Parlando di intelligenza ci si riferisce alle attività mentali volte a comprendere la realtà, elaborare percorsi logici, trovare
soluzioni. 
Il nome intelligenza giunge a noi dal verbo latino “intelligere” che significa capire.
Le teorizzazioni dell’intelligenza hanno oscillato fra una posizione di tipo unitario e una di tipo multiplo modulare.
Nella
visione unitaria si parte dal principio che la dimensione
generale dell’intelligenza, definita fattore generale g, costituirebbe
il nucleo essenziale dell’intelligenza, integrato da abilità specifiche
accessorie, sviluppate in seguito e legate a singoli compiti.
La teoria dell’intelligenza unitaria ha poi ceduto il passo alla teoria
delle diverse forme d’intelligenza che contraddistinguono senza ombra di
dubbio gli esseri umani fra loro. Infatti, mentre alcuni individui sono
più abili nel linguaggio, altri presentano maggiori abilità nella
matematica, nella musica, nella tecnologia.
Da queste osservazioni si
è ritenuto giusto ipotizzare che le forme di intelligenza siano molte e non una soltanto.
La teoria dell’intelligenza unitaria ha posto il ragionamento logico
astratto come il nucleo dell’intelligenza al quale si legherebbero tutte
le altre abilità.
In base alla teoria dell’
intelligenza multicomponenziale,
esistono funzioni cognitive ben individuabili e distinte dal pensiero
logico-astratto. Lo scienziato contemporaneo
Robert Sternberg (uno dei
principali studiosi della materia) ha proposto una suddivisione in tre
forme di intelligenza: la prima quella più astratta definita anche
analitica, quella cui si sono riferite le posizioni unitarie, la seconda
definita intelligenza pratica, la terza definita intelligenza creativa.
Howard Gardner, un altro studioso americano, ha fornito un’ipotesi di intelligenza multipla più variegata che comprende ben
sette forme di intelligenza che identificano diverse attitudini (predisposizioni,
talenti). Fra queste sette forme di intelligenza ce ne sono alcune,
come la musica e l’uso del corpo, che non sono associate al nucleo
dell’ipotetica intelligenza centrale.
Ecco l’elenco delle
sette intelligenze. Ad ogni forma di intelligenza
sono affiancate le figure che dovrebbero possederla come intelligenza
dominante.
• Linguistica (letterati, scrittori, poeti, giornalisti, avvocati)
• Logico-matematica (matematici, fisici, scienziati, programmatori)
• Spaziale (architetti, scultori, pittori)
• Musicale (musicisti, cantanti)
• Corporeo-cinestetica (ballerini, atleti, giocolieri, acrobati)
• Intrapersonale (psicologi, teologi, persone meditative, ricche di introspezione)
• Interpersonale (persone predisposte a interagire con gli altri, mediare a fini umanitari, premi nobel per la pace).
Un’altra teoria alla base dell’architettura della mente, è quella che
prevede una organizzazione di tipo gerarchico in cui, da un nucleo
centrale, si diramano altre forme di intelligenza, ognuna delle quali
costituisce un ambito a sé, ma fa comunque capo ad una forma primaria di
intelligenza che governa tutte le altre. In pratica tanto più è ben
radicato il fattore g (intelligenza generale primaria) tanto più è
probabile che ci siano buoni talenti anche nelle altre forme di
intelligenza secondaria.
Molti mettono in relazione la memoria con l’intelligenza e anche se
questo può apparire sbagliato, in effetti bisogna tuttavia notare che
più facilità si ha nel ricordare ciò che si è appreso, più cose si
potranno apprendere e più si potrà sviluppare l’intelligenza. Infatti
chi possiede maggiori informazioni, ha più strumenti per poterne
apprendere altre.
Un’iperstimolazione del neonato non favorisce un maggiore sviluppo
dell’intelligenza anche se, qualche decina di anni fa, lo si è
ipotizzato ma poi si è compreso che un piano di iperstimolazione che si
basa ovviamente su una gamma limitata di concetti, va a ridurre l’ambito
esperienziale e affettivo che una famiglia presente e attenta può
offrire.
Invece, negli anziani, opportune stimolazioni possono sicuramente
bloccare il deterioramento dell’intelligenza fluida tipico dell’età
senile.