Personalità, temperamento, carattere

La personalità può essere definita come l'insieme delle caratteristiche dell'individuo che sono responsabili di modelli coerenti di pensare, sentire e comportarsi e che pertanto assicurano unità, coerenza, continuità e progettualità alle relazioni dell'individuo col mondo.

La personalità si struttura in maniera definitiva verso la fine dello sviluppo psicologico della persona (a fine adolescenza)  sulla base del temperamento e del carattere. Ma come possiamo definire queste due dimensioni?

Il temperamento riguarda la componente biologica innata, legata a fattori genetici.
Il termine temperamento deriva dal latino temperare e significa mescolare opportunamente. Quindi il termine temperamento si riferisce a quei tratti innati psicologici che determinano le tendenze di comportamento di una persona.

Il carattere, invece, riguarda l'insieme dei comportamenti appresi ed è quindi legato all'ambiente in cui l'individuo cresce e si sviluppa venendo influenzato dal contesto che determina in lui modificazioni legate anche al suo temperamento di base. Ogni circostanza infatti può influire in maniera differente in relazione al substrato di partenza.

È evidente che ci siano bambini che, fin dalla nascita, mostrano un umore buono e pacato, mentre ci sono bambini irrequieti, spesso di cattivo umore. C'è in loro una tendenza innata e, in seguito, in base all'ambiente che li accoglierà, impareranno a gestire - più o meno efficacemente - le emozioni che provano per integrarsi in maniera armoniosa col mondo circostante.
Ci sono bambini facili che accettano di buon grado ogni novità, mentre ci sono bambini difficili che faticano ad adattarsi ai cambiamenti e a interagire con il contesto. Ci sono bambini che si adattano con lentezza e qualche difficoltà. Sta alle figure genitoriali prima, agli insegnanti poi, accompagnarli in maniera armoniosa affinché riescano a superare le difficoltà di adattamento, imparando a gestire i cambiamenti inevitabili e ad apprezzare le belle novità, di fronte alle quali spesso mostrano riluttanza.

Che cosa significa Ecopsicologia?


Nell'ambito della psicologia ambientale, troviamo anche l'Ecopsicologia.
 
Che cos'è l'Ecopsicologia?
L’Ecopsicologia rappresenta l’incontro tra l’ecologia e la psicologia. Queste due scienze si incontrano per far fronte a un disagio. Per sopperire al vuoto che l’essere umano avverte dopo aver perso il contatto e la connessione con la Madre Terra. Rinchiudendoci sempre più in noi stessi e cercando di risolvere solo i nostri conflitti interiori, senza peraltro preoccuparci del mondo che ci circonda fatto di fauna e flora in una magnifica biodiversità, alla fine ci sentiamo sempre più vuoti e insignificanti, destabilizzati e angosciati.

Quando nasce e con quale scopo?
L’Ecopsicologia nasce agli inizi degli anni ’90 in California. Prende corpo dalla constatazione di una correlazione esistente tra il crescente disagio esistenziale e l’aumento del degrado ambientale, conseguente all’eccessivo sfruttamento delle risorse e al radicarsi di stili di vita del tutto inadeguati, nonché forieri di malesseri psicologici e fisici come la depressione, l’obesità, disturbi del sonno, della volizione e molti altri ancora.
Lo scopo è quello di far sì che gli esseri umani riprendano consapevolmente contatto con la Madre Terra, amandola e rispettandola, per il bene delle generazioni di domani, ma anche per poter ritrovare oggi la nostra interiorità in un’ottica di salute e pace interiore.

Psicologia architettonica

La psicologia architettonica è una branca della più ampia psicologia ambientale.
La psicologia architettonica si occupa di studiare l'interazione tra la persona e l'ambiente costruito (casa, scuola, ufficio...) e si pone l'obiettivo di ridurre lo stress e di migliorare il benessere, valutando attentamente le percezioni e gli stati emotivi che si generano in determinati spazi nei quali trascorriamo il nostro tempo.


Gaslighting e manipolazione mentale

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica maligna, che si realizza attraverso asserzioni false, presentate alla vittima come vere. Lo scopo del manipolatore è far dubitare la sua vittima delle proprie percezioni sensoriali e della propria memoria.

Solitamente le relazioni di coppia sono più soggette al gaslighting, ma questa tipologia di abuso non è rara anche nell'ambito dei contesti familiari o di amicizia, o addirittura nei contesti lavorativi.
I carnefici sono persone che hanno generalmente un disturbi della personalità: il Disturbo narcisistico (NPD) o il Disturbo borderline (BPD).

Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 intitolata Gas light, della quale ci sono si due adattamenti cinematografici.
La storia narra il tentativo di un uomo di condurre sua moglie verso uno stato di follia, al fine di appropriarsi dei suoi beni di famiglia. L’uomo modifica alcuni elementi dell’ambiente domestico e nega i cambiamenti quando la moglie li nota. Facendo leva sulla scarsa memoria di lei e della sua fragilità, porta la donna a dubitare sempre di più delle proprie sensazioni e convinzioni, divenendo sempre più emotivamente instabile. Tale gioco perverso si snoda attorno alle luci a gas, affievolite per mettere la vittima in una condizione di profonda insicurezza.

La narrazione e le emozioni

Approcciandoci alla scrittura è fondamentale comprendere il valore delle emozioni, capire come esse si generano, partendo dalla comprensione dalle primarie per arrivare alle secondarie e infine ai sentimenti.

È importante comprendere come le emozioni hanno agito strutturando la personalità e come continuano a trasformarci rendendoci quello che siamo, acuendo la nostra sensibilità o il nostro cinismo.
Il Sé è probabilmente la più grande opera d’arte che non produciamo, sicuramente la più complessa. Giacché noi non creiamo un solo tipo di racconto produttore del Sé, ma molti.
Il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, mentre l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce se stessa ed entra in relazione con altre persone (con il loro Io), distinguendole come “non-Io”.

Escher

Gardner, ottava e nona forma di intelligenza

Ai sette tipi di intelligenza, stilati da Gardner nella sua teoria delle intelligenze multiple (1961), in seguito, lo stesso Gardner, ha aggiunto un'ottava intelligenza, quella naturalistica, relativa al riconoscimento e la classificazione di oggetti naturali.
Inoltre, ha ipotizzando la nona forma esistenza di intelligenza, quella esistenziale, che riguarderebbe la capacità di riflettere sulle questioni fondamentali concernenti l'esistenza e più in generale nella predisposizione in merito al ragionamento astratto, per categorie concettuali universali.

Teoria delle intelligenze multiple

Parlando di intelligenza ci si riferisce alle attività mentali volte a comprendere la realtà, elaborare percorsi logici, trovare soluzioni.

Il nome intelligenza giunge a noi dal verbo latino “intelligere” che significa capire.
Le teorizzazioni dell’intelligenza hanno oscillato fra una posizione di tipo unitario e una di tipo multiplo modulare.

Nella visione unitaria si parte dal principio che la dimensione generale dell’intelligenza, definita fattore generale g, costituirebbe il nucleo essenziale dell’intelligenza, integrato da abilità specifiche accessorie, sviluppate in seguito e legate a singoli compiti.
La teoria dell’intelligenza unitaria ha poi ceduto il passo alla teoria delle diverse forme d’intelligenza che contraddistinguono senza ombra di dubbio gli esseri umani fra loro. Infatti, mentre alcuni individui sono più abili nel linguaggio, altri presentano maggiori abilità nella matematica, nella musica, nella tecnologia.
Da queste osservazioni si è ritenuto giusto ipotizzare che le forme di intelligenza siano molte e non una soltanto. La teoria dell’intelligenza unitaria ha posto il ragionamento logico astratto come il nucleo dell’intelligenza al quale si legherebbero tutte le altre abilità.
In base alla teoria dell’intelligenza multicomponenziale, esistono funzioni cognitive ben individuabili e distinte dal pensiero logico-astratto. Lo scienziato contemporaneo Robert Sternberg (uno dei principali studiosi della materia) ha proposto una suddivisione in tre forme di intelligenza: la prima quella più astratta definita anche analitica, quella cui si sono riferite le posizioni unitarie, la seconda definita intelligenza pratica, la terza definita intelligenza creativa.
Howard Gardner, un altro studioso americano, ha fornito un’ipotesi di intelligenza multipla più variegata che comprende ben sette forme di intelligenza che identificano diverse attitudini (predisposizioni, talenti). Fra queste sette forme di intelligenza ce ne sono alcune, come la musica e l’uso del corpo, che non sono associate al nucleo dell’ipotetica intelligenza centrale.

Ecco l’elenco delle sette intelligenze. Ad ogni forma di intelligenza sono affiancate le figure che dovrebbero possederla come intelligenza dominante.
• Linguistica (letterati, scrittori, poeti, giornalisti, avvocati)
• Logico-matematica (matematici, fisici, scienziati, programmatori)
• Spaziale (architetti, scultori, pittori)
• Musicale (musicisti, cantanti)
• Corporeo-cinestetica (ballerini, atleti, giocolieri, acrobati)
• Intrapersonale (psicologi, teologi, persone meditative, ricche di introspezione)
• Interpersonale (persone predisposte a interagire con gli altri, mediare a fini umanitari, premi nobel per la pace).

Un’altra teoria alla base dell’architettura della mente, è quella che prevede una organizzazione di tipo gerarchico in cui, da un nucleo centrale, si diramano altre forme di intelligenza, ognuna delle quali costituisce un ambito a sé, ma fa comunque capo ad una forma primaria di intelligenza che governa tutte le altre. In pratica tanto più è ben radicato il fattore g (intelligenza generale primaria) tanto più è probabile che ci siano buoni talenti anche nelle altre forme di intelligenza secondaria.

Molti mettono in relazione la memoria con l’intelligenza e anche se questo può apparire sbagliato, in effetti bisogna tuttavia notare che più facilità si ha nel ricordare ciò che si è appreso, più cose si potranno apprendere e più si potrà sviluppare l’intelligenza. Infatti chi possiede maggiori informazioni, ha più strumenti per poterne apprendere altre.

Un’iperstimolazione del neonato non favorisce un maggiore sviluppo dell’intelligenza anche se, qualche decina di anni fa, lo si è ipotizzato ma poi si è compreso che un piano di iperstimolazione che si basa ovviamente su una gamma limitata di concetti, va a ridurre l’ambito esperienziale e affettivo che una famiglia presente e attenta può offrire.
Invece, negli anziani, opportune stimolazioni possono sicuramente bloccare il deterioramento dell’intelligenza fluida tipico dell’età senile.

Arte e psicologia

Giancarlo Calma, olio su tela

Se la persona inimicatasi con la realtà possiede del talento artistico, fenomeno per noi ancora psicologicamente enigmatico, essa può tradurre le sue fantasie in creazioni artistiche anziché in sintomi, sfuggendo in tal modo al destino della nevrosi e riconquistando per questa via indiretta il rapporto con la realtà. Là dove, pur sussistendo una ribellione contro il mondo reale, manchi o risulti insufficiente questa preziosa inclinazione, diventa inevitabile che la libido, seguendo la provenienza delle fantasie, giunga, lungo la strada della regressione, alla reviviscenza dei desideri infantili e con ciò alla nevrosi.

Sigmund Freud, Cinque conferenze sulla psicoanalisi, 1909

Arte, percezioni, emozioni

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
Paul Klee

Paul Kee, Luna piena, 1919

Arte e magia

Perché dovrei diventare mago quando posso essere artista?
L'arte non val forse la magia? 

Hermann Hesse, L'ultima estate di Klingsor, 1920

In che cosa consiste la psico-educazione?

La psico-educazione prevede l'instaurarsi di un processo di corretta informazione sul disturbo diagnosticato – natura, caratteristiche e andamento, prognosi, possibilità di trattamento e di gestione – nei confronti del diretto interessato o dei suoi familiari o persone di riferimento (caregiver) allo scopo di favorire l’accettazione e l’elaborazione della diagnosi stessa ma anche il riconoscimento, la comprensione e la gestione delle sue manifestazioni sintomatologiche. Si fonda sul principio secondo cui informare e incrementare la consapevolezza del proprio disturbo nel paziente, equivale a renderlo positivamente responsabile del proprio benessere, entro un percorso di cura che lo rende attivo nella relazione con lo psicologo.

Un percorso di psico-educazione può essere utile nell'ambito della psico-oncologia oppure nell'ambito dei disturbi di personalità (come il disturbo borderline) o disturbi dell'umore (come il disturbo bipolare) o disturbi del neurosviluppo (spettro autistico). Il ruolo della famiglia è importante, grazie alla psico-educazione i familiari possono comprendere come gestire le relazioni interpersonali, al fine di sostenere al meglio la persone che si trova in uno stato di fragilità.