ti implorano, anche con tenerezza. La tenerezza e l'affetto che assorbono nella fase di love bombin è pinamente ricambiato, ma in seguito si giunge a una richiesta continua di attenzioni che sfocia poi nella richiesta di piccoli favori, cosicché loro abbiano più tempo per hobby e sport, in modo da trovare altro carburante per la loro autostima.
Sono stati definiti i funamboli dell'autostima. Le conferme delle quali sono sempre alla ricerca, le varie attività sportive o ricreative, i bisogni di apprezzamento, servono anutrire la loro autostima vacillante e servono inoltre a riempire le loro giornate, tenendo lontano quel senso di vuoto che si portano dentro e che è sempre in agguato. Ciò che più li terrorizza è il senso di vuoto e di inadeguatezza, e faranno di tutto, a scapito di qualsiasi cosa, per non guardarsi dentro e per sentirsi sempre all'altezza.
È sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove fonti alle quali abbeverarsi. Se si ferma è costretto a fare i conti con sé stesso, con la sua solitudine, con i suoi sensi di vuoto, con le molteplici maschere che si è creato, con i suoi fallimenti...

Cose che i narcisisti detestano

I narcisisti detestano essere ignorati, hanno bisogno di apparire e di essere al centro dell'attenzione, cercano in tutti i modi di attrarre consensi (specialmente i narcisisti overt).

Scelgono le persone per le loro qualità empatiche, per la loro pazienza e il loro piacere nel donare e aprirsi all'altro, ma poi provano un misto di invidia e vergogna per non reggere il confronto (specialmente i narcisisti covert).

Tu sai amare in maniera autentica, loro no.
Tu sei schietta/o senza bisogno di maschere, loro no.
Tu hai amicizie sincere, loro no.
Tu sei apprezzata/o e hai chi ti sostiene, loro no.
Tu riesci a fronteggiare le difficoltà, loro no.
Tu vivi in pace con te stessa/o, loro no.


Detestano ciò che di bello vedono negli altri e ciò che non riescono a essere.

Detestano essere smascherati. Un'immensa fatica che costruirsi una facciata nuova, ma poi sostenerla è difficile hanno perché ne hanno una differente a seconda degli ambiti. Una con la moglie, una con l'amante, una differente con ogni satellite, una nel luogo di lavoro, un'altra ancora nell'ambito ricreativo/culturale, nel circolo sportivo...
Quando cade la maschera perché sono stati svelati, per lo più fuggono perché provano imbarazzo. Ma soprattutto corrono per andare a ricercare altre fonti di approvvigionamento. Dovranno cercarsi nuovi ambiti e intraprendere nuovi percorsi di ricostruzione della loro facciata.

Comportamento e personalità

Il comportamento umano è una dato da una predisposizione ad agire un un certo modo in base a ciò che si prova (emozioni) e in base a ciò che si pensa.

Emozioni e pensieri interagiscono canalizzando il nostro comportamento.

La personalità è determinata da una combinazione di modi di pensare, di esperire le emozioni e di attivare comportamenti. Le caratteristiche di personalità determinate dalle differenze individuali, a partire dal temperamento, fino ad arrivare alle modalità aquisite nei vari contesti familiari e sociali, rendono ogni persona unica e irripetibile.

Il modo di attribuire significati alle situazioni ed accadimenti, il modo di relazionarsi con la realtà circostante, e il modo di vedere sé stessi attraverso l'introspezione e l'autoriflessività, sono caratteristiche singolari che variano in base alla personalità. 
La personalità inizia a strutturarsi durante l’infanzia, attraverso l’interazione tra fattori ereditari e ambientali; questo processo di strutturazione si completa alla fine dell'adolescenza. Quando c'è uno sviluppo tipico, i bambini imparano in maniera istintiva a interpretare i segnali sociali e a rispondere in modo appropriato. Quando ciò non avviene è perché c'è una neurodiversità oppure è possibile essere in presenza di una predisposizione all'insorgere di un disturbo della personalità.


I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche: 

- pensiero distorto
- risposte emotive problematiche
- eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
- difficoltà interpersonali


Secondo il DSM-5 queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (gruppi).

Disturbi specifici dell'apprendimento

Tra le forme di neurodivergenza, cioè quelle condizioni che si discostano dalla neurotipicità, troviamo i DSA.
Fino a non molto tempo fa, i DSA ritenuti disturbi specifici dell'apprendimento, oggi sono assimilati tra le neurodiversità, insieme al continuum dello spettro autistico.

Fai click sulla scheda per ingrandirla e leggerla.

Le condizioni più sfavorevoli per la salute emotiva

Si giungere alla follia quando ci si trova in una delle seguenti condizioni estreme:
- essere isolata dal mondo senza poter avere alcun contatto con i propri simili,
- essere costretta a vivere in una condizione di sovraffollamento esagerato, perdendo lo spazio vitale e il diritto a ogni forma di privacy.

Queste sono due condizioni estreme che possono verificarsi, per esempio, all'interno delle case circondariali, quando una persona viene posta in isolamento o in un contesto di sovraffollamento carcerario.

Se queste situazioni si protraggono molto a lungo nel tempo, possono generare pesanti ripercussioni sulla psiche. Per questo, è importante interrogarsi sulla differenza tra pena punitiva e pena rieducativa, valutando caso per caso il tipo di riabilitazione più adatta.

Al di là della situazione carceraria, purtoppo ci sono molte altre situazioni in cui le persone si ritrovano ad essere isolate ed emarginate per differenti motivi:

1. Difficoltà a interagire con gli altri (ad esempio a causa di un disturbo depressivo o di un disturbo evitante di personalità o di un disturbo di ansia sociale).

2. Bullismo, mobbing, o altre dinamiche "in group" e "out group" che portano all'emarginazione di alcune persone.

3. Problematiche legate a una gestione delle politiche sanitarie che prevedono lockdown e distanziamento sociale per tempi prolungati.

4. Eccessivo utilizzo della tecnologia e dei social che possono trasformarsi, con un effetto paradosso, mezzi di comunicazione che ergono delle barriere, anziché superarle.
Negli ultimi tre anni, abbiamo assistito all'instaurarsi di queste dinamiche catastrofiche, in particolar modo per la salute psichica dei nostri figli. Bambini e ragazzi, ancora in fase evolutiva, hanno perso il contatto autentico con i loro coetanei e dopo tempi protratti di isolamento si sono ritrovati nell'incapcità di riaprirsi al mondo e hanno manifestato ansia, astenia, anedonia...
I genitori si sono sentiti impotenti di fronte allo spegnersi dell'entusiasmo e della gioia di vivere dei loro figli.
Talvolta si sono anche sentiti, ingiustamente, in colpa per non essere riusciti a proteggerli dallo tsunami che si è abbattuto su di loro, allontanandoli dalla quotidianità e facendoli sentire emarginati, specialmente quando in famiglia si sono fatte scelte diverse, non condividendo l'inflessibilità delle imposizioni sanitarie. Imposizioni uguali per tutti, che non prevedevano mai alcuna esezione, per nessuna categoria. Molti elementi hanno generato comprensibili dubbi, facendo fare un passo indietro, anche a causa della mancanza di dati certi.

Per chi ha vissuto queste situazioni, non sentendosi allineato, e assistendo suo malgrado al disagio dei propri figli, sono a disposizione per supporto psicologico.
Per richiedere un consulto o avere informazioni, puoi scrivermi alla mia e-mail personale: rossana.dambrosio@vivacemente.it

Il mestiere di scrivere - Forneri

"Uno scrittore non si riposa mai – scrivere è un modus vivendi, un modo di respirare, di guardare, di amare – e quando si ferma è aspirato dal caos, o dal caso, in cui troverà gli spunti, gli appigli –un’emozione, un pathos, un’idea – per la sua futura opera.

Scrivere è ampliare la coscienza e metterla in risonanza con il mondo e poi con il Logos portare la luce e riparare le dissonanze con nuove armonie verbali.

Chi scrive porta costantemente sulle spalle l’incongruenza del mondo, rasentando il misticismo laddove ne sentisse empaticamente il dolore: scrivere è per lui sia l’esorcismo del dolore del mondo, sia uno scudo fatto di un altro mondo, un altro verbo, un altro logos. Un’altra creazione."


Nicoletta Forneri

Costruire la felicità

 

Se si vuole costruire la felicità,
si ricordi che la stanza più grande sarà quella dell'attesa.
Jules Renard

I 5 assiomi della comunicazione

Primo assioma
“Non si può non comunicare”.  Non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento.

Secondo assioma

“Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, tale che quest'ultimo categorizza il primo ed è quindi una meta-comunicazione”. All’interno di un messaggio esiste un aspetto di notizia, che comprende le informazioni date e un aspetto di relazione che riguarda invece le modalità con cui viene espressa la comunicazione (coerente, ambigua).

Terzo assioma
“La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti”. Durante la comunicazione si produce una punteggiatura della sequenza di eventi; un modo diverso di punteggiare la sequenza produce un conflitto perché ogni parlante interpreta il proprio comportamento come conseguenza del comportamento dell'altro e mai come causa.

Quarto assioma
“La comunicazione umana è composta da codici analogici e numerici”, corrispondendo i primi prevalentemente ad aspetti relazionali e i secondi ad aspetti di contenuto.
La comunicazione analogica rappresenta ogni comunicazione non verbale (anche le posizioni del corpo, le espressioni del viso, i gesti) ed è necessaria per veicolare e definire la relazione, mentre il linguaggio numerico costituito dalle parole, che servono a scambiare informazioni e trasmettere la conoscenza, è adatto a veicolare il contenuto. L'uomo ha la necessità di cambiare di continuo i due moduli.

Quinto assioma
“Tutte le sequenze di comunicazione sono simmetriche oppure complementari, a seconda che la relazione tra i comunicanti sia basata su differenze oppure su parità”. L’interazione simmetrica è caratterizzata dall’uguaglianza, in questo caso si rispecchia il comportamento dell'altro. Il processo opposto contraddistingue l'interazione complementare, basata sulla differenza in cui si hanno due diverse posizioni, up (superiore) - down (inferiore), in cui il comportamento di uno tende a completare quello dell'altro.

Abraham Maslow, bisogni e motivazioni

Abraham Harold Maslow  (New York, 1º aprile 1908 - Menlo Park, 8 giugno 1970). È stato uno psicologo statunitense tra i più conosciuti e apprezzati del XX secolo.
È molto noto per la sua teoria sulla gerarchizzazione dei bisogni, classificati secondo una piramide, alla cui base prendono posto i bisogni innati, mentre al vertice troviamo il bisogno di autorealizzazione.
Maslow era convinto dell'importanza di concentrarsi sulle qualità positive delle persone, invece di trattarle come un "insieme di sintomi". 
La formazione in psicologia di Maslow era sperimentale-comportamentista. Al Wisconsin ha perseguito una ricerca che includeva lo studio del comportamento e sessualità dei primati.
La prima esperienza di Maslow con il comportamentismo lo lasciò con una mentalità positivista. Su raccomandazione del professor Hulsey Cason, Maslow scrisse la sua tesi di master su "apprendimento, conservazione e riproduzione di materiale verbale". Maslow considerava tale ricerca banale, ma completò la sua tesi nell'estate del 1931 ottenendo il titolo di studio. Tuttavia, non essendo soddisfatto della sua tesi, la tolse dalla biblioteca della facoltà di psicologia e ne strappò l'elenco dal catalogo.
In seguito, Maslow iniziò a mettere in discussione il modo in cui gli psicologi erano giunti alle loro conclusioni e, sebbene non fosse completamente in disaccordo, aveva le sue idee su come comprendere la mente umana. Chiamò la sua nuova disciplina psicologia umanistica.