Psicologia architettonica

La psicologia architettonica è una branca della più ampia psicologia ambientale.
La psicologia architettonica si occupa di studiare l'interazione tra la persona e l'ambiente costruito (casa, scuola, ufficio...) e si pone l'obiettivo di ridurre lo stress e di migliorare il benessere, valutando attentamente le percezioni e gli stati emotivi che si generano in determinati spazi nei quali trascorriamo il nostro tempo.


Gaslighting e manipolazione mentale

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica maligna, che si realizza attraverso asserzioni false, presentate alla vittima come vere. Lo scopo del manipolatore è far dubitare la sua vittima delle proprie percezioni sensoriali e della propria memoria.

Solitamente le relazioni di coppia sono più soggette al gaslighting, ma questa tipologia di abuso non è rara anche nell'ambito dei contesti familiari o di amicizia, o addirittura nei contesti lavorativi.
I carnefici sono persone che hanno generalmente un disturbi della personalità: il Disturbo narcisistico (NPD) o il Disturbo borderline (BPD).

Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 intitolata Gas light, della quale ci sono si due adattamenti cinematografici.
La storia narra il tentativo di un uomo di condurre sua moglie verso uno stato di follia, al fine di appropriarsi dei suoi beni di famiglia. L’uomo modifica alcuni elementi dell’ambiente domestico e nega i cambiamenti quando la moglie li nota. Facendo leva sulla scarsa memoria di lei e della sua fragilità, porta la donna a dubitare sempre di più delle proprie sensazioni e convinzioni, divenendo sempre più emotivamente instabile. Tale gioco perverso si snoda attorno alle luci a gas, affievolite per mettere la vittima in una condizione di profonda insicurezza.

La narrazione e le emozioni

Approcciandoci alla scrittura è fondamentale comprendere il valore delle emozioni, capire come esse si generano, partendo dalla comprensione dalle primarie per arrivare alle secondarie e infine ai sentimenti.

È importante comprendere come le emozioni hanno agito strutturando la personalità e come continuano a trasformarci rendendoci quello che siamo, acuendo la nostra sensibilità o il nostro cinismo.
Il Sé è probabilmente la più grande opera d’arte che non produciamo, sicuramente la più complessa. Giacché noi non creiamo un solo tipo di racconto produttore del Sé, ma molti.
Il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, mentre l'Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce se stessa ed entra in relazione con altre persone (con il loro Io), distinguendole come “non-Io”.

Escher

Gardner, ottava e nona forma di intelligenza

Ai sette tipi di intelligenza, stilati da Gardner nella sua teoria delle intelligenze multiple (1961), in seguito, lo stesso Gardner, ha aggiunto un'ottava intelligenza, quella naturalistica, relativa al riconoscimento e la classificazione di oggetti naturali.
Inoltre, ha ipotizzando la nona forma esistenza di intelligenza, quella esistenziale, che riguarderebbe la capacità di riflettere sulle questioni fondamentali concernenti l'esistenza e più in generale nella predisposizione in merito al ragionamento astratto, per categorie concettuali universali.

Teoria delle intelligenze multiple

Parlando di intelligenza ci si riferisce alle attività mentali volte a comprendere la realtà, elaborare percorsi logici, trovare soluzioni.

Il nome intelligenza giunge a noi dal verbo latino “intelligere” che significa capire.
Le teorizzazioni dell’intelligenza hanno oscillato fra una posizione di tipo unitario e una di tipo multiplo modulare.

Nella visione unitaria si parte dal principio che la dimensione generale dell’intelligenza, definita fattore generale g, costituirebbe il nucleo essenziale dell’intelligenza, integrato da abilità specifiche accessorie, sviluppate in seguito e legate a singoli compiti.
La teoria dell’intelligenza unitaria ha poi ceduto il passo alla teoria delle diverse forme d’intelligenza che contraddistinguono senza ombra di dubbio gli esseri umani fra loro. Infatti, mentre alcuni individui sono più abili nel linguaggio, altri presentano maggiori abilità nella matematica, nella musica, nella tecnologia.
Da queste osservazioni si è ritenuto giusto ipotizzare che le forme di intelligenza siano molte e non una soltanto. La teoria dell’intelligenza unitaria ha posto il ragionamento logico astratto come il nucleo dell’intelligenza al quale si legherebbero tutte le altre abilità.
In base alla teoria dell’intelligenza multicomponenziale, esistono funzioni cognitive ben individuabili e distinte dal pensiero logico-astratto. Lo scienziato contemporaneo Robert Sternberg (uno dei principali studiosi della materia) ha proposto una suddivisione in tre forme di intelligenza: la prima quella più astratta definita anche analitica, quella cui si sono riferite le posizioni unitarie, la seconda definita intelligenza pratica, la terza definita intelligenza creativa.
Howard Gardner, un altro studioso americano, ha fornito un’ipotesi di intelligenza multipla più variegata che comprende ben sette forme di intelligenza che identificano diverse attitudini (predisposizioni, talenti). Fra queste sette forme di intelligenza ce ne sono alcune, come la musica e l’uso del corpo, che non sono associate al nucleo dell’ipotetica intelligenza centrale.

Ecco l’elenco delle sette intelligenze. Ad ogni forma di intelligenza sono affiancate le figure che dovrebbero possederla come intelligenza dominante.
• Linguistica (letterati, scrittori, poeti, giornalisti, avvocati)
• Logico-matematica (matematici, fisici, scienziati, programmatori)
• Spaziale (architetti, scultori, pittori)
• Musicale (musicisti, cantanti)
• Corporeo-cinestetica (ballerini, atleti, giocolieri, acrobati)
• Intrapersonale (psicologi, teologi, persone meditative, ricche di introspezione)
• Interpersonale (persone predisposte a interagire con gli altri, mediare a fini umanitari, premi nobel per la pace).

Un’altra teoria alla base dell’architettura della mente, è quella che prevede una organizzazione di tipo gerarchico in cui, da un nucleo centrale, si diramano altre forme di intelligenza, ognuna delle quali costituisce un ambito a sé, ma fa comunque capo ad una forma primaria di intelligenza che governa tutte le altre. In pratica tanto più è ben radicato il fattore g (intelligenza generale primaria) tanto più è probabile che ci siano buoni talenti anche nelle altre forme di intelligenza secondaria.

Molti mettono in relazione la memoria con l’intelligenza e anche se questo può apparire sbagliato, in effetti bisogna tuttavia notare che più facilità si ha nel ricordare ciò che si è appreso, più cose si potranno apprendere e più si potrà sviluppare l’intelligenza. Infatti chi possiede maggiori informazioni, ha più strumenti per poterne apprendere altre.

Un’iperstimolazione del neonato non favorisce un maggiore sviluppo dell’intelligenza anche se, qualche decina di anni fa, lo si è ipotizzato ma poi si è compreso che un piano di iperstimolazione che si basa ovviamente su una gamma limitata di concetti, va a ridurre l’ambito esperienziale e affettivo che una famiglia presente e attenta può offrire.
Invece, negli anziani, opportune stimolazioni possono sicuramente bloccare il deterioramento dell’intelligenza fluida tipico dell’età senile.

Arte e psicologia

Giancarlo Calma, olio su tela

Se la persona inimicatasi con la realtà possiede del talento artistico, fenomeno per noi ancora psicologicamente enigmatico, essa può tradurre le sue fantasie in creazioni artistiche anziché in sintomi, sfuggendo in tal modo al destino della nevrosi e riconquistando per questa via indiretta il rapporto con la realtà. Là dove, pur sussistendo una ribellione contro il mondo reale, manchi o risulti insufficiente questa preziosa inclinazione, diventa inevitabile che la libido, seguendo la provenienza delle fantasie, giunga, lungo la strada della regressione, alla reviviscenza dei desideri infantili e con ciò alla nevrosi.

Sigmund Freud, Cinque conferenze sulla psicoanalisi, 1909

Arte, percezioni, emozioni

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
Paul Klee

Paul Kee, Luna piena, 1919

Arte e magia

Perché dovrei diventare mago quando posso essere artista?
L'arte non val forse la magia? 

Hermann Hesse, L'ultima estate di Klingsor, 1920

In che cosa consiste la psico-educazione?

La psico-educazione prevede l'instaurarsi di un processo di corretta informazione sul disturbo diagnosticato – natura, caratteristiche e andamento, prognosi, possibilità di trattamento e di gestione – nei confronti del diretto interessato o dei suoi familiari o persone di riferimento (caregiver) allo scopo di favorire l’accettazione e l’elaborazione della diagnosi stessa ma anche il riconoscimento, la comprensione e la gestione delle sue manifestazioni sintomatologiche. Si fonda sul principio secondo cui informare e incrementare la consapevolezza del proprio disturbo nel paziente, equivale a renderlo positivamente responsabile del proprio benessere, entro un percorso di cura che lo rende attivo nella relazione con lo psicologo.

Un percorso di psico-educazione può essere utile nell'ambito della psico-oncologia oppure nell'ambito dei disturbi di personalità (come il disturbo borderline) o disturbi dell'umore (come il disturbo bipolare) o disturbi del neurosviluppo (spettro autistico). Il ruolo della famiglia è importante, grazie alla psico-educazione i familiari possono comprendere come gestire le relazioni interpersonali, al fine di sostenere al meglio la persone che si trova in uno stato di fragilità.

Approccio fenomenologico

L'approccio fenomenologico considera l'importanza dell'esperienza individuale vissuta e la collocazione nel tempo.

Partendo dagli studi del grande filosofo Martin Heidegger, la cui opera principale è "Essere e tempo", grandi personalità cui Minkowski e Binswanger, hanno elaborato nuove teorie.

Secondo Minkowski «Dovremo riflettere su quanto di “psichico” vi è nella nostra vita, sforzandoci di inquadrarlo, di determinare i fenomeni che lo riguardano direttamente». Approssimandosi a ciò che di psicologico c’è nel patologico, il clinico contatta primariamente non i paramentri della malattia, ma i “dati immediati della coscienza” di bergsoniana memoria, i fenomeni vissuti in prima persona dalla persona sofferente. La ricerca dell’umano (dello psicologico) nel patologico (il principio teorico ispiratore della prospettiva fenomenologica) rappresenta un metodo di esplorazione e di cura dei mondi della sofferenza umana. Quindi Minkowski prospetta un metodo che si pone come psicologia del patologico, anziché patologia dello psicologico.
In concetto fondamentale che anima il lavoro di Minkowski è quello di slancio vitale che corrisponde all’avvenire, ossia al modo elettivo di «vivere il tempo». Si ipotizza una stretta corrispondenza tra lo slancio vitale e il progetto di vita dell’individuo.
«Sintonia» e «schizoidia» sono le due dimensioni fondamentali dello slancio vitale.
La sintonia riflette il principio che ci consente di vibrare all’unisono con l’ambiente: essa è espressione del contatto vitale dell’individuo con la realtà. La schizoidia riflette invece una perdita di contatto vitale con l’ambiente ed è espressione della facoltà umana di staccarsi dalla realtà.
 
Secondo Binswanger il progetto-di-mondo è la modalità esistenziale che indica il modo di essere della nostra presenza. L’uomo ha molteplici possibilità di progettare il suo mondo; il criterio ordinativo dei diversi modi di essere della presenza è stabilito dalla maggiore o minore libertà, ovvero dalla possibilità di manifestarsi secondo modalità autenticamente intersoggettive e quindi nel segno della reciprocità.
Sulla base della loro maggiore o minore libertà, i modi di essere della presenza sono ordinabili dal «poter essere», all’«avere il permesso di essere», all’«essere costretto ad essere».
Tra i principali modi di essere della presenza analizzati da Binswanger troviamo: il «modo di essere nell’amore», il «modo di essere nell’amicizia», «modo di essere nell’aggressività», il «modo di essere sé stesso come tendenza al proprio fondo».

Supporto psicologico, di che cosa si tratta

Il sostegno supporto psicologico è un percorso che ha l'obiettivo di ridurre il disagio in situazioni di vita particolari che rischiedono un adattamento o cambiamento dell'individuo in un nuovo contesto che si configura come problematico.
Può essere utile per elaborare vissuti emotivi di un certo momento, per rielaborare pensieri. Il sostegno si basa su di una relazione empatica tra lo psicologo e il cliente, durante la quale si interagisce a partire dall'ascolto attivo. Durante la relazione ci si concentra non soltanto sui problemi e sulla definizione di percorsi utili per il raggiungimento degli obiettivi, ma anche e soprattutto sulle risorse inespresse dell’individuo perché vengano valorizzate. Attraverso il potenziamento delle stesse, sarà possibile aumentare il grado di libertà nel funzionamento individuale e relazionale. Sarà, quindi, possibile  elevare quel senso di fiducia verso se stessi. Le domande da porsi per intraprendere questo tipo di percorso sono relative al riconoscere di avere un problema che crea un ostacolo, blocca e non consente di avanzare; inoltre è importante divenire consapevoli dei veri obiettivi ai quali si guarda, definendo anche l'impegno e la motivazione che si è disposti a mettere in campo per raggiungerli.
Il percorso sarà quindi proteso al superamento dalla crisi, a migliorare l’autostima e il senso di autoefficacia; a incanalare la rabbia e il dolore per sublimarli; ad accettare il cambiamento per poter acquisire un nuovo modo di vivere il proprio presente, e di guardare al futuro con serenità.